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 MODULO PER CANCELLARE IL PROPRIO BATTESIMO CATTOLICO


 


 


 

Ho fatto una promessa - perché la fede ha cambiato la mia vita di Nicola Legrottaglie

 


Le sintesi di Donatella

per SBdS


Amare 2 volte

ovvero

Le 3 direzioni dell'uomo

L'amore ha 3 livelli: Amare Dio, il prossimo, se stessi.

L'uomo deve rivolgere a Dio il suo amore,perché solo così sarà in grado di amare anche il suo prossimo. Amare 2 volte quindi. L'apostolo Giovanni afferma che non si può dire di amare Dio e odiare il proprio fratello. Amando Dio si ama anche il prossimo e di conseguenza si mettono in pratica i 10 comandamenti (Non uccidere, Non rubare, ecc.)

Poi abbiamo la 3^ direzione; l'amore verso noi stessi.

Gesù stesso dice "ama il prossimo come te stesso". Se abbiamo disprezzo x noi stessi, non avremo mai cura e rispetto del prossimo.

Ogni livello di amore può avere delle deviazioni come l'amare Dio in modo errato (religione), commettere adulterio o essere concentrati troppo su se stessi.

Gesù ci ha parlato di tutti e tre questi livelli che possiamo esprimere in vari modi.

Verso Dio con la preghiera, il culto, l'adorazione, la fedeltà...

Verso gli altri con l'elemosina, l'evangelizzazione, il soccorso, la solidarietà...

Verso se stessi con il digiuno, la consacrazione, la cura e il rispetto del proprio corpo...


La FEDE

Ebrei 11:1 non poteva esprimere meglio, cosa è la fede. Il credente, non ha vaghe idee, o dottrine umane su cui fondare la sua fede. La Sua è CERTEZZA, le promesse della bibbia sono GIA' una realtà per lui.
Credere, non in qualcuno che sta lassù da qualche parte, ma nel suo Dio, che il credente ha imparato a conoscere come Padre.
Di conseguenza GESU' non è un uomo qualsiasi, ma è il proprio Salvatore e Signore che si riceve nel proprio cuore; che diventa l'unica VIA, l'unico MEDIATORE tra noi e Dio.
Tutto ciò fa nascere tra il credente e Dio, un rapporto vero, fatto di confidenza e quotidianità. La fede diventa pratica giorno x giorno. Si perdona, perché si è sperimentato il perdono in prima persona; si realizza il nuovo stato di figli di Dio; si eredita la vita eterna.

La Bibbia è una guida fondamentale in tutto questo, perché se non la leggiamo, diventiamo preda delle tante religioni umane.


Io, pentecostale

Il movimento pentecostale, è nato in seguito alla riforma protestante. (primi anni del '900 in America). In Atti 2 si parla dell'esperienza pentecostale. Essa è la manifestazione dello Spirito Santo avuta da 120 credenti nel giorno di Pentecoste.
Le chiese Pentecostali riconoscono come unica autorità La Bibbia, si basano quindi solo sui suoi insegnamenti.
Principi Dottrinali:
Battesimo nello Spirito Santo, viene dato al credente, ed una delle manifestazioni di questo è la GLOSSOLALIA (Parlare in lingue).

I Carismi (particolari doni dello Spirito Santo). Sacerdozio universale dei credenti: Ogni credente è chiamato ad evangelizzare, a testimoniare, a ricercare ogni giorno la santificazione e la consacrazione a Dio tramite la lettura e lo studio quotidiano della Bibbia.
Rapimento della Chiesa: Il ritorno di Gesù alla fine dei tempi per rapire tutti i credenti nati di nuovo, sia coloro ancora in vita,sia quelli già morti.
La 2^ venuta di Gesù: Gesù regnerà istituendo il Regno Millenario, dove ci sarà pace e giustizia. Prima del giudizio sull'umanità  ci sarà un ritorno letterale, cioè, visibile a tutti.
I Pentecostali, sono il più numeroso movimento evangelico, e sono "completi" perché prendono tutte le dottrine dei movimenti precedenti.
Sono come i Luterani (giustificazione x fede), come i Battisti (Battesimo in acqua), come i Metodisti (x la Santificazione), Salutisti(come l'esercito della Salvezza), ... Pentecostali x il battesimo nello Spirito Santo)


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Domani la prossima sintesi

 

Non ti scoraggiare mai

"se ti scoraggi nel giorno dell'avversità, la tua forza è poca" (Proverbi 24:10)


L'unico uomo sopravvissuto ad un naufragio arrivò sulla spiaggia di una piccola e disabitata isola.

Chiese fervidamente a Dio aiuto ed ogni giorno scrutava l'orizzonte, ma nessuno arrivava.

Ormai stanco, pensò di costruire una capanna di legno per proteggersi dalla pioggia e ci mise dentro tutto quello che gli era rimasto.
Un giorno, mentre vagabondava per l'isola alla ricerca di cibo, ritornò alla capanna e la trovò avvolta dalle fiamme, col fumo che saliva fino al cielo.

La cosa peggiore che era successo è che aveva perso tutto. Rimase tanto stupito, triste ed arrabbiato. "Dio, come hai potuto farmi questo?" si lamentò.

Tuttavia il giorno dopo fu svegliato dal suono di una nave che si avvicinava all'isola. Erano venuti a salvarlo!
"Come sapevate che ero qui?" domandò l'uomo ai suoi salvatori!
"Abbiamo visto il suo segnale di fumo!" gli risposero!
E' facile scoraggiarsi quando le cose vanno male, ma Dio lavora nelle nostre vite nonostante il dolore e la sofferenza.
Ricorda la prossima volta che la tua capanna prende fuoco, può essere il segno che la grazia di Dio ti viene in aiuto!
(…questo testo è tratto da un foglietto di calendario!!.......benedizioni in Gesù!
). Dtb.


LETTERA a DIOGNETO (anonimo II/III secolo)...

I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini. Infatti, non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale.

La loro dottrina non è nella scoperta del pensiero di uomini multiformi, né essi aderiscono ad una corrente filosofica umana, come fanno gli altri.

Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale.

Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri.

Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera.

Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati.

Mettono in comune la mensa, ma non il letto.

Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne.

Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo.

Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi.

Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati.

Non sono conosciuti, e vengono condannati.

Sono uccisi, e riprendono a vivere.

Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano.

Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria.

Sono oltraggiati e proclamati giusti.

Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano.

Facendo del bene vengono puniti come malfattori; condannati gioiscono come se ricevessero la vita.

Dai giudei sono combattuti come stranieri, e dai greci perseguitati, e coloro che li odiano non saprebbero dire il motivo dell'odio.

A dirla in breve, come è l'anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani.

L'anima è diffusa in tutte le parti del corpo e i cristiani nelle città della terra.

L'anima abita nel corpo, ma non è del corpo; i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo.

L'anima invisibile è racchiusa in un corpo visibile; i cristiani si vedono nel mondo, ma la loro religione è invisibile.

La carne odia l'anima e la combatte pur non avendo ricevuto ingiuria, perché impedisce di prendersi dei piaceri; il mondo che pur non ha avuto ingiustizia dai cristiani li odia perché si oppongono ai piaceri.

L'anima ama la carne che la odia e le membra; anche i cristiani amano coloro che li odiano.

L'anima è racchiusa nel corpo, ma essa sostiene il corpo; anche i cristiani sono nel mondo come in una prigione, ma essi sostengono il mondo.

L'anima immortale abita in una dimora mortale; anche i cristiani vivono come stranieri tra le cose che si corrompono, aspettando l'incorruttibilità nei cieli.

Maltrattata nei cibi e nelle bevande l'anima si raffina; anche i cristiani maltrattati, ogni giorno più si moltiplicano.

Dio li ha messi in un posto tale che ad essi non è lecito abbandonare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La voce del poeta

Siamo lieti di dedicare questo spazio alla poesia  del fratello  Davide Ignazio Interrante convinti che l'astrazione della poesia in genere comunica sentimenti che possono cibare l'anima attenta.

Grazie fratello Davide.


VESTIMI D’AQUILA

Sento l’odore dei tuoi passi

Non vivo di molta fede

Son carico di massi

L’alba quasi spunta nel deserto

Nasce un’ oasi nel mio cuore

Togli adesso quei massi mio Redentore

Nel cielo sempre vola l’aquila anche quando piove

E sconfigge ogni distanza se il suo occhio vuole

E pur se non vola a stormi pur sempre è in Tua compagnia

E la pioggia non l’aggrava e nel volo va via!

E’ nel volo la Divina Presenza

Quando l’occhio mira al cielo e del cielo non può fare senza.

E in questa pioggia che sembra non finire

Tu che puoi vestimi  d’aquila

Che adesso devo partire!

 

Davide Ignazio Interrante


Pietà son io
 

“ Dio del cielo io ti aspetterò

  Nel cielo e sulla terra io ti cercherò. ”      

                             da "Spiritual" di Fabrizio De Andrè

 

Pietà son io

Io … il mio io che sbaglia

Veloce come fuoco di paglia

Ma altro fuoco io cerco

Dov’è la mia anima in questo deserto?

La mia anima vorrei fosse dove Tu vuoi

Eppur sembra smarrita fra i neri sentieri

Nei luoghi meno veri di questo mondo

Dove io mendico, dimentico e vado a fondo.

 

Pietà son io

Io … il mio io che sbaglia

Liberami dai miei vizi come una balia

Come il Papà Celeste di cui Gesù parla

Ed io insisto nel chiedere

Insisto finché tu non mi riporti a galla

Perché così sta scritto

E la Parola di Te ci narra.

 

Pietà son io

Io … il mio io che sbaglia

Che ti chiede aiuto come fiore fuggito dalla paglia

Come fiore che non sa sconfiggere il suo tormento

Come chi conosceva la stalla e ora vola nel vento

E nel vento riconosce la Tua mano che luce e riluce

Nelle tenebre che noi che sbagliamo

viviamo.

 

Pietà son io

 

Davide Ignazio Interrante


Dio vieni su di lei (dedicata alla donna che amo)

 

Dio vieni su di lei

Sapienza senza limiti lava i suoi  guai,

quei passi  che ondeggiavano al vento

e ormai vecchi nel tempo …

e ogni tempo è  nella tua mano …

e sacro e arcano ed Eterno tu sei!

Dio vieni su di lei!

 

Messia

i tuoi piedi sono scalzi fra di noi

silenziosi come i tuoi sentieri

Parola che con forza vivi l’oggi

Buona Novella che superi l’ieri

entra dentro al cuore

e che nel cuore si viva e si speri

che la vita si trasformi

come grano come farina come pane

e come pane oh Dio vivi in lei!

 

Te lo chiedo perché  credo

e un granellino di senapa è  già nella mia mano

forse è piccolo  forse è vano

ma Dio vieni su di lei!

 

Davide Ignazio Interrante


 

 

 

 

     


·  CORRIERE DELLA SERA.it

·  sabato 27 ottobre 2007

IL LIBRO DELLO STORICO SERGIO LUZZATTO APRE NUOVI DUBBI SUL FRATE DI PIETRALCINA

Padre Pio, il giallo delle stigmate

Un farmacista: «Nel 1919 fece acquistare dell'acido fenico, sostanza adatta per procurarsi piaghe alle mani»

I l cerchio intorno a padre Pio aveva cominciato a stringersi fra giugno e luglio del 1920: poco dopo che era pervenuta al Sant'Uffizio la lettera- perizia di padre Gemelli sull'«uomo a ristretto campo di coscienza», «soggetto malato», mistico da clinica psichiatrica. Giurate nelle mani del vescovo di Foggia, monsignor Salvatore Bella, e da questi inoltrate, le testimonianze di due buoni cristiani della diocesi pugliese avevano proiettato sul corpo dolorante del cappuccino un'ombra sinistra. Più che profumo di mammole o di violette, odore di santità, dalla cella di padre Pio erano sembrati sprigionarsi effluvi di acidi e di veleni, odore di impostura.

Il primo documento portava in calce la firma del dottor Valentini Vista, che a Foggia era titolare di una farmacia nella centralissima piazza Lanza. Al vescovo, il professionista aveva riferito anzitutto le circostanze originarie del suo interesse per padre Pio. La tragica morte del fratello, occorsa il 28 settembre 1918 (per effetto dell'epidemia di spagnola, possiamo facilmente ipotizzare). La speranza che il frate cappuccino, proprio in quei giorni trafitto dalle stigmate, potesse intercedere per l'anima del defunto. (...) Il dottor Valentini Vista era poi venuto al dunque. Nella tarda estate del '19, il pellegrinaggio a San Giovanni era stato compiuto da una sua cugina, la ventottenne Maria De Vito: «Giovane molto buona, brava e religiosa», lei stessa proprietaria di una farmacia. La donna si era trattenuta nel Gargano per un mese, condividendo con altre devote il quotidiano train de vie del santo vivo.

Il problema si era presentato al rientro in città della signorina De Vito: «Quando ella tornò a Foggia mi portò i saluti di Padre Pio e mi chiese a nome di lui e in stretto segreto dell'acido fenico puro dicendomi che serviva per Padre Pio, e mi presentò una bottiglietta della capacità di un cento grammi, bottiglietta datale da Padre Pio stesso, sulla quale era appiccicato un bollino col segno del veleno (cioè il teschietto di morte) e la quale bottiglietta io avrei dovuto riempire di acido fenico puro che, come si sa, è un veleno e brucia e caustica enormemente allorquando lo si adopera integralmente. A tale richiesta io pensai che quell'acido fenico adoperato così puro potesse servire a Padre Pio per procurarsi o irritarsi quelle piaghette alle mani».


 

 

 

 

 

 

A Foggia, voci sul ritrovamento di acido fenico nella cella di padre Pio avevano circolato già nella primavera di quel 1919, inducendo il professor Morrica a pubblicare sul Mattino di Napoli i propri dubbi di scienziato intorno alle presunte stigmate del cappuccino. Non fosse che per questo, il dottor Valentini Vista era rimasto particolarmente colpito dalla richiesta di acido fenico puro che il frate aveva affidato alla confidenza di Maria De Vito. Tuttavia, «trattandosi di Padre Pio», egli si era persuaso che la richiesta avesse motivazioni innocenti, e aveva consegnato alla cugina la bottiglia con l'acido. Ma la perplessità del farmacista era divenuta sospetto poche settimane dopo, quando il cappuccino di San Giovanni aveva trasmesso alla donna – di nuovo, sotto consegna del silenzio – una seconda richiesta: quattro grammi di veratrina.

Rivolgendosi a monsignor Bella, Valentini Vista illustrò la composizione chimica di quest'ultimo prodotto e insistette sul suo carattere fortemente caustico. «La veratrina è tale veleno che solo il medico può e deve vedere se sia il caso di prescriverla», spiegò il farmacista. A scopi terapeutici, la posologia indicata per la veratrina era compresa fra uno e cinque milligrammi per dose, sotto forma di pillole o mescolata a sciroppo. «Si parla dunque di milligrammi! La richiesta di Padre Pio fu invece di quattro grammi! ». E tale «quantità enorme trattandosi di un veleno», il frate aveva domandato «senza la giustificazione della ricetta medica relativa», e «con tanta segretezza»... A quel punto, Valentini Vista aveva ritenuto di dover condividere i propri dubbi con la cugina Maria, raccomandandole di non dare più seguito a qualsivoglia sollecitazione farmacologica di padre Pio. Durante il successivo anno e mezzo, il professionista non aveva comunicato a nessun altro il sospetto grave, gravissimo, che il frate si servisse dell'una o dell'altra sostanza irritante «per procurarsi o rendere più appariscenti le stigmate alle mani». Ma quando aveva avuto notizia dell'imminente trasferimento di monsignor Bella, destinato alla diocesi di Acireale, «per scrupolo di coscienza» e nell'«interesse della Chiesa» il farmacista si era deciso a riferirgli l'accaduto.

La seconda testimonianza fu giurata nelle mani del vescovo dalla cugina del dottor Valentini Vista, e risultò del tutto coerente con la prima. La signorina De Vito confermò di avere trascorso un mese intero a San Giovanni Rotondo, nell'estate del '19. Alla vigilia della sua partenza, padre Pio l'aveva chiamata «in disparte» e le aveva parlato «con tutta segretezza», «imponendo lo stesso segreto a me in relazione anche agli stessi frati suoi confratelli del convento». Il cappuccino aveva consegnato a Maria una boccetta vuota, pregando di farla riempire con acido fenico puro e di rimandargliela indietro «a mezzo dello chauffeur che prestava servizio nell'autocarro passeggieri da Foggia a S. Giovanni». Quanto all'uso cui l'acido era destinato, padre Pio aveva detto che gli serviva «per la disinfezione delle siringhe occorrenti alle iniezioni che egli praticava ai novizi di cui era maestro ». La richiesta dei quattro grammi di veratrina le era giunta circa un mese dopo, per il tramite d'una penitente di ritorno da San Giovanni. Maria De Vito si era consultata con Valentini Vista, che le aveva suggerito di non mandare più nulla a padre Pio. E che le aveva raccomandato di non parlarne con nessuno, «potendo il nostro sospetto essere temerario ».


 

 

 

 

 

Temerario, il sospetto del bravo farmacista e della devota sua cugina? Non sembrò giudicarlo tale il vescovo di Foggia, che pensò bene di inoltrare al Sant'Uffizio le deposizioni di entrambi. D'altronde, un po' tutte le gerarchie ecclesiastiche locali si mostravano scettiche sulla fama di santità di padre Pio. Se il ministro della provincia cappuccina, padre Pietro da Ischitella, metteva in guardia il ministro generale dal «fanatismo » e dall'«affarismo» dei sangiovannesi, l'arcivescovo di Manfredonia, monsignor Pasquale Gagliardi, rappresentava come totalmente fuori controllo la situazione della vita religiosa a San Giovanni Rotondo.

Da subito nella storia di padre Pio, i detrattori impiegarono quali capi d'accusa quelli che erano stati per secoli i due luoghi comuni di ogni polemica contro la falsa santità: il sesso e il lucro. E per quarant'anni dopo il 1920, il celestiale profumo intorno alla cella e al corpo di padre Pio riuscirà puzzo di zolfo al naso di quanti insisteranno sulle ricadute economiche o almanaccheranno sui risvolti carnali della sua esperienza carismatica. Ma nell'immediato, a fronte delle deposizioni di Maria De Vito e del dottor Valentini Vista, soprattutto urgente da chiarire dovette sembrare al Sant'Uffizio la questione delle stigmate. Tanto più che il vescovo di Foggia, inoltrando a Roma le due testimonianze giurate, aveva accluso alla corrispondenza un documento che lo storico del ventunesimo secolo non riesce a maneggiare – nell'archivio vaticano della Congregazione per la Dottrina della Fede – senza una punta d'emozione: il foglio sul quale padre Pio, forse timoroso di non poter comunicare a tu per tu con la signorina De Vito, aveva messo nero su bianco la richiesta di acido fenico. Allo sguardo inquisitivo dei presuli del Sant'Uffizio, era questo lo smoking gun, l'indizio lasciato dal piccolo chimico sul luogo del delitto. «Per Marietta De Vito, S.P.M.», padre Pio aveva scritto sulla busta. All'interno, un unico foglietto autografo, letterina molto più stringata di quelle che il cappuccino soleva scrivere alle sue figlie spirituali: «Carissima Maria, Gesù ti conforti sempre e ti benedica! Vengo a chiederti un favore. Ho bisogno di aver da duecento a trecento grammi di acido fenico puro per sterilizzare. Ti prego di spedirmela la domenica e farmela mandare dalle sorelle Fiorentino. Perdona il disturbo».

Se davvero padre Pio necessitava di acido fenico per disinfettare le siringhe con cui faceva iniezioni ai novizi, perché mai procedeva in maniera così obliqua, rinunciando a chiedere una semplice ricetta al medico dei cappuccini, trasmettendo l'ordine in segreto alla cugina di un farmacista amico, e coinvolgendo nell'affaire l'autista del servizio pullman tra Foggia e San Giovanni Rotondo? Ce n'era abbastanza per incuriosire un Sant'Uffizio che possiamo immaginare già sospettoso dopo avere messo agli atti la perizia di padre Gemelli. Di sicuro, i prelati della Suprema Congregazione non dubitarono dell'attendibilità delle testimonianze del dottor Valentini Vista e della signorina De Vito, così evidentemente suffragate dall'autografo di padre Pio. Agli atti del Sant'Uffizio figurava anche la trascrizione di una seconda lettera autografa del cappuccino a Maria De Vito, il cui poscritto corrispondeva esattamente al tenore della deposizione di quest'ultima: «Avrei bisogno di un 4 grammi di veratrina. Ti sarei molto grato, se me la procurassi costì, e me la mandassi con sollecitudine».

Sergio Luzzatto

·  sabato 27 ottobre 2007

·  CORRIERE DELLA SERA.it

 

     

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Lista delle Eresie e delle invenzioni umane adottate e perpetrate 
dalla Chiesa Cattolica Romana nel corso di 1600 anni
Compilata dal Reverendo Stefano Testa – Sesta Edizione Italiana

EDIZIONI CENTRO BIBLICO

«E conoscerete la Verità, e la Verità vi farà liberi»
(Gesù, secondo le parole di Giovanni 8:32)

AVVERTENZA – Queste date in molti casi sono approssimative. Molte di queste eresie furono correnti qua e là nella Chiesa molto tempo prima di essere adottate ufficialmente; ma è solo quando un Concilio le ha ufficialmente adottate e il Papa le ha proclamate come dogma di fede che esse devono essere credute e praticate dai cattolici.
Per essere verace, una dottrina deve essere conforme alla Parola di Dio. «Alla legge! Alla testimonianza! Se il popolo non parla così, non vi sarà mai per lui alcuna aurora!» (Isaia 8:20)
Nella Riforma del secolo XVI, queste eresie furono ripudiate perché non d’accordo con l’insegnamento di Gesù e degli Apostoli quale di trova nel Nuovo Testamento.

1. Tra tutte le invenzioni umane praticate dalla Chiesa Romana e contrarie al Vangelo, le più antiche sono la preghiera per i morti e il segno della Croce.  Ambedue furono inventate verso l’anno 310. Furono ufficialmente adottate intorno al 500 dopo Cristo.

2. La venerazione di santi e morti e di angeli, verso l’anno 375.

3. La celebrazione quotidiana della Messa entrò in uso nel 394.

4. Il Culto di Maria, madre di Gesù, e l’uso dell’espressione «Madre di Dio» a lei applicato, ebbe origine nel Concilio di Efeso del 431.

5. Il Monachismo fu introdotto in occidente da Benedetto da Norcia che costruì il primo monastero a Monte Cassino nel 528.
Gesù ordinò ai Suoi discepoli di predicare a tutti i popoli della terra, non di segregarsi in conventi o monasteri (Matteo 10:5-8; 28:19-20; Marco 16:15-20)

6. La dottrina del Purgatorio fu istituita da Gregorio Magno verso l’anno 593.

7. La lingua latina come lingua di culto nella Chiesa fu imposta da Papa Gregorio I nell’anno 600 dopo Cristo.
La Parola di Dio invece insegna che si deve pregare e predicare nella lingua conosciuta dal popolo (leggi: 1° Corinzi 14:19).

8. Secondo il Vangelo le preghiere devono essere dirette solo a Dio. Nella chiesa primitiva non ci furono mai preghiere rivolte a Maria o ai Santi. Tale pratica ebbe origine 600 anni dopo Cristo.
(Leggi: Matteo 11:28; Luca 1:46; Atti 10:25-26; 14:14-18).

9. Il Papato è di origine pagana. Il titolo di Papa, ossia di vescovo universale, venne per la prima volta dato dall’empio imperatore Foca al vescovo di Roma nell’anno 610.
Ciò egli fece per far dispetto al vescovo Ciriaco di Costantinopoli che lo aveva scomunicato per aver egli fatto assassinare il suo predecessore, l’imperatore Maurizio. L’allora vescovo di Roma, Gregorio I, ricusò il titolo, e fu il suo successore, Bonifazio III il primo ad avvalersi del titolo di Papa. Gesù non lasciò nessun capo fra gli apostoli, essendo Egli sempre il capo fra gli apostoli, essendo Egli sempre il capo immortale della Chiesa (Leggi: Luca 22:24-26; Efesini 1:22-23; Colossei 1:18; 1° Corinzi 3:11).

10. Il bacio del piede del Papa cominciò nell’anno 709.
Gli imperatori pagani si facevano baciare il piede. Il Vangelo condanna simili pratiche.
(Leggi: Atti: 10:25-26; Apocalisse 10:10; 22:9)

11. Il potere temporale papale cominciò nell’anno 750.
Quando Pipino, l’usurpatore del trono di Francia, discese in Italia chiamato da Papa Stefano II per far guerra ai Longobardi, li sconfisse e dette la città e i dintorni di Roma al Papa. Gesù assolutamente proibì ciò, ed Egli stesso rifiutò di essere fatto re.
(Leggi: Matteo 4:8-9; 20:25-26 e Giovanni 18:36).

12. L’adorazione della croce, delle immagini e delle reliquie fu adottata ufficialmente nel 788.
Ciò fu per ordine dell’imperatrice Irene di  Costantinopoli, che prima fece cavare gli occhi al proprio figlio Costantino IV, e poi convocò un concilio della Chiesa per richiesta di Adriano I, vescovo di Roma in quel tempo. Nella Bibbia tale pratica è chiamata idolatria ed è severamente condannata. (Leggi: Esodo: 20:4-6; Deuteronomio 27:15; Salmo 115; Geremia 10:1-5).

13. L’uso dell’Acqua Santa cui si aggiungeva un pizzico di sale e che veniva poi benedetta dal prete, venne autorizzato nell’anno 850.

14. La venerazione di San Giuseppe ebbe inizio nell’anno 890.

15. L’uso delle campane nelle chiese venne istituito da papa Giovanni XIV nella chiesa di San Giovanni in Laterano nell’anno 965.

16. La canonizzazione dei santi avvenne per la prima volta ad opera di Papa Giovanni XV nell’anno 995.
La Bibbia chiama santi tutti i credenti e i veri seguaci di Cristo (Leggi: Romani: 1:7; 1° Corinzi 1-2; ecc.)

17. Il digiuno in giorno di venerdì e durante la Quaresima venne imposto ufficialmente nell’anno 998.
Sembra da papi interessati nel commercio del pesce. Per mangiare carne occorre la dispensa. Alcune autorità affermano che ciò iniziò verso l’anno 700. Si tratta di cosa contraria al chiaro insegnamento delle Scritture (Leggi: Matteo 15-10; 1° Corinzi 10:25; 1° Timoteo 4:3).

18. La Messa come sacrificio fu sviluppata gradualmente e la frequenza ad essa resa obbligatoria nell’undicesimo secolo.
Il Vangelo insegna che il sacrificio di Cristo fu offerto una sola volta per tutte, e non dev’essere ripetuto, ma solo commemorato nella Santa Cena (Leggi: Ebrei 7-27; 9:26-28; 10:10-14).

19. Il celibato dei preti fu decretato da Papa Gregorio VII nell’anno 1079.
Il Vangelo invece insegna che i ministri di Dio possono avere moglie e figli, San Pietro era ammogliato, Paolo prescrisse che i vescovi devono avere famiglia. (Leggi: 1° Timoteo 3:2, 5, 12; Matteo 8:14-15)

20. La Corona del Rosario fu introdotta da Pietro l’eremita nell’anno 1090.
Questa fu copiata dai Maomettani. Il contare le preghiere è pratica pagana ed è severamente condannata da Cristo (Leggi: Matteo 6:5-13)

21. La Inquisizione per gli eretici fu istituita dal Concilio di Verona nell’anno 1184.
Gesù condanna la violenza e non forza nessuno ad accettare la Sua religione.

22. Le Indulgenze (con le quali si rimetteva la punizione per i peccati) vennero concesse per la prima volta nell’anno 850 da Papa Leone IV a coloro che salivano la «Scala Santa» sulle loro ginocchia. Le vendita di esse iniziò nell’anno 1190 e continuò fino all’epoca della Riforma 850 e 1190.
San Pietro rifiutò danaro da Simon Mago che credeva di poter acquistare il dono di Dio con l’oro (Atti 8:20).
La religione cristiana secondo l’insegnamento dell’Evangelo è contro un simile traffico e fu appunto la protesta contro tale traffico che provocò la Riforma Protestante del XVI secolo.

23. Il dogma della Transustanziazione fu decretato da Papa Innocenzo III nell’anno 1215.
Con questa dottrina il prete pretende di creare Gesù Cristo ogni giorno e poi mangiarLo in presenza del popolo durante la Messa. Il Vangelo condanna simili assurdità. Nella Santa Cena c’è solo la presenza spirituale di Cristo (Leggi: Luca 19-20; Giovanni 6:63; 1° Corinzi 11:26).

24. La confessione auricolare, o confessione dei peccati fatta all’orecchio del prete, fu istituita da Papa Innocenzo nel Concilio Laterano nel 1215.
Il Vangelo ci comanda di confessare i peccati direttamente a Dio e a coloro che abbiano offeso. Giuda si confessò ai preti e poi si strangolò. Matteo 27:3-5 (Leggi: Salmo 51:1-12; Luca 1:48-59; 1° Giovanni 1:8-9).

25. L’adorazione dell’ostia fu sancita da Papa Onorio III nell’anno 1120.
Così la Chiesa Romana adora un Dio fatto nelle mani di uomini. Tale pratica è il colmo dell’’idolatria ed è assolutamente contraria allo spirito del Vangelo (Leggi: Giovanni 4:23-24)

26. La Bibbia fu proibita al popolo e messa all’indice dei libri proibiti, dal Concilio di Tolosa nell’anno 1229.
Gesù dice che la Scrittura deve essere letta da tutti. (Leggi: Giovanni 5:39; 2° Timoteo 3:15-17).

27. Lo scapolare fu inventato da Simone Stock, monaco carmelitano inglese, nell’anno 1287.

28. Il battesimo per aspersione fu reso legale dal Concilio di Ravenna nell’anno 1311.
Il battesimo secondo il Nuovo Testamento è per immersione in acqua, da amministrarsi ai soli credenti (Matteo 3:6, 7, 16; 28:18-20; Marco 16:16; Atti 8:36-39 ed altri passi)

29. La Chiesa Romana proibì il calice ai fedeli nella comunione, al Concilio di Costanza, nell’anno 1414.
Il Vangelo ci comanda di celebrare la comunione col pane e col vino (Leggi: Matteo 26:27; 1° Corinzi 11:25-27)

 

30. La dottrina del Purgatorio fu considerata come dogma nel Concilio di Firenze, nell’anno 1439.
Nel Vangelo non v’è neanche una parola che accenni al purgatorio dei preti. Il sangue di Gesù Cristo è l’unica purificazione dei nostri peccati. (Leggi: 1° Giovanni 1:7-9; Giovanni 5:24; Romani 8:1)

31. I Sette Sacramenti vennero per la prima volta così elencati da Pietro Lombardo nell’anno 1160 dopo Cristo ma la dottrina dei Sette Sacramenti divenne ufficiale con Concilio di Firenze, nell’anno 1439.
L’Evangelo dice che Cristo istituì due soli sacramenti, il Battesimo e la Santa Cena (Leggi: Matteo 28:19-20; 26:26-28)

32. L’Ave Maria, preghiera indirizzata a Maria, venne ordinata tale nella sua prima parte, che è tolta dalla Bibbia, da Oddo, vescovo di Parigi nel 1196 A.D. e la sua seconda parte come «preghiera della chiesa» venne completata da Papa Pio V nell’anno 1568.
La Bibbia ci esorta in molti passi a pregare Iddio soltanto. Il pregare altri è considerato idolatria. Maria non disse mai di indirizzare a lei le nostre preghiere.

33. Il Concilio di Trento dichiarò che la Tradizione deve essere ritenuta di eguale autorità che la Bibbia, nell’anno 1545.
Per tradizione s’intendono insegnamenti umani. I Farisei credevano lo stesso e Gesù li rimproverò acerbamente, poiché con la tradizione degli uomini si annulla la Parola di Dio (Leggi: Marco 7:7-13; Colossei 2:8; Apocalisse 22:18)

34. I libri Apocrifi furono aggiunti alla Bibbia pure al Concilio di Trento. Tali libri non sono riconosciuti canonici dai Giudei. Anno 1546.

35. Il Credo Cattolico di Pio IV fu imposto nel 1560.
I veri cristiani si attengono solo al Vangelo e al Credo degli Apostoli, che è di 1500 anni più antico del Credo dei Cattolici.

36. La devozione del «Sacro Cuore» fu adottata ufficialmente nel 1765.

37. L’immacolata concezione di Maria fu proclamata dogma da Papa Pio IX nell’anno 1854.
Il Vangelo invece dice che tutti gli uomini, eccetto Cristo, sono peccatori, e Maria stessa ebbe bisogno del Salvatore (Leggi: Luca 1:30; 46-47; Romani 3:23; 5:12; Salmo 51:5)

38. Nell’anno 1870 dopo Cristo, Papa Pio IX stabilì il dogma della Infallibilità Papale.
Questo è il colmo della bestemmia e il segno dell’apostasia e dell’anticristo predetto da S. Paolo (Leggi: 2° Tess. 2:2-12; Apocalisse 13:5-8-18).
La Bibbia dice che non v’è nessun uomo giusto sulla terra che non pecchi. (Leggi: Romani 3:4-23; 2° Tess. 2:3-4; Apocalisse 17:3-9; 13:18).
Molti vedono il numero 666 nelle lettere romane «VICARIVM FILII DEI» - V=5, I=1, C=100, I=1, V=5, I=1, L=50, I=1, D=500, I=1, Totale 666.

39. Pio X nel 1907 condannò assieme al «Modernismo» tutte le scoperte della scienza che non piacciono al Papa.
(Lo stesso aveva fatto Pio IX nel Sillabo del 1864).

40. Nel 1930 Pio XI condannò le scuole pubbliche.

41. Nel 1931 lo stesso Pio XI ha confermato la dottrina che Maria è «Madre di Dio».
Dottrina che fu per la prima volta inventata dal Concilio di Efeso nel 431. Questa è una eresia contraria alle stesse parole di Maria. (Leggi: Luca 1:46-49).

42. Nell’anno 1950 l’ultimo dogma, l’Assunzione della Vergine Maria da proclamata da Papa Pio XII.

CONCLUSIONE – Quale sarà la prossima invenzione? La Chiesa Romana dice che non cambia mai, eppure non ha fatto altro che inventare nuove dottrine contrarie alla Bibbia, e praticare riti e cerimonie prese dal paganesimo.
La suddetta lista cronologica delle invenzioni umane distrugge il vanto dei preti che la loro religione sia quella insegnata da Cristo e che i Papi siano i custodi fedeli della medesima. La vera religione di Cristo, invece, non si trova nel Romanesimo, ma nel Vangelo.

FRATELLI! La Parola di Dio ci comanda di uscire dalla Babilonia. Udite: "Uscite d'essa, o popol mio; affinché non siate partecipi dei suoi peccati; e non riceviate delle sue piaghe" (Apocalisse 18:4).
Tutti i veri cristiani preferiscono essere fedeli all'insegnamento di Cristo e rigettano le invenzioni umane, attenendosi all'avvertimento di S. Paolo che dice: "Quand'anche noi, od un angelo del cielo vi annunziassimo un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia anatema" (Galati, 1:8)

 

 

 

 

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Testimonianza di ex omosessuale

Risultati e trasformazioni di persone che hanno Incontrato Gesù.

 

Giuseppe Basile

Giuseppe Basile

 

Mi chiamo Giuseppe e sono di Giugliano (Na).

La mia famiglia è sempre stata cattolica, io andavo in chiesa, ero chierichetto e sono stato al seminario di Pompei per cercare una soluzione per la mia vita.

La mia esperienza è stata un pò difficile. Mia madre fu uccisa quando io avevo solo 17 mesi e conosco la persona che ha commesso l'omicidio.

In seguito a quel tragico epilogo vissi insieme a mia nonna la quale mi raccontava sempre della morte di mia madre. Immaginatevi un bambino che cresce con una nonna che continuamente faceva riemergere le cose brutte del passato.

Ricordo che lei teneva anche conservati articoli di cronaca dei giornali me li leggeva e mi faceva le immagini dell'accaduto. Nutrivo rancore nei confronti della persona che aveva ucciso mia madre.

 

Io sono l'ultimo figlio di diversi che mia madre ha portato alla luce prima di morire.

Non ho mai vissuto insieme ai miei fratelli, alle mie sorelle e a mio padre. Crescendo, giocavo con mia cugina e cominciai a sviluppare tendenze omosessuali.

A otto anni un ragazzo abusò di me e per anni andai avanti con rancore, amarezza e omosessualità.

Tutte queste cose insieme non mi permisero di vivere una vita come un ragazzo qualsiasi, ma ho vissuto l'infanzia e l'adolescenza in un modo difficile.

Né mia nonna, né il prete della parrocchia mi potevano aiutare, cercavo di pregare i santi come potevo e non sapevo niente di Gesù e della vita eterna.

Si ero cattolico e andavo in chiesa, ma ogni volta che uscivo facevo quello che volevo.

Ricordo che a 17 anni mi sentivo un vecchio con dentro peccati orribili che pesavano sulla mia coscienza, ma posso dire una cosa della quale ho piena certezza: Dio ha vegliato sulla mia vita fin dall'inizio, quando mia madre subì il terribile incidente, mentre era incinta di me.

Anche quando crescevo vedevo che la mano di Dio era sopra di me e aspettava il momento giusto per prendermi.

 

Proprio a 17 anni qualcuno mi parlò di Gesù. È stato un ragazzo. Mi disse di essere stato liberato dalla droga e mi invitò ad una riunione evangelica che stava aprendo proprio nel mio paese.

Tutta la mia famiglia cominciò a frequentarla ma io non ero deciso.

Dopo molta insistenza da parte loro, per la prima volta, entrai in quella comunità.

Vidi qualcosa di veramente bello: nei volti delle persone presenti traspariva gioia e grande forza interiore.

Molte volte noi dobbiamo mascherarci e fare vedere ciò che in realtà non siamo. Oggi, dopo aver conosciuto Gesù, posso mostrare la gioia della salvezza, non devo mettere più una maschera, non devo fare vedere quello che non c'è in me.

Dio ha dato anche a me ciò che quei credenti avevano. Ricordo ancora molto bene il giorno in cui chiesi perdono a Dio dei miei peccati e appena uscito dalla chiesa buttai via le sigarette.

Dio cominciò un'opera di trasformazione nella mia vita: atteggiamenti femminili, attrazioni e desideri sporchi cominciavano a scomparire, iniziavo a vedere una realtà nuova e a capire che questa non era una semplice religione, ma era una verità che per molti anni mi era stata tenuta nascosta.

 

Dio si prese cura della mia vita; mi battezzò con lo Spirito Santo subito dopo un mese dalla mia conversione.

Quando oggi incontro un omosessuale, sono contento di poter dire: "Non sono più omosessuale, io sono una persona libera".

Oggi non solo ho il privilegio di avere una vita cambiata ma anche di poter andare a dire agli altri: "Ciò che Gesù ha fatto nella mia vita, può farlo anche nella tua." Anche se passerai dei momenti difficili, in cui sembra che non ce la fai più, perché le difficoltà e i tuoi sentimenti sono contro di te, ricordati questo: "L'opera che Lui ha cominciato la porterà a compimento."

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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    LA SEGRETERIA


    Articolo di Mario Luzzatto Fegiz sul Corriere della Sera di giovedì 27 settembre, 2007 sulla conversione di Ornella Vanoni:

    Gesù mi ha cambiata. Sono diventata un' evangelica
    Il battesimo, le funzioni e un nuovo cd con una dedica particolare


    MILANO - A 72 anni Ornella Vanoni dedica un disco a Gesù. Si chiama «Una bellissima ragazza» e in copertina c'è lei, adolescente, 14 anni, bellissima ragazza appunto come il titolo della canzone scritta per lei da Carlo Fava che ha dato il via all' album («l'ha scattata mio padre a Paraggi, stavo sbocciando»). In copertina i ringraziamenti: a «Gesù con tutto il cuore, noi due sappiamo perché».
    Quella che per decenni è stata un sex symbol della canzone italiana, la voce sensuale, da qualche anno frequenta la chiesa evangelica di Milano, canta nei cori, partecipa alle funzioni e ha anche condotto le ultime edizioni del festival dei canti religiosi al Palalido di Milano.

    Perché una dedica a Gesù? «Ha cambiato la mia vita in meglio da quando l' ho accettato e mi sono affidata a lui. Per fare un disco bisogna star bene».

    Ma quali sono le tappe di questa svolta? «Io ero cattolica, siamo tutti cattolici. In Italia si parla molto di cattolicesimo ma non c'è fede. Scarseggia la fede, religione ce n'è d' avanzo. Ho conosciuto un pastore evangelico che mi ha parlato di Gesù. Se avessi incontrato un prete cattolico altrettanto convincente l'avrei seguito. Il mio pastore, che è poi una donna brasiliana, mi ha sbattuto la faccia davanti allo specchio».

    E quel che ha visto l'è piaciuto? «No. Oggi rinnego circa un buon cinquanta per cento delle mie scelte di vita. Era male e mi ha fatto del male».

    Un cambiamento radicale: dalle passioni travolgenti, dagli amori che finiscono sui giornali alla totale dedizione a Gesù. Un bel cambiamento.
    «Sì, e non del tutto indolore. Io mi sento come la Maddalena che appare in un quadro della pittrice Gentileschi. Questa Maddalena ha una lacrima. Due le spiegazioni possibili: la commozione per quello che ha trovato o il dolore per quello che dovrà lasciare».

    L'incontro col pastore evangelico risale a oltre sei anni fa. «Io ricordavo il catechismo come qualcosa di noioso, la frequenza saltuaria a messa come puro formalismo. Oggi frequento il culto che comprende ringraziamento, adorazione e molta musica, anche rock. Le nostre funzioni sono allegre e ci sono tanti giovani sorridenti ed entusiasti».

    Il risultato di questo percorso? «Una grande forza. Ho imparato ad amare follemente Gesù. Mi possono dire che non è mai esistito ma io lo sento nel mio cuore». L' età ha influenzato il nuovo percorso? «Credo di sì. A trent' anni vedevo la vita diversamente. Un anno fa mi sono battezzata. Gli evangelici si battezzano da adulti, quando c' è piena coscienza».

    Come si sente ora? «Una mia amica mi manda degli sms e mi dice: "Gli anni passano, ma tu non cambiare più, resta quella che sei". Io sono l' esempio del fatto che si può cambiare».

    Qualcuno la prende in giro. La più bella e la più desiderata, che ha fatto peccare con cattivi pensieri milioni di italiani, sposa Gesù. «Sì, qualcuno mi prende in giro. Ma io me ne frego e rido perché sto bene. Io voglio pace e tranquillità. Cerco intesa e affettività, non reggerei la grande passione cavalcante».

    Ci sono altre ragioni per cui ha scelto gli evangelici, anziché la chiesa apostolica romana? «Non ho mai superato il senso di profondo ribrezzo per la copertura data per molti anni dal papato ai preti pedofili americani».

    La Vanoni evangelizzata canta con voce giovane e cristallina, proprio come ci si aspetta dalla «Bellissima ragazza» della copertina. Un velo di tristezza qua e là. «Sono sola, ma vivo bene la mia solitudine. Mi manca ogni tanto l' abbraccio del maschio. Amo tanto mio figlio, i miei nipoti, i miei amici, e forse dopo tanti anni mi accetto, da sola senza lo sguardo di un lui» .


    Una meditazione della sorella Marzia (chiesa di Domodossola):

     

    Cari Fratelli noi conosciamo la storia di Giobbe, sappiamo che era un uomo retto agli occhi dell’Onnipotente, ma sappiamo ciò che di terribile accadde a lui ed alla sua famiglia.
    Ora noi sappiamo anche il perché ma Giobbe in quei momenti non poteva comprendere, e quindi si poneva delle domande su cosa avrebbe mai fatto per meritarsi una simile sorte.
    Non fu l’unica domanda che Giobbe si pose, ve ne fu tuttavia una che lo rendeva maggiormente confuso.
    Questa domanda anche io me la sono posta più di una volta: «Perché i malvagi, gli empi e comunque chi conosce il Signore e lo rinnega, appare ai nostri occhi felice?»
    Tutto sembra andare loro per il meglio, tutto è in loro favore, mentre a noi spesso e volentieri le cose non vanno come noi ci aspettiamo; ci sentiamo affranti, deboli, quasi fossimo nella stessa condizione di Giobbe.
    Io non so se voi vi siete mai posti questa domanda, ma so per certo che l’Iddio mi ha risposto.
    Ciò che le mie orecchie hanno udito, è stato davvero soddisfacente.
    Così dice il Signore:
    «Tu hai già ciò che chiedi, perché non hai rinnegato il Mio Nome.»
    Ora noi dovremmo fermarci a riflettere su cosa possono essere rivolti i desideri degli empi: cose inique, materiali, vane.
    Egli (l’empio) non chiede a Dio queste cose, ma occupa tutta la sua esistenza e le sue energie al fine di realizzare i suoi desideri, senza guardare in faccia a nessuno, nemmeno alla propria famiglia; ottiene invece tutto ciò con sotterfugi e meschinità di ogni tipo.
    In questo troveremo una parte delle risposte alle domande che spesso ci poniamo; queste domande potrebbero essere le stesse che ci potrebbe porre una persona mentre sta ricevendo l’evangelo, il quale è confuso e vede le ingiustizie di questo mondo; pertanto noi dobbiamo essere in grado di ottemperare a queste domande con convinzione riguardo a quello che noi crediamo.
    Ora la domanda che noi ci poniamo è: «Perché io non riesco negli obiettivi che mi sono posto?»
    La risposta può forse sfuggirci, ma è lì semplice e chiara: «Quanto desidero quello che mi serve, e quanto mi serve, e quanto lo ricerco?»
    Il Signore mi ha fatto comprendere una cosa bellissima, e mai più mi porrò queste domande inutili.
    Io mi sono chiesta in modo particolare: «Quando sono felice davvero? Forse quando ricevo un dono materiale? Forse quando ricevo la parola di Dio? Cosa ricerco davvero, i doni della carne o i doni dello Spirito Santo?» Non mi sono mai soffermata a farmi davvero queste domande, ma ora so che il Signore sapeva in realtà che il mio cuore, queste domande se le era poste; ed egli ha risposto a questi interrogativi: «Tu da Me hai già avuto tutto.»
    Tutto ciò che mi serve per vivere, lo stretto necessario, ma più di ogni altra cosa ho trovato la salvezza, il perdono dei miei peccati, l’amore di Dio; queste cose non si possono acquistare, ed il Signore me le ha date in abbondanza, ed il Suo Spirito Santo che è più prezioso di tutto l’oro di questo mondo.
    Ora noi sappiamo che ricercando tutte queste cose e mettendole in pratica, noi otterremo anche altro: cose per la nostra carne, anche semplicemente un buon lavoro, ed uno stipendio.
    È ovvio che una cosa non deve essere fatta in aspettativa dell’altra, ma che le cose che riguardano il Signore devono essere fatte con passione e desiderio.
    Non potete immaginare la gioia che ho provato nello scrivere tutto ciò che Egli, il Signore, mi ha fatto comprendere; sentirmi utile al Signore, ecco lui mi ha risposto. Questo è ciò che io oggi ricerca il mio cuore: «Essere utile per il Signore, servirlo con tutta me stessa, solo che io questo non lo sapevo davvero.»
    Ecco che il mio pensiero - sul perché l’empio ottiene - svanisce: io ho più di lui!
    Di me dopo la morte rimarrà un segno nel Regno di Dio, dell’empio non resterà nulla.
    Noi sappiamo che il nostro comportamento non gioverà a Dio ma solo a noi, così come i nostri peccati, non saranno un male per Lui ma un male per noi.
    Apprezziamo dunque cari fratelli il Suo richiamo le Sue punizioni, perché Lui sa che vi sarà un ravvedimento della nostra anima; ma laddove non vi è la riprensione di Dio e tutto sembra andare bene, in realtà non è così, non ci sarà ne ravvedimento, ne salvezza.
    A questo punto la domanda sorge spontanea: «L’empio ha davvero avuto tutto?»
    Ora non pensiamo che Dio non provi piacere nel donarci anche cose superflue, se ci rendono felici, solo riconosciamo in Lui il dono per eccellenza.
    Tutto ciò può essere ricondotto a Gesù quando dice: «Chi teme di perdere la propria vita, la perderà, chi invece la perderà a causa mia la ritroverà.» (Mt. 10:39).
    Anche i beni materiali fanno parte della nostra vita, ma se non la dedichiamo a Gesù, verrà spazzata via e con essa ciò che con fatica abbiamo conquistato; ma viceversa, il valore della salvezza, dell’amore e del perdono, niente potrà togliercelo e la nostra fatica ed le nostre rinunce ai desideri del mondo, non sarà stato vano, ma sarà ricompensata, anche se parlare di rinunce con quello che ci viene dato in cambio mi rendo conto che, in realtà, non rinunciamo proprio a niente.

          Marzia Pinna
    (+39) 327 6113146

     


    LA LETTERA DI Francesco sul G-12.

    E' CON VERO PIACERE CHE DOPO TANTO TEMPO (SONO PASSATI CINQUE ANNI), ATTRAVERSO LE VOSTRE TRADUZIONI RIGUARDO IL G12, POSSO TROVARE CONFERMA NON SOLO PERSONALE, MA ANCHE ATTRAVERSO ALTRI MINISTRI.

    IO SONO SEMPLICEMENTE, UN CREDENTE CHE CERCA DI METTERE IN PRATICA I CONSIGLI DEL NOSTRO SOMMO PASTORE...

    TEMPO FA FACEVO PARTE DI UNA CHIESA CHE NON RITENEVO PERFETTA MA PERFETTIBILE VISTO I SANI INSEGNAMENTI DOTTRINALI. UN "BEL GIORNO" SPUNTARONO DELLE NOVITA' DOTTRINALI IMPORTATE DA UN PAESE LONTANO. DURANTE LA PRESENTAZIONE DI TALI NOVITA', NON MI ERA MAI CAPITATO, AVVERTII UN GRANDE DISAGIO E UNA GRANDE INSOFFERENZA... GUARDAVO QUEI MANUALI, QUEI LIBRI CHE IN UN PRIMO MOMENTO SEMBRAVANO DIRE COSE VERE PERO' AVVERTIVO UNA FORTE OPPOSIZIONE SPIRITUALE. CREDETEMI.. MI MISI TANTE VOLTE IN DISCUSSIONE MA NON TROVAVO RISPOSTE SCRITTURALI CHE POTESSERO FARE ACQUIETARE IL MIO DISAGIO.

    NELLA SCRITTURA TROVAVO L'OPPOSTO...  

    MI VENIVANO DAVANTI TUTTE LE SCRITTURE CHE FACEVANO RIFERIMENTO A FALSI APOSTOLI, FALSI PROFETI E FALSE VISIONI..., MA LA COSA PEGGIORE è STATA CHE NEL MOMENTO IN CUI CERCAVO DI PARLARNE CON QUALCUNO VENIVO GUARDATO COME SI GUARDA UN POVERO PAZZO... IN TANTI MI DICEVANO: MA CHE TI SUCCEDE...! FINO A TENERMI LONTANO... 

    ERO ARRIVATO ALLA CONCLUSIONE CHE AVEVO A CHE FARE CON  PERSONE TROPPO SANTE E CHE PARLANDO CON ME AVEVANO PAURA DI CONTAMINARSI...

    SI ALLONTANARONO GLI AMICI MIGLIORI E ANCHE TANTI FAMILIARI CHE NEGLI ANNI PASSATI ERANO STATI DA ME EVANGELIZZATI. ERA ENTRATO LO SPIRITO DEL SOSPETTO... SI SOSPETTAVA CHE COLORO CHE NON ADOTTAVANO LA VISIONE NON ERANO SALVATI. DA PRECISARE CHE LA VISIONE G12 ERA DA METTERE IL PRATICA  IN TOTO (ADOTTARE) COSI' COME VENIVA PRESENTATA SENZA NESSUNA MODIFICA (ADATTATA). MI FERMO QUI...

    E COME AVRETE CERTAMENTE CAPITO, IO NON L'HO VISSUTA DALL'ESTERNO, QUI A Palermo. NONOSTANTE IN MOLTI SI DICONO DIFFIDENTI, INTANTO SIMPATIZZANO CON COLORO CHE PRATICANO TALE DOTTRINA, E TANTI FRATELLI SINCERI SI LASCIANO CONDURRE COL PRETESTO DI ESSERE SOTTOMESSI ALLE "AUTORITA' PREPOSTE" DICENDO CHE è IMPORTANTE ESSERE SOTTOMESSI perché QUESTO VUOLE IL SIGNORE E QUINDI SE SI è FUORI DALLA VERITA' LA COLPA RICADRA' SUI CONDUTTORI. INTANTO LA GENTE è SMARRITA E ANCHE LORO NON SI ACCORGONO CHE ALLA FINE LE PROFEZIE, SOGNI E VISIONI.. NON SI SONO AVVERATE; E SE POI VOLESSIMO FARE UN ELENCO DI QUANTE VOLTE LA VISIONE G12 è STATA MODIFICATA, NON FINIREMMO MAI... 

    INTANTO IO SONO CONSIDERATO UN RIBELLE E QUINDI COLORO CHE MI SONO VICINO SONO POCHI ... IL SIGNORE VI BENEDICA ... E GRAZIE PER LE VOSTRE TRADUZIONI.      

    Francesco(A NOME DI TANTI CHE CI SCRIVONO DA TUTTA LA Sicilia E DAL Nord).


    Che significa PACS

    PaCS è acronimo di Pacte Civil de Solidarité et du Concubinage (patto civile di solidarietà e convivenza). E' un contratto concluso tra due persone fisiche maggiorenni di sesso diverso o dello stesso sesso che hanno tra loro un rapporto di coppia stabile con il fine di legalizzare la propria unione. Il PaCS è un'alternativa al matrimonio cristiano e civile. Dio ha benedetto il matrimonio e in esso la famiglia. Egli vuole che il rapporto tra i coniugi sia come quello tra Cristo e la Sua Chiesa; questo è il concetto che Dio ha del matrimonio e della famiglia, concetto che è certamente in antitesi con quello che sono i pacs e che pertanto come cristiani non possiamo approvare.

    Questo disegno di legge proposto dell’attuale Governo, tende ad opporsi ai principi originari di Dio, legalizzando quello che è innaturale e in abominio agli occhi suoi. Come Cristiani crediamo che l’omosessualità non è semplicemente una malattia fisica ormonale o quant’ altro si possa dire in merito, ma anche una malattia spirituale frutto del disordine mondiale, conseguente il peccato, nel quale è sprofondata la terra.

    Dio ha fatto tutto perfetto e quando ha creato l’uomo, lo ha creato maschio e femmina; non ha fatto mezzo maschio e mezza femmina.

    Da questo laccio di perversione si può essere sciolti, basta volerlo, quindi siamo d'accordo ad aiutare tutte quelle persone coinvolte in questa attitudine negativa affinché possano uscire da questo stato imbarazzante. Non possiamo accettarne quindi, come cristiani, il riconoscimento giuridico perché è estremamente dannoso per il nostro futuro con tutte le conseguenze che potranno ripercuotersi ancora di più in una società come la nostra.

    Ci sono testimonianze di ex omosessuali che dal momento in cui hanno permesso a Dio di agire nella loro vita, adesso sono liberi dall’omosessualità. In conclusione possiamo dire SI alla libertà individuale contro ogni discriminazione, NO ai PACS.

    Leggi e ascolta le testimonianze di persone che sono uscite dall'omosessualità adesso sono persone normali e pure genitori

    Andrea

    Ex omosessuale  audio mp3

    Giuseppe Basile audio mp3

    Testimonianza scritta di Giuseppe Basile

    Testimonianza di Francesco

    Se queste testimonianze ti hanno convinto, ti invitiamo a cliccare sul pulsante per inviare la tua petizione: Entra e invia

     


    Il Pontefice approva un testo dove Roma viene posta al di sopra
    Lo strale più forte contro i protestanti, "carenze" per gli ortodossi

    Documento voluto da papa Ratzinger
    "L'unica chiesa di Cristo è quella cattolica"

    <B>Documento voluto da papa Ratzinger<br>"L'unica chiesa di Cristo è quella cattolica"</B>

    CITTA' DEL VATICANO - Roma contro Lutero e la Riforma per affermare il primato del Papa e della chiesa cattolica sulle altre. Perché Cristo ha costituito "sulla terra un'unica Chiesa", che si identifica "pienamente" solo nella Chiesa cattolica e non nelle altre comunità cristiane. E' quanto afferma il documento "Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina della Chiesa" redatto dalla Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede, diffuso oggi dalla Santa Sede e approvato dal Papa che ne ha ordinato la pubblicazione.

    Il testo è firmato dal Prefetto della Congregazione, il cardinale William Levada, e dal segretario, monsignor Angelo Amato e porta la data del 29 giugno, solennità dei santi Pietro e Paolo, scelta, evidentemente, non a caso. Come non a caso arriva una precisazione sul Concilio Vaticano II: "Nel periodo postconciliare - dice l'articolo - la dottrina del Vaticano II è stata oggetto, e continua ad esserlo, di interpretazioni fuorvianti e in discontinuità con la dottrina cattolica tradizionale sulla natura della Chiesa: se, da una parte, si vedeva in essa una 'svolta copernicana', dall'altra, ci si è concentrati su taluni aspetti considerati quasi in contrapposizione con altri. In realtà - spiega la congregazione - l'intenzione profonda del Concilio Vaticano II era chiaramente di inserire e subordinare il discorso della Chiesa al discorso di Dio".

    Nel testo si legge anche che il Vaticano riconosce nelle altre comunità cristiane non cattoliche, in particolare nella Chiesa ortodossa, l'esistenza "numerosi elementi di santificazione e di verità". Ma vi sono anche - indica il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicato oggi - "carenze", in quanto tali confessioni non riconoscono "il primato di Pietro", ovvero del Papa di Roma. Tale primato - avverte tuttavia la nota - "non deve essere inteso in modo estraneo o concorrente nei confronti dei vescovi delle Chiese particolari". Sì al dialogo anche con le chiese "particolari" ma, afferma l'ex Sant'Uffizio, "perché il dialogo possa veramente essere costruttivo, oltre all'apertura agli interlocutori, è necessaria la fedeltà alla identità della fede cattolica". Le comunità protestanti, nate dalla riforma luterana del XVI secolo, non possono essere considerate, dalla dottrina cattolica, "chiese in senso proprio", in quanto non contemplano il sacerdozio e non conservano più in modo sostanziale il sacramento dell'Eucarestia.

    "L'identificazione della Chiesa di Cristo con la Chiesa cattolica - è quanto afferma in un'intervista monsignor Angelo Amato - non è da intendersi come se al di fuori della chiesa cattolica ci fosse un 'vuoto ecclesiale', dal momento che nelle chiese e comunità ecclesiali separate si danno importanti 'elementa ecclesiae'". "Il volto nuovo della Chiesa - aggiunge - non implica rottura ma armonia in una comprensione sempre più adeguata della sua unità e della sua unicità".

    Il segretario della Congregazione spiega anche perché sia stato scelto, nel documento, lo stile delle domande con risposte. "E' un genere - osserva - che non implica argomentazioni diffuse e molto articolate, proprie ad esempio delle Istruzioni o delle Note dottrinali. Nel nostro caso invece si tratta di alcune brevi risposte a dubbi relativi alla corretta interpretazione del Concilio".

    (10 luglio 2007) La Republica

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    FORUM

    Francamente non mi meraviglia una affermazione del genere espressa dall'attuale papa. Devo comunque considerare che la differenza spirituale e caratteriale tra Giovanni Paolo II e quella dell'attuale papa è sostanzialmente incompatibile. Quindi personalmente ritengo di non tenere in considerazione nel modo più assoluto una dichiarazione del genere. Credo che egli stia rievocando lo spirito settario che hanno praticato i papi predecessori del primo secolo. Per concludere vogliamo rispondere al papa Ratzinger Che Gesù non ha detto che lui riconosce la chiesa cattolica ma, chi avrà fatto la volontà di Dio è parte della chiesa spirituale di Gesù Cristo. leggete alcune testimonianze e allegati per avere una idea chiara chi è sostanzialmente la chiesa cattolica. Leggete la storia di Charlotte Wells Suore abbusate dai preti leggete questa carrellata di eventi eclatanti della chiesa cattolica  Per concludere una bella testimonianza di un ex sacerdote nipote di Paolo VI

    11.07.2007 Eliseo

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    SUORE ABUSATE. DA PRETI. DOCUMENTI

    DOC-1063. KANSAS CITY-ADISTA. Abusi sessuali, stupri, sfruttamento, plagio: atti che hanno portato in molti casi a gravidanze e aborti. I responsabili: preti e vescovi. Le vittime: suore. Il luogo: Africa (ma non solo). La diffusione: altissima. Sono queste le coordinate allarmanti di una piaga che è venuta alla luce grazie alla pubblicazione, da parte del settimanale statunitense National Catholic Reporter, di quattro documenti strettamente confidenziali elaborati da religiosi impegnati nella consulenza alle suore e nella prevenzione dell'Aids, documenti che sono disponibili dal 9 marzo scorso nel sito Internet dello stesso National Catholic Reporter.
    Da questi rapporti, stilati tra il 1994 e il 1998, viene alla luce una situazione che, benché non ignota, manifesta proporzioni molto più estese e gravi di quanto non si supponesse. Membri del clero cattolico, questo in sintesi il contenuto, hanno sfruttato e sfruttano la loro posizione finanziaria e spirituale per ottenere prestazioni sessuali da parte delle suore, spesso portate dal loro condizionamento culturale ad obbedire all'ecclesiastico. Perché proprio le suore? Perché in una situazione di diffusione a macchia d'olio dell'Aids, specialmente in Africa, esse rappresentano un gruppo "safe", sicuro, non a rischio. E sono molto più condizionabili, anche tramite false argomentazioni teologiche. Uno dei casi più eclatanti lo riporta sr. Maura O'Donohue, Medico Missionaria di Maria, autrice di due dei documenti, che visitò diversi Paesi africani per conto del CAFOD, organismo che si occupa di Aids all'interno della Caritas Internationalis. "La superiora di una comunità di religiose in un Paese - ha scritto la missionaria nel 1994 - è stata contattata da preti che chiedevano di rendere loro disponibili le suore per prestazioni sessuali (1991). Al rifiuto della superiora, i preti hanno spiegato che altrimenti si sarebbero visti obbligati a recarsi al villaggio per trovare donne, esponendosi così al rischio dell'Aids". "Grazie alle confidenze fattemi da molte sorelle nel corso delle mie visite - continua la O'Donohue - mi resi conto di questioni più profonde e anche più inquietanti di quelle già emerse. Queste rivelavano modelli di comportamento che ero riluttante ad accettare come fatti". Spesso si trattava di vicende di cui esistevano prove documentali, e non solo di voci o racconti orali. 23 i Paesi che la missionaria cita: tra di essi, in gran parte africani, compaiono anche India, Filippine, Brasile, Colombia, Stati Uniti, Irlanda e Italia.
    Molti sono i casi di giovani candidate alla vita religiosa che in cambio dei necessari certificati erano obbligate ad avere rapporti sessuali con preti. Molte sono le religiose rimaste incinte in seguito a tali rapporti e obbligate, per questo, a lasciare la congregazione, mentre il prete responsabile è stato soltanto allontanato per un breve periodo. Le cifre sono impressionanti: una congregazione diocesana (in Africa poche sono le congregazioni legate ad una rete internazionale e dunque più formate e più appoggiate anche finanziariamente) ha allontanato 20 suore incinte; la superiora generale di un'altra, con 29 suore in gravidanza in seguito a rapporti con preti, si è rivolta all'arcivescovo con l'unico risultato di venire estromessa - lei e il suo Consiglio - dalla congregazione stessa e di essere sostituita da un'altra superiora e da un altro Consiglio, scelti contro le stesse costituzioni dell'Istituto.
    In alcuni Paesi è notorio che i preti abbiano relazioni multiple, anche con mogli di parrocchiani. Secondo quanto riporta la O'Donohue, in una parrocchia il parroco è stato attaccato con fucili dagli uomini, estenuati dagli abusi di potere perpetrati dal prete nei confronti delle donne del luogo (1991).
    Alcuni preti chiedono addirittura che le suore assumano contraccettivi, convincendole del fatto che la pillola previene la trasmissione del virus Hiv. Altri hanno incoraggiato le suore incinte ad abortire. Alcuni medici cattolici impiegati in ospedali cattolici hanno rivelato di avere subìto pressioni da parte dei preti perché procurassero l'aborto alle suore in quegli ospedali (1990). Uno, addirittura, dopo aver spinto la suora rimasta incinta ad abortire, e dopo la morte di questa durante l'operazione, le ha officiato la messa funebre.
    Molte e difficili, dunque, le sfide che tale situazione pone. La O'Donohue prospetta la promozione di una crescita integrale per clero, religiosi e laici; un aiuto spirituale, psicologico e sociale alle vittime e agli sfruttatori; il superamento del silenzio con procedure efficaci.
    Di seguito riportiamo, in una nostra traduzione dall'inglese, uno dei quattro documenti resi pubblici dal National Catholic Reporter, quello stilato da sr. Maria Marie McDonald, Superiore generale delle Missionarie di Nostra Signora d'Africa, nel novembre 1998, intitolato "Il problema dell'abuso sessuale delle religiose africane in Africa e a Roma" e presentato per fornire un quadro generale della situazione al "Consiglio dei 16", un gruppo di delegati dell'Unione dei Superiori generali (congregazioni maschili), dell'Unione Internazionale delle Superiore generali (congregazioni femminili) e della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, dicastero vaticano competente in materia. Non sono note reazioni da parte vaticana.
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    IL PROBLEMA DELL'ABUSO SESSUALE NEI CONFRONTI DI SUORE AFRICANE IN AFRICA E A ROMA

    Documento per il consiglio dei "16"
    di suor Marie McDonald
    , Superiora generale delle Missionarie di Nostra Signora d'Africa

    Questo intervento si riferisce principalmente all'Africa e a suore, preti e vescovi africani. Ciò non si deve al fatto che il problema sia esclusivamente africano, ma al fatto che il gruppo che si è incontrato per preparare i temi dell'incontro di oggi faceva riferimento principalmente alla propria esperienza in Africa e ad informazioni avute da membri delle loro congregazioni o di altre congregazioni, soprattutto congregazioni diocesane in Africa.
    Noi sappiamo che il problema esiste anche altrove.
    Questo intervento tocca solamente un aspetto, seppur doloroso, della Chiesa africana. Siamo ben consci e grati dell'immenso bene che è stato compiuto ed è tuttora compiuto dal clero e dai religiosi, che conducono una vita integra ed evangelicamente fruttuosa. Non c'è bisogno di ricordare quei preti, vescovi e religiosi che in anni recenti in Africa hanno versato il loro sangue per la causa di Cristo e per le persone assegnate alle loro cure. È precisamente a causa del nostro amore per la Chiesa e per l'Africa che ci sentiamo tanto afflitti dal problema che vi presentiamo.
    Potrebbero essere raccontate molte storie inquietanti. Tuttavia, siccome tutti qui sanno che questo problema esiste e che, nonostante moltissimi tentativi di migliorare la situazione, sembra che questa stia invece peggiorando, esporrò il problema in forma molto breve e concisa. Poi cercherò di spiegare quali sono le cause principali.
     
    Il problema
    1.
    Viene comunemente asserita l'esistenza di molestie sessuali e persino di stupri da parte di preti e vescovi nei confronti di suore.
    Talvolta quando una suora viene messa incinta, il prete insiste perché abortisca. Di solito la suora viene allontanata dalla sua congregazione mentre il prete, spesso, viene solamente trasferito ad un'altra parrocchia, o inviato a studiare.
    2. Molte suore diventano economicamente dipendenti da preti che talora chiedono in cambio prestazioni sessuali.
    3. I preti talvolta sfruttano il ruolo di direttori spirituali e di ministri del sacramento della Riconciliazione per chiedere prestazioni sessuali.
     
    Alcune cause di queste molestie
    Celibato/castità
    in molti Paesi non costituiscono un valore. In alcuni Paesi per una giovane donna istruita il matrimonio potrebbe non rappresentare una scelta possibile, perché "il prezzo della sposa" è troppo alto. La vita religiosa potrebbe offrire una scelta alternativa: ma in tal caso è realmente una scelta di vita casta e celibe?
    La posizione inferiore delle donne nella società e nella Chiesa è un altro fattore da prendere in considerazione. Sembra che una suora trovi impossibile opporsi ad un prete che chiede prestazioni sessuali. Ella è stata educata a considerare se stessa inferiore, a essere servizievole e a obbedire, persino al suo fratello minore. È comprensibile allora che una suora trovi impossibile negarsi ad un ecclesiastico che chiede prestazioni sessuali. Questi uomini sono visti come "figure di autorità" cui bisogna ubbidire. Inoltre, di solito essi sono maggiormente istruiti ed hanno ricevuto una formazione teologica più avanzata rispetto alle suore. Potrebbero usare false argomentazioni teologiche per giustificare le loro richieste ed il loro comportamento. Le suore si impressionano facilmente con questi argomenti. Uno di questi suona come segue: "Siamo entrambi celibi consacrati. Ciò significa che abbiamo promesso di non sposarci. Tuttavia possiamo avere fra noi rapporti sessuali senza rompere i nostri voti."
    La malattia pandemica dell'aids ha comportato che le suore sono ora più di prima ricercate dai preti perché si pensa che siano "sicure".
    Situazione economica. Molte congregazioni femminili faticano a trovare abbastanza soldi per badare alle consorelle e per istruirle. Molto spesso quando le suore lavorano per una diocesi non viene loro pagato un giusto salario. Da quelle che vengono inviate all'estero per studiare ci si aspetta talvolta che mandino soldi alle loro congregazioni e alle famiglie a casa. In alcuni Paesi fuori dall'Africa, come gli Stati Uniti, le sorelle africane vengono sfruttate, con magri salari e inadeguata assicurazione sanitaria, per svolgere ministeri tradizionali, per esempio quello di catechiste, che sono stati abbandonati dalle congregazioni statunitensi.
    Poca comprensione della vita consacrata. Vescovi, preti, laici, e le stesse suore non capiscono in maniera adeguata la vita religiosa, né il significato dei voti né i carismi specifici di ogni Istituto.
    Reclutamento di aspiranti da parte di congregazioni che non hanno una sufficiente presenza in un determinato paese, e che non hanno abbastanza conoscenza di una determinata cultura. Talvolta i preti contribuiscono a questa azione di reclutamento.
    Le suore studentesse che vengono mandate all'estero, a Roma (e altrove in Europa e negli Stati Uniti) a studiare, spesso hanno problemi particolari. Uno di questi è quello di trovare un alloggio adeguato. Mentre a seminaristi e preti vengono offerti residence, molto meno viene fatto per le suore. Le suore inviate a studiare fuori dai loro Paesi sono spesso troppo giovani e/o immature. Mancano di guida, di sostegno e in molti casi di una solida formazione religiosa. Molte suore mancano anche dell'educazione di base necessaria per intraprendere ulteriori studi o, talvolta, hanno una conoscenza insufficiente della lingua nella quale devono studiare. Queste suore frequentemente si rivolgono a seminaristi e preti per un aiuto nello scrivere tesine. Le prestazioni sessuali sono, alcune volte, il pagamento che debbono offrire per un tale aiuto. Non desidero con questo sostenere che solo i preti e i vescovi sono da accusare e che le suore sono semplicemente le loro vittime. No, può essere che le suore talvolta siano fin troppo consenzienti, oppure ingenue.
    Silenzio. Forse un altro fattore è la "cospirazione del silenzio" che avvolge questo argomento. Solo se siamo in grado di affrontarlo insieme onestamente saremo in grado di trovare delle soluzioni.
    A marzo di quest'anno, io ho fatto una relazione ai vescovi della Commissione Permanente del Secam (Simposio delle Conferenze Episcopali d'Africa e del Madagascar, ndt) sui "Problemi che si pongono alle congregazioni religiose". La violenza sessuale nei confronti delle suore era uno dei principali problemi proposti. Siccome la maggior parte di quello che presentavo era basato su relazioni provenienti da congregazioni diocesane e dalle Conferenze delle Superiori Maggiori in Africa, mi sentivo molto convinta dell'autenticità di ciò che stavo dicendo. I vescovi presenti sentirono come sleale da parte delle suore l'aver mandato tali relazioni fuori dalla loro diocesi. Dissero che le suore in questione avrebbero dovuto rivolgersi al loro vescovo diocesano per questi problemi. Naturalmente, questo sarebbe stato e sarebbe l'ideale. Tuttavia le suore sostengono di averlo tentato più e più volte. Talvolta non sono state ben accolte. In alcuni casi sono state accusate per ciò che era successo. Anche quando vengano ascoltate con grande comprensione, non sembra che venga fatto alcunché.
    In alcune sedute ufficiali e ufficiose, in questi ultimi anni, i Superiori Generali a Roma hanno ascoltato e si sono scambiati resoconti di violenze sessuali. Sembra che sia arrivato il momento di un'azione concertata.
    Pensiamo che questo possa essere fatto al meglio aiutandosi reciprocamente a sviluppare delle politiche mirate ad affrontare i problemi prima e dopo il loro insorgere.

     

    Di seguito, pubblichiamo la traduzione dall'inglese del "Memorandum" di suor Maura O'Donohue, dei Medici Missionari di Maria, "Preoccupazioni prioritarie per la Chiesa nel contesto dell'Hiv/Aids", che nella conclusione chiama fortemente in causa la responsabilità della Chiesa. Del Memorandum, datato 1994, omettiamo solo la parte introduttiva, relativa alla situazione generale.

    PREOCCUPAZIONI PRIORITARIE PER LA CHIESA
    NEL CONTESTO DELL'AIDS

    Memorandum di suor Maura O'Donohue

    (...)

    a) Preti e religiosi con Hiv/Aids

    L'Aids sta ora colpendo preti e religiosi in diversi Paesi. In uno, ad esempio, su un totale di meno di 320 preti diocesani, 3 sono morti per malattie legate all'Aids, altri 4 erano in fase terminale e altri 12 erano sieropositivi. Era il 1991. Queste cifre rappresentano un tasso di contagio pari al 13% tra il clero diocesano in quel particolare Paese. In un altro Paese 16 membri di una Congregazione religiosa sono già morti di Aids. Ovviamente queste situazioni non vengono discusse apertamente, ma le cifre riflettono una tendenza allarmante.
    Una risposta iniziale di molti vescovi e superiori religiosi è stata di stabilire come requisito per tutti i candidati ai seminari e alla vita religiosa il test Hiv. Se scelte di questo tipo sollevano questioni relative ai diritti umani, alla giustizia e alla pastorale, non sono comunque in grado di affrontare il problema di preti e religiosi che sono già sieropositivi o che potrebbero diventarlo in futuro.
    Reazioni positive e negative sono state registrate nelle diocesi e nelle comunità religiose nei confronti di quei preti e religiosi di cui è già nota la sieropositività o la conclamazione della malattia. Un superiore provinciale ha invitato un membro della sua comunità malato di Aids a vivere presso la Casa provinciale e i confratelli si sono presi cura di lui fino alla sua morte. Al contrario, un altro prete malato di Aids e ricoverato in un ospedale per diversi mesi è stato ignorato dal suo vescovo e dai preti suoi confratelli. Quando alla fine è morto, il vescovo si è recato con un furgoncino aperto per ritirare il corpo. La responsabile dell'ospedale si è rifiutata di consegnarglielo finché non fosse disponibile una bara.

    b) Particolare vulnerabilità delle religiose nell'epidemia Hiv/Aids
    L'intricata combinazione di diversi fattori nel tessuto della nostra società (per esempio, l'inferiorità delle donne in alcune regioni del mondo) incoraggia lo sfruttamento. Per esempio, in alcune culture esiste un utilizzo legittimato della punizione fisica e l'aspettativa di una obbedienza assoluta da parte delle giovani verso qualsiasi "figura di potere" tradizionale. Ciò implicitamente giustifica la violenza, la sottomissione agli adulti e inoltre perpetua un senso di impotenza e vulnerabilità.
    È noto che gli autisti di Tir e altri uomini, obbligati a star lontani da casa e dalla famiglia per periodi relativamente lunghi, hanno relazioni con prostitute. Ciò è culturalmente "accettato" in alcune società per gli uomini sposati o meno. A causa della maggiore conoscenza dell'Hiv/Aids, questi uomini hanno cominciato a considerare le prostitute come una categoria ad alto rischio di contagio. Molti, perciò, invece di frequentare bordelli, hanno cercato di contattare ragazze delle scuole superiori, considerate "sicure", in virtù della loro giovane età. L'incidenza delle gravidanze tra le adolescenti è cresciuta vertiginosamente in alcuni Paesi, così come l'incidenza dell'Hiv/Aids e altre malattie trasmesse sessualmente.
    Le religiose costituiscono un'altra categoria che è stata identificata come "sicura" per l'attività sessuale. Numerose religiose hanno denunciato abusi da parte dei loro professori e insegnanti, e molestie sessuali da parte di altri uomini in generale. Purtroppo, le suore denunciano che anche i preti le hanno sfruttate sessualmente perché anche loro erano arrivati a temere il contagio dell'Aids dal rapporto sessuale con prostitute ed altre donne "a rischio". Per esempio, in un certo Paese, una Superiora di una comunità religiosa è stata avvicinata da preti che chiedevano che le suore fossero messe a loro disposizione per favori sessuali (1991). Al rifiuto della Superiora i preti spiegarono che, altrimenti, sarebbero stati costretti a recarsi al villaggio per trovare donne e si sarebbero così esposti al rischio del contagio.

    c) Questioni particolarmente allarmanti che sono emerse
    Grazie alle molte confidenze fattemi da un gran numero di religiose nel corso delle mie visite, sono venuta a conoscenza di questioni più allarmanti di quelle delineate finora. Tali questioni rivelano modelli di comportamento che ero molto riluttante ad accettare come fatti. La mia reazione iniziale è stata di shock e di incredulità di fronte alla vastità del problema di cui ero messa a parte. Le informazioni riguardano lo sfruttamento di religiose e altre donne da parte di preti e provengono da missionari (uomini e donne), da preti, medici e altri membri affidabili della famiglia ecclesiale. Mi è stato assicurato che esistono le prove documentali per molti dei casi descritti più avanti e che le informazioni non si basano solo sul sentito dire. Queste prove mi hanno causato grave preoccupazione per il loro potenziale impatto sulla comunità ecclesiale - la gerarchia, il clero, i religiosi e i laici - come anche sui singoli e sulle famiglie coinvolte. La mia speranza è che queste informazioni forniscano un quadro di ciò che sta accadendo e di conseguenza spingano ad un'azione appropriata specialmente da parte di coloro che si trovano ai vertici della Chiesa e di coloro che sono responsabili della formazione.
    Prima di fornire i dettagli è importante sottolineare che ciò che viene presentato qui è un comportamento non generalizzato, bensì ripetuto fino a diventare consueto. Non riguarda un solo Paese o continente, né un gruppo specifico o tutta la società. In effetti gli esempi che seguono derivano dall'esperienza di sei anni e riguardano casi in 23 Paesi dei cinque continenti, vale a dire Botswana, Burundi, Brasile, Colombia, Filippine, Ghana, India, Irlanda, Italia, Kenya, Lesotho, Malawi, Nigeria, Papua Nuova Guinea, Sudafrica, Sierra Leone, Stati Uniti d'America, Tanzania, Tonga, Uganda, Zambia, Zaire, Zimbabwe.

    1) Si sa che numerosi preti e persino membri della gerarchia hanno abusato del loro potere e tradito la fiducia riposta in loro con relazioni sessuali con religiose basate sullo sfruttamento. Alcuni esempi si riferivano a candidate alla vita religiosa che dovevano fornire prestazioni sessuali a preti per ottenere i certificati e/o le raccomandazioni necessari.

    2) In diversi Paesi le religiose sono angosciate dalla prassi secondo la quale quando una suora rimane incinta deve lasciare la Congregazione mentre il prete coinvolto può continuare il suo ministero. Tale questione chiama in causa la giustizia sociale. La religiosa viene lasciata sola ad allevare il bambino costituendo una famiglia monoparentale, spesso vilipesa e frequentemente in condizioni sociali indigenti. Mi sono stati raccontati casi in cui queste donne, in diversi Paesi, erano obbligate a diventare seconda o terza moglie in una famiglia, per aver perso il loro status nella cultura locale. L'alternativa, ai fini della sopravvivenza, è di andare "sulla strada", come prostitute, esponendosi, inter alia, se non già infette, al rischio del contagio Hiv.

    3) Le Superiore generali che ho incontrato erano estremamente preoccupate per le molestie che le religiose stavano subendo da parte dei preti in alcune aree. Una Superiora di una Congregazione diocesana in cui molte sorelle erano state messe incinte da preti, non è riuscita a individuare una soluzione appropriata. Un'altra Congregazione diocesana ha dovuto allontanare più di 20 suore a causa della gravidanza causata anche qui, in molti casi, da preti.

    4) Alcuni preti spingono le suore a usare contraccettivi inducendole a pensare che "la pillola" eviti il contagio dell'Aids. Altri hanno invece incoraggiato le suore con cui avevano avuto una relazione ad abortire. Alcuni medici cattolici in ospedali cattolici hanno riferito di aver subito pressioni da parte di preti per procurare l'aborto alle religiose nei loro ospedali (1990).

    5) Gruppi di religiose di Congregazioni locali hanno rivolto appelli accorati a membri di Congregazioni internazionali affinché le aiutassero, spiegando che, quando cercano di portare avanti da sole la propria causa presso le autorità della Chiesa riguardo alle molestie da parte dei preti, semplicemente "non vengono ascoltate" (1991). In un altro caso, dopo che 29 religiose di una Congregazione diocesana erano state messe incinte da preti nella diocesi, la Superiora generale ha reclamato presso l'arcivescovo. Poco dopo, lei e le sue consigliere sono state destituite durante una funzione pubblica dall'arcivescovo che ha comunicato al nunzio la nomina di un gruppo in sostituzione, senza suscitare reazioni, e le suore stanno ancora aspettando una risposta da parte delle più alte autorità ecclesiastiche. Nel frattempo, la Superiora generale e il consiglio, nominati in violazione alle Costituzioni della Congregazione, amministrano la Congregazione stessa (1993).

    6) In un ristretto numero di Paesi, membri di consigli parrocchiali e di piccole comunità cristiane stanno ricusando i loro Pastori per le relazioni di questi con donne e ragazze in generale. Alcune di queste donne sono le mogli dei parrocchiani. In questi casi, i mariti, sebbene in collera per ciò che accade, sono a disagio nell'affrontare il loro parroco. Si sa che alcuni preti hanno relazioni con più donne e hanno figli da più di una relazione. Alcuni laici hanno parlato con me delle loro preoccupazioni in tale contesto, affermando che stanno aspettando il giorno in cui avranno le "omelie dialogate". Ciò, nel loro progetto, darà loro (i laici) l'opportunità di mettere alla prova certi preti sulla sincerità della loro predicazione e sulla loro apparente doppia morale. In un Paese che ho visitato sono stata informata del fatto che il presbiterio in una certa parrocchia è stato attaccato da parrocchiani armati di fucili, adirati con i preti per il loro abuso di potere e il tradimento della fiducia che le loro azioni e il loro stile di vita rifletteva (1991).

    7) In un altro Paese, una ragazza da poco convertita dall'islam (divenuta cristiana insieme alla sorella) è stata accettata come candidata presso una Congregazione religiosa locale. Quando si è recata dal suo parroco per i certificati necessari, ha subito uno stupro da parte del prete prima che le fosse consegnato quanto chiedeva. Essendo stata ripudiata dalla famiglia per la sua conversione al cristianesimo, non si è sentita libera di tornare a casa. È tornata alla Congregazione e molto presto si è accorta di essere incinta. A suo modo di vedere, l'unica possibilità che aveva era di lasciare la Congregazione senza spiegarne il motivo. Ha trascorso dieci giorni vagabondando nella foresta, torturandosi sulla scelta da fare. Alla fine ha deciso di andare a parlare col vescovo, il quale ha convocato il prete. Il prete ha ammesso la colpa e il vescovo gli ha ordinato un ritiro di due settimane.

    8) Dagli anni '80, in numerosi Paesi le religiose si rifiutano di viaggiare sole con un prete, in macchina, per paura di molestie o persino di stupri. Alcuni preti hanno anche, in certe occasioni, abusato della loro posizione e del loro ruolo di pastori e direttori spirituali e hanno utilizzato la loro autorità per ottenere prestazioni sessuali da parte di religiose. In un Paese, Superiore religiose hanno dovuto chiedere al vescovo o ai Superiori religiosi di rimuovere cappellani e direttori spirituali dopo che avevano abusato di suore.

    Alcune conseguenze
    La prima conseguenza di tali abusi va individuata nel dolore fisico, emotivo e spirituale immediato delle vittime. Altri effetti sono la delusione e il cinismo sia nella vittime che negli altri membri della comunità. Il fondamento della loro fede viene improvvisamente sconvolto. Molte di queste suore vengono da famiglie in cui l'ingresso in una Congregazione religiosa è culturalmente inaccettabile e perciò vengono sottoposte a una grande pressione perché non vadano. Esse si chiedono perché il celibato debba essere proclamato in modo così perentorio dalle stesse persone che poi praticano lo sfruttamento sessuale. Questo atteggiamento è visto come ipocrita o almeno come la promozione di una doppia morale.

    Alcune risposte positive
    Gradualmente si sta comprendendo che le ferite, la delusione e le ingiustizie sociali vissute devono essere portate alla luce e condivise. Questi temi devono essere affrontati con delicatezza e con l'appoggio della comunità di appartenenza e delle consorelle. In questo modo, le singole persone sono appoggiate e assistite nell'affrontare queste situazioni. Si spera che il risultato non sia l'erosione della loro fede, ma che le vittime siano aiutate a sviluppare una fede veramente adulta che trascenda la dipendenza dai e il tradimento dei consiglieri e direttori spirituali e di altre figure di autorità.
    È ugualmente importante sottolineare che in molti Paesi ci sono alcune risposte molto creative e positive finalizzate alla prevenzione. In alcune diocesi visitate, tutti i preti si riuniscono regolarmente per la riflessione, la preghiera e il dialogo. Il clero di alcune diocesi ha organizzato una serie di seminari sull'Hiv/Aids. Questi seminari continuano e vengono ora organizzati in collaborazione con la Conferenza delle religiose.
    La nostra Conferenza religiosa nazionale ha progettato un seminario di dieci giorni per le Superiore e per le responsabili della formazione nelle loro rispettive Congregazioni. Il seminario è focalizzato sui temi pastorali e sociali emergenti che riguardano in particolare le religiose e includono alcune delle questioni sopra delineate (1992). Nello stesso Paese è stata richiesta l'assistenza di seminari su temi analoghi per l'associazione dei preti diocesani.
    A Roma, l'Uisg ha anche organizzato una sessione di un giorno dell'Assemblea generale nell'aprile 1992 dedicato a temi legati all'Aids. Ha già inviato un comunicato tramite i propri coordinatori regionali allo scopo di allertare i presidenti di importanti Conferenze regionali di religiosi su questi temi emergenti.

    Risposte specifiche
    Alcune delle risposte specifiche date dai religiosi e dal clero sono:

    - riesame delle procedure per la selezione dei candidati al sacerdozio e alla vita religiosa;
    - promozione di relazioni sane e incoraggiamento del recupero della fiducia tra il clero, i religiosi e i laici;
    - analisi delle dinamiche psico-sociali di ciò che sta accadendo, nel contesto sociale generale;
    - riesame dei programmi di formazione alla luce dei recenti sviluppi;
    - riflessione su come evitare il permanere dei suddetti abusi.

    Misure per il futuro
    È necessario non solo analizzare queste tragiche situazioni, ma anche progettare una risposta attiva, che può includere:
    - promozione di una crescita integrale del clero, dei religiosi e dei laici;
    - priorità alla formazione dei leader;
    - offerta di assistenza spirituale, psicologica e sociale delle vittime e dei responsabili degli abusi;
    - garanzia che vi siano procedure efficaci per accrescere la consapevolezza e render conto di casi di abuso esistenti e potenziali, e affrontarli;
    - offerta di un adeguato appoggio a coloro che hanno bisogno di aiuto per affrontare gravi problemi psico-sociali.

    Commenti conclusivi
    1) Dobbiamo riconoscere le profonde esigenze umane e personali dei preti, anche di quelli che sono coinvolti in tali abusi. Anche costoro dipendono da altri esseri umani che trasmettano loro, nella debolezza, l'incondizionato amore di Dio. Noi tutti dobbiamo reciprocamente rendere possibile questa mediazione, sostenendoci nella debolezza, "portando ciascuno il fardello dell'altro". Sarebbe assurdo affermare che siamo tutti esseri umani deboli, ma poi sminuire coloro che appaiono "carenti" o risentirsi per coloro che sono insensibili.

    2) La rivelazione dei fatti illustrati in questo rapporto potrebbe gettare sui preti in generale un'ombra di sospetto, esplicito o meno. In questo contesto, c'è una certa dose di scetticismo circa la sincerità dei responsabili della Chiesa e del clero nel gestire tematiche così complesse e delicate. Chiaramente è necessaria una riflessione molto più approfondita e una ricerca sincera per superare una facile stigmatizzazione e risposte eccessivamente difensive. Le donne coinvolte hanno anche la responsabilità di informarsi e di intraprendere azioni adeguate che le aiutino a risolvere situazioni di abuso passate e a evitare la perpetuazione dell'abuso in futuro.

    3) Bisogna ristabilire la credibilità della Chiesa e intraprendere il compito di ricostruire la fiducia tra i preti e i membri non ordinati della Chiesa. L'Aids ha gettato luce su alcune complesse questioni di vecchia data e ha anche fatto emergere in modo molto drammatico altri problemi più gravi che nel contesto dell'Aids non possono essere ignorati; bisogna proprio affrontarli. Tra questi, l'insegnamento della Chiesa su temi come la castità, il celibato, il matrimonio, la responsabilità dei genitori e la vita familiare; tutti questi temi devono essere affrontati nel contesto della sessualità. Appare necessaria una rinnovata riflessione teologica e spirituale in questi ambiti. In caso contrario, è difficile sapere che cosa accadrà, alla luce delle fragilità ora visibili nel vero e proprio nucleo del ministero della Chiesa.

    4) Un approccio esclusivamente centrato sulla donna o "femminista militante" ai temi ora descritti, a mio avviso, non costituisce una soluzione. Le ingiustizie possono assumere molte forme, e le donne forse, in queste circostanze, devono essere particolarmente attente a non creare un'altra forma di sessismo o di alienazione, colpevolizzando gli uomini. Reazioni aspre e di odio possono essere scandalose tanto quanto le offese originarie.

    Le esperienze illustrate ci mettono di fronte all'esigenza critica di riconciliazione, trasformazione e redenzione nella società e nella Chiesa. Alcuni dei temi fondamentali vengono in realtà affrontati in diversi contesti. Eppure rimane ancora la triste realtà di una maggioranza di leader della Chiesa e di loro fedeli che continua a negare o minimizzare questa tragica situazione. In ultima analisi la Chiesa verrà giudicata non solo sulla risposta che darà all'Hiv/Aids, ma sull'ipocrisia che si avverte in essa e sulla apparente doppiezza in questo contesto, perché, se non siamo parte della soluzione, siamo una gran parte del problema.
    Le suore e altre donne che ora si presentano a parlare dell'abuso che hanno subito stanno contribuendo a cambiare la cultura con il loro dolore e il loro coraggio. L'inesperienza, aggravata da atteggiamenti socio-culturali, spesso priva molte di queste suore degli strumenti che servono loro per descrivere i fatti. È sorprendente che così tante, ora, diano voce alle loro esperienze. Grazie all'iniziativa di queste suore, tutto il popolo di Dio può raggiungere una comprensione più matura e responsabile di se stesso e della sua Chiesa. C'è qualcosa di profetico in questa tragedia, perché sono i "senza voce" ad aver dato il via a questo processo di maturazione. Per tutto questo, a prescindere dalla loro sofferenza, abbiamo con loro un grande debito di rispetto e di gratitudine. Prego che le loro richieste di aiuto e comprensione non restino inascoltate, ma ricevano una risposta ugualmente coraggiosa e profetica.


    Testimonianza di Charlotte Wells 

    Testimonianza originale in lingua Inglese

     

    La testimonianza della sorella Charlotte, ex suora di clausura, è sconvolgente e scioccante, ma fornisce informazioni importanti sul peggio della vita in convento e sulle dinamiche del Romanismo. Essa si aggiunge ad altri resoconti come "Monaca Maria" e "Il martire in nero: la storia della vita di sorella Giustina", e alle testimonianze di ex preti, come Chiniquy, Fresenborg, e Hogan. La testimonianza della sorella Charlotte può sembrare incredibile, se non si conosce la storia della religione papista.


    Innanzi tutto vorrei dirvi che non rendo questa testimonianza a motivo di qualche sentimento di odio nel mio cuore verso i credenti Cattolici Romani. Non potrei essere Cristiana se avessi ancora dell'amarezza nel cuore. Dio mi liberò da ogni amarezza e da ogni lotta in quel giorno, divenendo reale nella mia vita, con la potenza dello Spirito Santo. Rendo dunque questa testimonianza perché dopo avermi salvata, Dio mi liberò dal convento e dalla schiavitù e dalle tenebre. Il Signore mise sul mio cuore il peso di rendere questa testimonianza così che altri potessero sapere cosa significa vivere in convento. Perciò, nell'ascoltare con attenzione la mia testimonianza, confido che nessuna delle cose che dirò potrà lasciare nei vostri cuori la sensazione che io non porti un peso per i credenti Cattolici Romani. Non amo le cose che essi fanno, e non sono d'accordo con i loro insegnamenti, ma desidero le loro anime per Gesù. Sono interessata alle loro anime. Io credo che Gesù andò al Calvario. Egli morì affinché tu e io potessimo conoscerLo. E le loro anime sono preziose proprio quanto la tua e la mia anima. Questo è il motivo del mio interesse.

    Sono nata nel Cattolicesimo Romano, non conoscendo altro, non conoscendo la parola di Dio perché non avevamo una Bibbia in casa nostra, non avevamo mai sentito parlare del meraviglioso piano di salvezza del Signore. E così, naturalmente, crebbi in quella casa Cattolica Romana da bambina, conoscendo solo il catechismo, conoscendo soltanto gli insegnamenti della Chiesa Cattolica Romana. E, dato che amavo il Signore, e volevo fare qualcosa per Lui, desideravo darGli la mia vita. Non conoscevo alcun altro modo mediante il quale una ragazza Cattolica Romana potesse dare la sua vita a Dio, se non quello di entrare in un convento, e rivolgermi al confessionale dove, naturalmente, si è sotto l'influenza del padre-confessore, il prete Cattolico Romano.

    Un giorno, attraverso la sua influenza e quella di uno dei miei insegnanti nella scuola parrocchiale, decisi di voler diventare una sorellina. All'epoca pensavo di diventare una suora dell'ordine libero, e andando avanti, fino al momento di prendere il velo, all'età di sedici anni e mezzo, tutto mi sembrava meraviglioso. Non avevo davvero alcun timore nel mio cuore. Tutto ciò che mi era stato insegnato sembrava coincidere con gli insegnamenti che avevo ricevuto in chiesa prima di entrare nel convento. E così un giorno, dopo essermi decisa ad entrare in convento - ricordo quel giorno particolare - due sorelle mi accompagnarono a casa dalla scuola. Erano mie insegnanti. E quando arrivammo a casa di mio padre quel pomeriggio, vi trovammo anche il nostro padre-confessore. Spesso dico che quando ero piccola i bambini venivano visti ma non ascoltati. In casa mia, da bambini non si parlava se un adulto non ti rivolgeva la parola. E ricordo che ascoltai la loro conversazione, quindi mi avvicinai a mio padre e gli chiesi se potevo dirgli qualcosa. Era qualcosa di inusuale. Lui mi permise di parlare e io dissi: "Papà, voglio andare in convento". Le mie parole destarono immediatamente l'interesse del prete, che già da tempo stava influenzandomi nella scelta. Mio padre si commosse e cominciò a piangere, non per tristezza, ma per la gran gioia. Mia madre venne e mi abbracciò, e anche lei pianse. Era molto felice. Quelle non erano lacrime di tristezza, perché pensava al fatto che la sua bambina stava dando la sua vita al convento per pregare per l'umanità perduta. E naturalmente la mia famiglia fu entusiasta della cosa, come anch'io lo ero. Ma, comunque, non andai prima di un anno da allora, quando giunse il tempo in cui mi ero preparata e mia madre aveva preparato ogni cosa per me. Così entrai in convento.

    La scuola del convento

    Non c'era un posto vicino alla casa dei miei genitori, così mi portarono via a quello che mi parve essere più di un migliaio di chilometri da casa, dove entrai nel collegio del convento. Avevo quasi 13 anni. Ero solo una ragazzina. Ora, guardando indietro, mi colse la nostalgia di casa. Ne soffrii molto; mia mamma e mio papà erano stati tre giorni con me e poi se n'erano andati. Era naturale che soffrissi di nostalgia; ero solo una bambina lontana da casa. Da piccola non avevo mai passato una notte lontana da mia mamma, e non ero mai andata in alcun posto senza la mia famiglia. E naturalmente c'era un forte legame nella nostra famiglia e io ero molto sola e sentivo la loro mancanza. Ma non dimenticherò mai il momento in cui, dopo che mia mamma mi aveva salutato, mi resi conto che i miei genitori stavano andando via, molto lontani da me, e non avevo mai realizzato nel mio cuore: "Non li vedrò mai più!". Naturalmente, non avevo idea che le cose sarebbero andate così perché avevo deciso di essere una sorella dell'ordine libero. Ma, se ascoltate attentamente questa parte della testimonianza, capirete perché sto dicendo queste cose.
    All'età di sette anni andavo al confessionale. Quando entravo in chiesa, mi inchinavo ai piedi del crocifisso, o piuttosto, alla vergine Maria e poi ai piedi del crocifisso, e chiedevo alla vergine Maria di aiutarmi a fare una buona confessione, perché ero una bambina e il mio cuore era sincero. E sapevo che il prete ci aveva insegnato a fare sempre una buona confessione. Non dovevo nascondere nulla. Dovevo dire ogni cosa se volevo l'assoluzione da ogni peccato che potevo aver commesso. E così pregavo la vergine Maria affinché mi aiutasse a fare una buona confessione. Poi, chiedevo lo stesso a Gesù.
    Dopo aver vissuto in convento, dovevo proseguire con la mia istruzione. Avevo appena finito le scuole medie, e mi avevano promesso un'educazione di scuola superiore e poi il college. Ma in realtà ebbi essenzialmente un'educazione di scuola superiore. E me la diedero come si deve. Mi fu impartita sotto delle terribili difficoltà e con molti sforzi. Fu molto dura, ma mi avevano dato un'istruzione, e lo apprezzo moltissimo. Ma dopo questo dovetti attraversare quello che è il periodo cruciale per diventare una giovane iniziata per entrare in convento. L'addestramento delle suore è davvero fuori del comune e ti rendi conto di cosa significa solo dopo che ci sei passata.

    Così, ero entrata in convento; voglio dirvi come vivevamo, cosa mangiavamo, come dormivamo, in modo che possiate avere un quadro più dettagliato della vita in convento. Ero entrata da bambina e quindi continuai gli studi, ma ricevevo anche l'addestramento. Venne il giorno in cui, all'età di quattordici anni e mezzo, la madre superiora venne da me e cominciò a parlarmi del Velo Bianco. Non ne sapevo molto, ma mi fu detto che prendendo il velo avrei cominciato ad essere sposa o moglie di Gesù Cristo. Ci sarebbe stata una cerimonia e sarei stata vestita con abiti nuziali. E in quella particolare mattinata mi dissero che alle nove in punto mi avrebbero vestita da sposa. Ora mi chiedevo da dove veniva fuori tutto questo e dove avrebbero preso gli abiti nuziali per delle giovani sorelle. La madre superiora si accomodò e scrisse una lettera a mio padre, dicendogli di mandare il denaro. E tutto quello che lei chiedeva, mio padre lo mandava. Un'altra sorella andava a comprare il materiale e l'abito da sposa veniva realizzato dalle sorelle del convento. A questo punto della mia testimonianza ero ancora nell'ordine libero. Vi starete chiedendo se la madre superiora spendeva tutti i soldi per l'abito da sposa. A questo punto della testimonianza io non potevo saperlo, ma dopo aver vissuto in convento per un certo tempo mi resi conto che lei poteva chiedere a mio padre centinaia di dollari e lui glieli mandava. Per l'abito, avrebbero speso un terzo dei soldi tenendosi il resto, senza che mio padre ne sapesse mai nulla. Né lo sapevo io finché, a distanza di tempo, dovetti fare io stessa alcuni di quegli abiti da sposa, e quindi conobbi il loro valore e i costi associati ai materiali impiegati per realizzarli. E conoscevo l'ammontare dei soldi incamerati perché ero una delle suore più "anziane".
    Dunque, venne il tempo in cui percorsi quel corridoio vestita con l'abito da sposa. Ora, in convento mi soffermavo davanti alle quattordici stazioni della croce - i quattordici eventi accaduti a Gesù lungo la strada per il Calvario. Ma dopo essermi decisa a prendere il velo bianco, non feci più quel percorso a piedi. Volevo essere degna. Volevo essere abbastanza santa per diventare la sposa o la moglie di Gesù Cristo. E così mi mettevo in ginocchio e strisciavo davanti alle quattordici stazioni. La lunghezza del percorso era notevole, ma ripetevo quel gesto ogni venerdì mattina. Sentivo che mi avrebbe resa più santa. Sentivo che mi avrebbe avvicinata di più a Dio. Mi avrebbe resa degna del grande passo che stavo per

    compiere. Ed era ciò che volevo più di ogni altra cosa al mondo.
    Vorrei che imprimeste bene nel vostro cuore ciò che conosco su ogni ragazzina che entra in convento. Quella ragazzina desidera vivere per Dio. Desidera dare il suo cuore, la sua mente, e la sua anima a Dio. Ora, moltissime persone dicono che solo le donne empie vanno in convento. Questo non è vero. Ci sono stelle dello spettacolo che vanno in convento. Hanno vissuto appieno nel mondo, e senza dubbio sono peccatrici. Ma quando entrano sono donne. Sanno cosa stanno facendo. Ed entrano solo perché la Chiesa Cattolica Romana riceverà da loro, non solo migliaia, ma milioni di dollari. Non gli importa chi siano le persone che entrano in convento se possono ricavare molti soldi da loro. Ma la piccola ragazzina comune che entra da bambina, è soltanto una bambina e và lì con la purezza di cuore e di mente e di animo che hanno i bambini. Lo dico perché a volte si sentono molte affermazioni che non sono affatto vere.

    Dunque, parlavo di quando diventiamo spose di Gesù Cristo. Vi chiedo di ascoltarmi con attenzione in questa parte, e poi proseguiremo con il resto della testimonianza. Le suore, a quel punto, vengono considerate come donne sposate. Dico, sposate: spose o mogli di Gesù Cristo. Ora, i preti insegnano a ogni ragazzina che prende il velo, che ella diventerà sposa di Cristo. Il prete le insegna a credere che la sua famiglia sarà salvata. Non vi sono differenze, non importa quante rapine in banca possono aver compiuto, o quanti negozi hanno svaligiato; non fa alcuna differenza se bevono e fumano e gozzovigliano e vivono in questo mondo di peccato facendo tutte le cose che fanno i peccatori. Neanche la più piccola differenza. La famiglia della giovane sorella - essi dicono - sarà salvata se lei vivrà sempre in convento e darà la sua vita al convento o alla chiesa, e potrà essere certa che ogni membro della sua famiglia sarà salvato. E ci sono molte bambine che sono influenzate e adescate ad entrare in convento perché gli viene fatto capire che ciò porta la salvezza delle loro famiglie. Anche nelle famiglie Cattoliche Romane, a volte i figli crescono e abbandonano la Chiesa Cattolica Romana e sprofondano nei peccati più terribili. Così, ogni ragazzina che entra in convento spera che il suo grande sacrificio serva alla salvezza della sua casa, dei suoi amati, madre e padre, tutto ciò che un figlio può amare, affinché i suoi familiari siano salvati nonostante i peccati che commettono. E, naturalmente, essendo bambini non sono maturi abbastanza da rendersi conto di ciò che veramente gli viene insegnato. È così facile instillare idee nei loro cuori e nelle loro menti, e i preti sono dei veri maestri in questo. E in quanto al mio prete, il nostro padre-confessore, lo consideravo come Dio. Il prete era il solo dio di cui sapevo qualcosa, e ai miei occhi era infallibile. Non pensavo che potesse peccare. Non pensavo che mentisse. Non pensavo che avesse mai sbagliato. Lo vedevo come il più santo dei santi perché io non conoscevo Dio, ma conoscevo il Prete Cattolico Romano, e guardavo a lui per tutto quello che chiedevo a Dio, per così dire. Credevo che il prete potesse darmi queste cose.

    E così venne il giorno in cui tutte noi, dopo aver preso il velo bianco (vi prego di ascoltare attentamente) consideravamo ogni cosa meravigliosa. Avevo 16 anni e mezzo. Tutti erano buoni con me, vivevo nel convento e non avevo visto niente ancora perché nessuna ragazzina è soggetta al Prete Cattolico Romano prima dei 21 anni d'età. Questo nuovo voto viene tenuto nascosto alle sorelline finché non hanno preso il velo nero, e allora è già troppo tardi. Non hanno la chiave di quelle doppie porte, e non c'è modo di uscirne. I preti in tutti i Paesi dicono che le sorelle, o piuttosto le suore, possono uscire dai conventi quando vogliono. Io ho passato 22 anni lì dentro. Ho tentato in ogni modo di uscirne. Ho portato con me cucchiai nei sotterranei cercando di scavare nella terra, perché non c'è pavimentazione in quei posti, ma non sono mai riuscita a scavare abbastanza da uscire dal convento, dato che un cucchiaio era l'unico strumento a mia disposizione. Infatti quando usavamo le vanghe, per dei duri lavori che dovevamo fare, eravamo tenute d'occhio da due suore anziane affinché non usassimo quelle vanghe per scavare una via d'uscita. E comunque non saremmo andate molto lontane perché i conventi sono costruiti in modo che le sorelline NON possano scappare. Questo è l'obiettivo che si sono prefissi nel realizzarli, e non c'è alcuna via d'uscita se Dio non ne crea una. Ma credo che Dio stia preparando una strada per molte ragazze che riescono ad uscire dal convento.


    Un nuovo tipo di voto

    Quando giunse il tempo - avevo 18 anni, credo, quando la madre superiora cominciò a parlarmi - desiderai di vedere oltre il mio velo bianco. Volevo essere una giovane sorella infermiera per la Chiesa Romana; ma la madre superiora si accorse della mia persistenza. Un giorno ella mi chiamò nel suo ufficio e cominciò a dirmi: "Charlotte, hai un corpo vigoroso. Credo che tu abbia buone possibilità di diventare una buona suora, una suora di clausura. Credo che tu sia il tipo di persona che è disposta ad abbandonare la propria casa, la madre e il padre, abbandonare tutti quelli che ami nel mondo, e il mondo intero (per così dire) e nasconderti dietro le porte del convento, perché credo che tu sia il tipo che vorrebbe trovare riparo qui dentro e sacrificarsi a vivere in estrema povertà in modo da poter pregare per l'umanità perduta".

    Ella disse, "Credo che tu sia il tipo di persona che è disposta a soffrire".

    A noi suore veniva insegnato a credere che se soffriamo per i nostri amati e i nostri amati sono già nel purgatorio del prete saranno liberati prima grazie alle nostre sofferenze. Lei sapeva già che io ero disposta a questo. Non mormoravo. Non mi lamentavo. Lei sapeva tutto ciò e osservava la mia vita, e per questo motivo cominciò a parlarmi del velo nero. E ovviamente, io non sapevo molto sulle monache di clausura. Non conoscevo la loro vita. Non sapevo dove vivevano. Non sapevo cosa fanno.
    Oggi, viaggio in molti luoghi, e sento dirmi da tanti Cattolici Romani: "Sono stato in così tanti conventi, so tutto di loro". Ma sapete che i Cattolici Romani sono autorizzati a mentire senza dover confessare la bugia detta, quando si tratta di una menzogna detta per proteggere la loro fede? Essi possono raccontarvi qualunque bugia per proteggere la loro fede e non dover per questo andare mai al confessionale. E possono fare di peggio. Possono per lo stesso motivo rubare fino a 40 dollari senza doverlo dire al prete. Non sono tenuti a confessare il loro furto. Questo è ciò che gli viene insegnato. Ogni Cattolico Romano lo sa, e sareste inorriditi se sapeste quanti Cattolici Romani fanno queste cose. Ho avuto a che fare con centinaia e centinaia di loro. Allora li ho visti gettarsi davanti all'altare e implorare Dio di salvarli. Quando Dio convince di peccato i loro cuori, essi vogliono abbandonare quei comportamenti. Ma fintanto che sono Cattolici Romani, gli sono permessi. È questa la cosa più triste. Non possono conoscere Dio perché Dio non condona il peccato. Non importa chi voi siate. Non credo che Dio condoni il peccato e non credo che Egli lo condoni ai Cattolici Romani, sebbene essi vengano accecati e condotti all'inferno dai loro insegnanti. Ho vissuto in convento, e so come vivono queste persone e cosa fanno.

    Dicevo, venne il giorno. La madre superiora mi disse: "Charlotte, devi essere disposta a spandere il tuo sangue come Gesù ha versato il suo al Calvario". Ella disse: "Devi essere pronta a fare penitenza, grande penitenza". Disse ancora: "Devi essere disposta a vivere in grande povertà".

    Stavo già vivendo un po' nella povertà, ma pensavo che quello che mi stavano proponendo mi avrebbe resa più santa e mi avrebbe avvicinata a Dio e avrebbe fatto di me una suora migliore. E così mi dissi disposta a vivere in quella povertà. Allora, quella stessa mattina, la madre superiora mi disse cosa avrei dovuto indossare. Ella disse: "Passerai nove ore in una bara", e mi spiegò diverse cose. Questo era tutto ciò che sapevo e non lo vidi in pratica fino a quando non presi il velo bianco. Avevo 21 anni. Ma 60 giorni prima di aver compiuto 21 anni, dovetti firmare alcuni documenti che mi avevano messo davanti. Si trattava di questo: dovevo attestare di voler rifiutare qualsiasi eredità mi spettasse dopo la morte della mia famiglia, e assegnare tutto alla Chiesa Cattolica Romana.
    Spesso mi dico che i preti Cattolici Romani adescano le ragazze non per la loro formazione, non per il loro vigore, non per la loro intelligenza, non per la loro forte volontà, ma adescano quelle ragazze i cui genitori hanno delle proprietà e sono a loro agio con le cose materiali di questa vita. Perché? Perché quando quella giovane entra in convento, essi tengono per sé una parte dei suoi soldi, dei soldi di suo padre, e spesso dico che anche la salvezza nella Chiesa Cattolica Romana ti costerà un mucchio di soldi. Più di quanto potrai mai sapere. A loro non importa di fare del commercio su quei ragazzi o sottrarre l'eredità che sarebbe spettata loro.

    E così, quella mattina stessa dissi alla madre superiora: "Vorrei prendermi del tempo per pensarci sopra". Non me lo fece fare lei, né nessun altro, ma dopo un paio d'anni un giorno andai da lei e dissi: "Desidero nascondermi dietro le porte del convento perché credo che così potrei dare di più del mio tempo a Dio. Potrei pregare di più".


    Nove ore in una bara

    Credevo di essere in una posizione di potermi infliggere più dolore perché ci insegnavano a credere che Dio ci sorride dal cielo quando facciamo delle penitenze, di qualunque sofferenza si

     

    tratti. E io pensavo che fosse vero. Spesso dico: "se solo guardi nel cuore di quelle piccole suore, se sei un Cristiano griderai immediatamente a Dio per loro, perché Egli le salvi". Ai miei occhi, esse sono pagane. Non fa alcuna differenza la quantità di educazione ricevuta. Sono ancora pagane. Non conoscono nulla di Cristo, non sanno niente della salvezza. E vivono come eremiti nel loro convento.

    Quella mattina percorsi nuovamente il corridoio... Sebbene io non possa entrare mai sufficientemente in dettaglio da farvi capire appieno la situazione, quella mattina percorrevo il corridoio, ma stavolta non avevo l'abito da sposa. Avevo un velo da funerale. Era fatto di velluto rosso scuro ed era lungo fino a terra. Camminavo, e sapevo quello che stavo facendo. La bara era già stata costruita dalle suore del convento usando delle tavole molto rozze. Si trovava proprio lì e sapevo che avrei dovuto entrarci, stendermi lì dentro e restarci per nove ore. Due piccole suore venivano a coprirmi con un pesante drappo nero talmente incensato da farmi quasi soffocare a morte. E io dovevo restare lì. Sapevo che quando sarei uscita dalla bara non avrei potuto mai più lasciare il convento. Non avrei mai più visto mia madre e mio padre. Non sarei mai più potuta andare a casa. Avrei dovuto vivere per sempre dietro le porte del convento e quando sarei morta mi avrebbero sepolto lì. Me lo avevano detto prima, quindi sapevo a cosa andavo incontro. È un gran prezzo da pagare, solo per scoprire poi che i conventi non sono ordini religiosi come ci avevano insegnato durante l'addestramento. È una vera delusione per una giovane che ha desiderato di dare la sua vita a Dio, ed è stata pronta a lasciare ogni cosa e a sacrificare così tanto. Vi assicuro, fu una vera delusione. Così passai nove ore lì dentro. Vi chiederete: "Cosa hai fatto mentre giacevi in quella bara?"

    Ricordando a casa

    Cosa pensate che io abbia fatto? Ho versato ogni lacrima che avevo. Ho ricordato ogni cosa amorevole che mia mamma aveva fatto per me. Ho ricordato la sua voce. Ho ricordato quando ci riunivamo attorno al tavolo. Ho ricordato le volte in cui lei pregava con noi. Ho ricordato le cose che mi diceva. Ho ricordato che cuoca meravigliosa era lei. Ricordai tutto ciò che avevo fatto da ragazzina cresciuta in quella casa. Giacendo in quella bara, sapendo che non avrei mai più ascoltato la sua voce e non avrei mai più visto il suo volto. Non avrei mai più goduto dei bei momenti insieme a lei. Sapevo tutto questo e così passai quelle ore versando tutte le lacrime che avevo, per il dolore e per la nostalgia. Sapevo che avrei voluto rivedere mia mamma un giorno, ma avevo acconsentito a rinunciare a tutto. Per quale motivo? Per amore di Dio, credevo. Così sapevo. E vi assicuro che furono nove lunghe ore. Riuscii a farmi animo pensando: "Charlotte, diventerai una delle migliori suore Carmelitane!" Per tutto quello che ho fatto, anche ora che non sono più in convento, cerco di dare il meglio di me. Cerco di dare tutto ciò che ho indipendentemente da quello che posso fare. E così facevo anche in convento. Davo il meglio che avevo. E volevo essere la migliore suora possibile. La madre superiora lo sapeva e, siatene certi, lo sapevano bene anche i preti.

    Firma con il sangue

    Mi resi conto che, una volta uscita dalla bara, mi avrebbero indirizzato verso una stanza lì vicino. La chiamavamo la stanza della madre superiora. Non ero mai stata lì, quindi non sapevo cosa contenesse. Ma quando vi entrai, questa volta la madre superiora mi fece sedere su una dura sedia, schiena diritta, e immediatamente dovetti fare i tre voti di povertà, castità, e obbedienza. E mentre facevo quei voti, mi forò il lobo di un orecchio per prelevare il mio sangue, con il quale avrei dovuto firmare i tre voti. Il voto di povertà consisteva nel vivere in estrema povertà tutta la mia vita. Noi suore iniziate non sapevamo com'era quella povertà. Il voto successivo, quello della castità, immagino che sappiate cosa significa. Mi era stato insegnato a credere che ero sposata a Gesù Cristo. Ero sua moglie. Avrei dovuto rimanere per sempre vergine. Non mi sarei mai dovuta più sposare legalmente in questo mondo perché ero diventata la sposa o la moglie di Gesù Cristo. Dopo che il vescovo mi ebbe sposata a Cristo, mise l'anello al mio dito come sigillo dell'unione con Cristo. Ero sposata, e lo accettavo perché così mi era stato insegnato. E stavo prendendo il voto di castità per rimanere per sempre vergine a motivo del fatto che ero la moglie di Cristo.
    Vi prego di ascoltarmi con attenzione. Era giunto il momento del mio ultimo voto, quello dell'obbedienza. Quando firmavamo quel voto, vi assicuro che sapevamo già cosa significava obbedienza. Vivevamo secondo un patto che richiedeva obbedienza assoluta. Non sorvolavano su niente, neppure per due minuti. Non potevi farla franca. Dovevi realizzare il significato dell'obbedienza e loro ti imponevano di impararlo, ed eri saggia ad imparare in fretta e ad obbedire e a dare loro obbedienza cieca.

    Dunque, cosa significava accettare quei voti in quel modo? Ve lo spiego. Significa più di quanto potrete mai sapere, perché la maggior parte delle persone che conosco sanno ben poco sull'obbedienza. In un certo senso lo sanno, ma vi assicuro che non saprete mai cosa significa per una suora l'obbedienza che le impongono, se non vivete voi stessi in convento. Dicevo, quel voto in particolare, che firmai col mio stesso sangue, mi fece qualcosa, in quanto con quelle firme avevo appena rinunciato a tutto quello che avevo: ai miei diritti umani. Ero un essere umano meccanico ora. Non potevo sedermi se loro non me lo dicevano. Non dovevo osare alzarmi se loro non me lo permettevano. Non potevo stendermi o alzarmi se non me lo dicevano loro. Non potevo mangiare finché non me lo dicevano loro. E se vedevo qualcosa, non l'avevo visto. Se sentivo qualcosa, non l'avevo sentito. Se provavo qualcosa, non l'avevo provato. Ero un burattino nelle loro mani, ma non me ne resi conto prima di aver firmato quei tre voti. Allora realizzai: "Ecco cosa sono, un essere umano meccanico". E naturalmente ora appartenevo a Roma, era fin troppo chiaro.

    Dopo quei voti diventavamo donne dimenticate nel convento. Tra pochissimo capirete di cosa sto parlando. Ora, subito dopo i voti, la madre superiora mi diede - anzi, mi tolse, il mio nome e mi diede quello di un santo patrono. E mi insegnò a credere che qualunque cosa sarebbe accaduta nel convento, avrei potuto rivolgere le mie preghiere a quella santa e lei avrebbe interceduto per me e avrebbe portato lei le mie preghiere a Dio perché io non ero abbastanza santa per stare alla presenza di Dio. Non c'è da meravigliarsi che le care piccole suore non possano mai avvicinarsi abbastanza a Dio. Ci insegnavano sempre che non eravamo abbastanza sante per stare alla Sua presenza e dovevamo passare tramite qualche santo per far arrivare la nostra preghiera a Dio. E noi gli credevamo perché non sapevamo come stavano realmente le cose. Così, ora, ogni riferimento a chi fosse Charlotte era sparito. Mi era stato strappato, e se foste entrati nel convento e mi aveste chiamato con il mio nome di battesimo, vi avrebbero detto che non c'era nessuno lì con quel nome. Non esisto più, anche se sono qui proprio ora, perché sto scrivendo sotto uno pseudonimo.

    La madre superiora mi tagliò tutti i capelli, e quando tagliava usava la macchinetta. Intendo dire che non rimaneva nulla. Non avevo più capelli in testa. E naturalmente se voi foste stati nei panni delle suore, sapreste per quale motivo esse portano quei pesanti copricapi in testa - perché è scomodo avere dei capelli ed è scomodo doversi prendere cura dei propri capelli. Non c'è modo di prendersene cura in convento. Non esistono pettini in convento. Potete immaginare quanto duro sia per loro prendersi cura di una testa coperta di capelli. Ma non serve più pettinarli una volta che li hanno rimossi tutti. Dunque, questo era il mio velo nero, i miei voti perpetui, come li chiameremo. Ero lì e sarei rimasta lì.

    Fino a quel tempo, una volta al mese ricevevo una lettera dalla mia famiglia e scrivevo una lettera di risposta dal convento, sebbene quando la scrivevo non avevo dubbi che avrebbero cancellato gran parte di essa; infatti, quando ricevevo le lettere dalla mia famiglia erano state talmente coperte di nero da renderle incomprensibili, e io piangevo addolorata su quelle cancellazioni fatte con dei tratti neri. Mi chiedevo cosa stesse cercando di dirmi mia madre. Ma non avrei mai potuto saperlo a causa di quella censura. E così ti spezzavano il cuore molte, molte volte e ti sentivi sola perché comunque non avevi amici nel convento. Vi assicuro, anche se c'erano 180 persone nella mia ala del convento, neppure una di quelle suore era mia amica e né potevo esserlo io perché non eravamo autorizzate ad essere amiche nel convento. Eravamo tutti come dei poliziotti o dei detective che si sorvegliavano a vicenda. E la piccola suora che ha qualcosa da dire sull'altra suora, viene guardata di buon occhio dalla madre superiora. Allora la madre superiora insegna alla suora a credere che quando è ben vista da lei, è ben vista da Dio stesso. Così, ovviamente, la piccola suora vuole essere in quello stato di grazia e comincia a dire tante cose, anche non vere, sulle sue consorelle.

    Ora, dopo tutti quegli avvenimenti, ogni cosa che avevo mi era stata tolta. Avevo, per così dire, venduto la mia anima per quel caos di minestrone teologico. Noi suore non eravamo distrutte solo nei nostri corpi. Molte di noi lo erano nella mente. E per molte di noi, morire in convento significava aver perso l'anima. È una situazione così seria che bramo le vostre preghiere per quelle piccole suore recluse dietro le porte dei conventi.
    Esse non hanno mai ascoltato il Vangelo. Non hanno mai conosciuto il Cristo che voi credenti conoscete. Non Lo pregheranno mai come voi Lo pregate. Non sentiranno mai la Sua benedizione come voi la sentite. E per questo, ricordatele nei vostri cuori e pregate Iddio per loro. Hanno un grande bisogno di preghiera.


    Un assalto oltraggioso

    Dunque, nell'entrare nella stanza, dopo aver preso i voti, non sapevo cosa sarebbe accaduto nell'altra stanza. Sapevo di aver preso il voto di castità, e che non dovevo più sposarmi nel mondo perché ero sposa di Cristo. Allora, dopo questo, la madre superiora mi condusse in un'altra stanza, o anzi, aprì la porta e mi disse di entrarvi. E lì, vidi qualcosa che non avevo mai visto prima. Vidi un prete Cattolico Romano abbigliato in abiti sacri. Si diresse verso di me e mi bloccò un braccio con il suo braccio, cosa che non aveva mai fatto durante la prima parte della mia vita in convento. Non ero mai stata insultata da un prete in alcun modo. Non erano mai stati neppure sgarbati con me nel primo periodo in convento. Ma ora era qui, e non capivo cosa intendesse fare e non sapevo che cosa voleva da me. Allora, tirai indietro il mio braccio perché mi sentii enormemente insultata, e gli dissi: "Si vergogni!"
    Ciò lo rese molto adirato per un minuto, dopodiché la madre superiora doveva aver sentito la mia voce, perché entrò e disse: "Oh", (e mi chiamò con il mio nome da suora), "dopo che sarai stata per un po' nel convento non la penserai più così. Il resto di noi faceva come te all'inizio, ma sai, il corpo del prete è santificato, e quindi non è peccato donare ai preti i nostri corpi".

    In altre parole, essi insegnano questo a ogni piccola suora: come lo Spirito Santo fece nascere Gesù Cristo dal grembo di Maria, così il prete è [equiparato allo] Spirito Santo e quindi non è un peccato portare in grembo i suoi figli. E, consentitemi di dirvelo, è proprio per questo che sono entrati in convento. Per nessun'altra ragione al mondo i preti entrano in convento se non per violare queste preziose ragazze derubandole della loro virtù. Ve lo assicuro, più avanti parlerò di cosa fanno realmente dopo aver fatto certi particolari affari.
    Ma posso dire che ora ogni ponte era stato bruciato. Non c'era modo di tornare indietro. Non potevo uscire dal convento nonostante le mie suppliche. Oh, quando implorai quel prete! "Mandate a chiamare mio padre, voglio tornare a casa! Non voglio andare oltre". Ed è allora che ti accorgi di essere sola. Non sai a chi rivolgerti, sei vittima delle circostanze, e vivrai nel convento perché non c'è modo di uscirne. Vi assicuro che se Dio non avesse provveduto una via per farmi uscire da lì, sarei rimasta in quel convento.

    Dopo questo, la mia corrispondenza fu interrotta. Non mi fecero più avere lettere dalla mia famiglia. Neppure una. Appartenevo al Papa. Appartenevo a Roma. E allora, dopo tutto questo, la madre superiora e i voti, il prete mi invitò ad andare nella camera delle nozze. Direte: "Ci sei andata?" No. Decisamente no. Non ero entrata in convento per essere una prostituta. Sarebbe stato molto più facile vivere fuori dal convento se volevo essere una donna empia. Non avevo preso il velo ed ero vissuta in povertà e avevo subito e sofferto per poi essere una donna empia. Nessuna ragazza lo farebbe; sarebbe ben più facile stare fuori dal convento e vivere da peccatrice, ma io ero andata lì per dare la mia vita e il mio cuore a Dio e quello era l'unico scopo che mi ero prefissa nell'andare in convento. Ed ora ecco il prete, e ovviamente io non andai nella camera con lui. Avevo un corpo vigoroso allora. Uno di noi due si sarebbe fatto male perché avrei combattuto all'ultimo sangue. Comunque si adirarono moltissimo perché io non avevo acconsentito a concedere il mio corpo al prete.


    Dovere funebre, una regola infranta, punizione nelle segrete

    Ora dovevo fare penitenza il mattino seguente e sarebbe stata una dura penitenza a causa di quello che avevo fatto. Quando, il mattino seguente, la madre superiora disse: "Andiamo a fare penitenza", stavo ricevendo l'iniziazione come suora Carmelitana. E ricordo quando mi fece scendere in un luogo buio. Ricordo che prima del velo nero ero vissuta al primo piano. Dopo il velo nero, mi fecero andare a vivere al piano sottoterra. E vissi lì, nel sottosuolo, finché Dio non mi liberò da loro. Ormai non vivevo più nei piani superiori dell'edificio.

    Quando entrammo in quel luogo buio, era molto freddo e tenebroso. E quando vi entrammo venivamo da un punto indistinto alle nostre spalle e procedevamo accanto alla madre superiora, finché vedemmo delle piccole candele accese. Ovunque nel convento si trovavano le sette candele accese. E quando mi avvicinai e vidi le candele ma non vedevo altro mi chiesi: "Cosa vuole farmi?" Questo era il pensiero nei nostri cuori e non potevamo scacciarlo perché avevamo paura.

    Quando mi avvicinai un altro po' vidi qualcosa su una tavola. Non potete immaginare la sorpresa quando mi avvicinai e mi accorsi che si trattava di una giovane suora. Era lì, e vidi le fiamme delle candele proiettare una luce tremolante sul suo volto, mentre realizzavo: "Questa ragazzina è morta!"
    E, oh, quanto volevo poter chiedere, "Com'è morta? Perché è qui? Da quanto tempo la tenete qui sotto?" Ma, come ricorderete, avevo rinunciato a ogni diritto umano e così non potevo dire una sola parola, ma continuai a guardare. E la madre superiora mi disse: "Veglia su questo cadavere per un'ora". E alla fine di quell'ora una piccola campanella suonava e un'altra suora veniva a prendere il mio posto.
    Mi era stato detto di camminare davanti a quel piccolo corpo ogni tanto, e di spruzzare acqua santa e cenere su quel corpo dicendo: "Pace a te". E io feci esattamente così. Oh, fu una sensazione terribile. Non ho paura dei morti. È dai vivi che bisogna guardarsi. E non avevo paura della piccola suora morta, ma, oh, quanto soffriva il mio cuore per lei. E quando la campanella suonò e io capii che la mia ora di veglia era terminata, la suora venuta a sostituirmi giunse in punta di piedi. Nessun rumore, infatti, è consentito in convento, e nessuno ti parla, ti toccano soltanto. E, naturalmente, essendo stata lì sotto con quella piccola suora morta ero piena di terrore. Così, quando la suora venne e mi toccò la spalla, lanciai un grido, un terribile grido di paura, pura paura. Non volevo farlo. Non infransi le regole volontariamente, ero soltanto spaventata.

    Immediatamente, dovetti seguire la madre superiora e fu allora che appresi per la prima volta delle prigioni sotterranee, le segrete. Non mi avevano detto che esistevano delle segrete sotto il convento. Ella mi mise in quel luogo sporco e buio senza pavimentazione per tre giorni e tre notti. E non mi diede né cibo né acqua, e vi assicuro, non gridai più. Cercai con tutte le mie forze di non infrangere più quelle regole, perché sapevo che c'erano le prigioni sotterranee, e non volevo finirci. Non era affatto un bel posto; solo dopo che ci sei stata puoi capire che cosa significa esserci rinchiusa.

    E voglio dire questo prima di andare avanti: il Papato è il capolavoro di Satana. È il capolavoro di Satana con le sue meraviglie bugiarde e le sue tradizioni e i suoi inganni. È una cosa orribile quando ne vieni a conoscenza.

    Così, dicevo, scesi giù e lei mi fece entrare in quella stanza e mi fece guardare quella ragazzina, e con quello una penitenza era compiuta. Ora il mattino seguente mi disse di nuovo: "Charlotte, dovrai fare penitenza" (cioè, non il mattino successivo, fu tre giorni dopo perché avevo passato tre giorni e tre notti nei sotterranei). Così il quarto, il quinto mattino, ella diceva sempre: "Dovrai fare penitenza".

    Mi condusse giù in un'altra stanza; non la stessa. E quando scendemmo questa volta vidi un grande pezzo di legno ma non sapevo cosa fosse. Quando giunsi più vicina vidi che era una croce. Era fatta di legno massiccio, ed era alta approssimativamente tra i due metri e mezzo e i tre metri. Era molto pesante. Quella croce era appoggiata su un piano inclinato. La madre superiora mi fece andare ai piedi della croce e poi mi disse: "Ora spogliati". Mi spogliai fino alla vita. Poi lei mi fece piegare intorno alla parte bassa della croce, e mi tirò le mani sotto la croce e le legò ai miei piedi. Era lì che avrei dovuto spargere il mio sangue. Lei non mi aveva detto come, né io potevo chiederglielo. La madre superiora si volse alle due piccole suore che erano venute con lei, e diede loro una frusta da flagellazione. Era composta da una lunga pertica di bambù alla quale erano attaccate sei lunghe cinghie. Alla fine di ciascuna cinghia era attaccato un pezzo di metallo affilato. Quelle piccole suore, ricevuti questi strumenti, si piazzarono ai due lati della croce, e cominciarono a fustigarmi. Quando il metallo colpiva il mio corpo rompeva la pelle e la carne, e ne usciva sangue, che scorreva giù a terra. Quella era la mia flagellazione, dove io avrei versato il mio sangue come Gesù lo versò al Calvario. E naturalmente ogni ferita mi faceva male! Era molto doloroso.

    Dopo la fustigazione, non mi lavarono. Mi rimisero addosso gli abiti e mi fecero andare a riposare. Quando giunse la notte ed entrai nella mia cella, oh, non potei dormire quella notte. Non avevo alcuna voglia di dormire, perché non ero riuscita a togliermi da dosso i vestiti. Avevano asciugato le mie ferite attaccandosi, fu terribile. Non potei toglierli per diverse notti. E vi assicuro che quando veniva l'ora di mangiare non riuscivo a prendere la solita tazza di caffè nero.


    Nove giorni di penitenza

    Al mattino ci davano una tazza di caffè nero che servivano in una tazza di latta; non potevamo avere né latte né zucchero di alcun tipo, ma ci davano un pezzo di pane, fatto dalle suore del convento. Lo pesavano loro. Pesava quattro once (113 grammi). Questo è tutto quello che ci davano per colazione. Nel pomeriggio, ci davano una scodella di minestra di vegetali cotti, senza condimenti di alcun tipo, e mezzo pezzo di pane; tre volte a settimana ci davano mezzo bicchiere di latte scremato. Questa era la nostra alimentazione per 365 giorni all'anno. E io cominciai a perdere peso molto rapidamente, perché non avevo abbastanza cibo da mangiare. Non conoscevo giorno che non andavo a letto con lo stomaco vuoto. A volte non riuscivo a dormire per la fame. Il dolore mi consumante. Potevi a stento sopportarlo sapendo che il mattino seguente avresti avuto solo quell'unico pezzo di pane che non ti avrebbe saziata.

    E poi, dovevamo lavorare duramente tutto il giorno. Vi imploro di pregare per quelle piccole suore, hanno molto bisogno delle vostre preghiere; voi andrete a dormire con lo stomaco pieno stanotte e siete a vostro agio ora. Ma vi assicuro che neppure una di loro è a suo agio. Sono affamate, sono malate, e sono ferite, e angosciate. Sono afflitte e soffrono la nostalgia e sono scoraggiate e, quello che credo sia peggio, non hanno alcuna speranza. Nessuna speranza. Tu e io aspettiamo il giorno in cui vedremo Gesù. Ma loro non hanno alcuna speranza e io spero ardentemente che voi non dimenticherete di pregare per loro. Era terribile, ve lo assicuro.

    Poi, un paio di mattine dopo, la madre superiora mi prese con sé per un'altra iniziazione. E quando entrai nel luogo della penitenza quella mattina venivamo da una stanza superiore e scendevamo nel buio. Una parte della strada che attraversammo era un tunnel. Poi arrivammo in una stanza e superammo una ringhiera. Allora vidi le solite candele accese e vidi qualcos'altro. C'erano corde che scendevano dal soffitto; oh, ero così spaventata! Mi chiedevo a cosa servissero quelle corde e cosa volevano farmi. Dopo le due penitenze, si cominciava ad avere molta paura nel cuore. Così, non potevo dire nulla e camminavo guardando le corde con grande angoscia. Cosa stavano facendo con quelle corde appese al soffitto?

    La madre superiora allora mi disse: "Mettiti contro quel muro". Feci come mi aveva detto. Poi mi disse di alzare i miei pollici e io lo feci. Allora lei tirò una delle corde, alle quali era attaccata saldamente una fascia di metallo che lei ebbe cura di chiudere attorno all'articolazione del mio pollice. Poi tirò un'altra corda, e la attaccò allo stesso modo all'altro pollice. Io ero lì, con la faccia rivolta al muro. La madre superiora cominciò ad avvolgere qualcosa, e io cominciai a muovermi! Mi stava tirando su, e quando rimasi in punta di piedi, quando solo le dita dei miei piedi potevano toccare il terreno, si fermò. Ero lì, appesa. E tutto il peso del mio corpo gravava sui miei pollici legati alle corde e sulle dita dei miei piedi. Non dovevo dire una parola. Nessuno fiatava. Lei uscì dalla stanza e chiuse a chiave la porta. Sapete cosa significa essere sistemata in quel modo e sentire chiudere a chiave la porta? Solo una suora può saperlo. E quando quella donna uscì dalla stanza non sapevo quanto a lungo sarei rimasta lì, quanto tempo mi avrebbe lasciato in quelle condizioni. Nessuno venne a darmi del cibo. Non mi portarono acqua. E io pensai: "È così? Morirò così, qui dentro?".

    E nel giro di qualche ora, potete immaginare che i miei muscoli cominciarono a farmi un male lancinante. Stavo soffrendo. E quella donna mi lasciava appesa. Nessuno si avvicinava. A che mi sarebbe servito gridare? Potevi versare tutte le lacrime che avevi in corpo. Nessuno poteva sentirti. A nessuno importava quante lacrime versavi. E così io ero sola appesa lì. E infine mi sembrò di non farcela più. "Morirò senz'altro", pensai, "se non vengono a prendermi e a portarmi fuori di qui in fretta!". E mi sentii come se stessi cominciando a gonfiarmi.

    Io non so quanto tempo passò prima che la madre superiora aprisse la porta una mattina e mi fece avere qualcosa da mangiare e dell'acqua, in un tegame. Il cibo consisteva in patate, che però non erano più commestibili. C'era uno scaffale lungo il muro, che alzavano in base all'altezza della suora. Tramite quello, ebbi il tegame con il cibo e l'acqua. Ella lo mise lì sopra e disse: "Questo è il tuo cibo". E se ne andò.

    Come avrei dovuto fare a prendere quel cibo? La madre superiora non mi aveva liberato le mani. Ma questa era la lezione che dovevo imparare. Avevo fame, ed ero così assetata che mi sembrava di impazzire. Vidi che se riuscivo ad alzare di più una mano e la relativa corda, l'altra scendeva un po'. E se riuscivo a piegarmi, l'altra corda saliva. Per prendere un po' di quell'acqua e di quel cibo dovetti fare come i cani e i gatti. Bevvi leccando l'acqua più che potevo perché ero assetata. E per prendere quelle patate? Mi sforzai il più possibile di raggiungerle perché ero affamata. Intendo affamata davvero! E mangiai tutto quello che riuscii a raggiungere. Ma ero ancora affamata. Questo fu il modo in cui mi diedero da mangiare per un certo tempo. Mi lasciarono appesa per nove giorni interi. Restai appesa in quella posizione per tutto quel tempo e a un certo punto cominciai a gonfiarmi qui (e naturalmente potevo vedere le zone che si erano gonfiate). Sentivo come se i miei occhi mi stessero uscendo dalle orbite. Sentivo come se le braccia si fossero staccate. Vedevo che erano raddoppiate o triplicate di volume. Sentivo che anche il resto del mio corpo era in quelle condizioni e mi sentivo come un pallone. Ero in atroci sofferenze.

    E quando il nono giorno la madre superiora venne e staccò le corde dalle mie dita, mi stesi al suolo. Non potevo camminare. Vi assicuro che mi era impossibile. Fu così per un lungo tempo. Due piccole suore mi portarono via. Una mi prese all'altezza dei piedi, l'altra alle spalle, e mi portarono in infermeria dove mi stesero su una lastra di legno, dove tagliarono i miei vestiti per staccarli dal mio corpo. E permettetemi di dirvelo subito, solo Dio sa che cosa passai! Ero coperta di parassiti e di sporcizia. Mi avevano lasciata appesa lì nella mia sporcizia umana. Non c'erano sistemi per lavarsi nella camera di penitenza. Proprio dietro di me c'era un gabinetto nel quale scorreva acqua, e nella tavoletta, che era abbassata, avevano infilato dei chiodi affilati. Se avessi spezzato le corde e ci fossi caduta sopra, avrei sofferto terribilmente! E questa è la vita delle piccole suore dietro le porte dei conventi dopo che ci hanno già ingannate e disilluse; questa è la vita che vivono e queste sono le cose che sono costrette a fare. E vi assicuro che non c'è proprio niente da ridere.


    Routine quotidiana

    Ricordo che quando vivevo in convento, la mattina dovevamo essere fuori dal letto alle 4:30. Quando la madre superiora suonava una campana sapevamo che avevamo solo cinque minuti per vestirci, e non è come avere mezz'ora. Farai bene a vestirti in quei cinque minuti! Una volta non feci in tempo e fui punita severamente, e potete immaginare che da allora non sbagliai più per tutti gli anni che rimasi in convento. Quando finivamo di vestirci, dovevamo cominciare a marciare. Andavamo dalla madre superiora e ogni mattina lei ci assegnava un compito. Poteva trattarsi di strofinare. Poteva trattarsi di stirare. Poteva trattarsi di lavare. Poteva trattarsi di fare qualche duro lavoro. Ma durava un'ora, dopodiché ci riunivamo attorno alla tavola, dove trovavamo la nostra tazza di caffè e la nostra fetta di pane.

    Allora, cominciava il duro lavoro. C'erano, credo, dodici vasche nel convento in cui vivevo, e noi lavavamo usando i vecchi assi per lavare. Avevamo i vecchi ferri da stiro che si riscaldano sul fornello. E sapete, non sarebbe stato molto difficile se avessimo avuto solo i nostri vestiti da lavare e stirare; ma i preti portavano grandi pacchi di vestiti, perché li ottengono gratuitamente. E noi dovevamo lavare e stirare prima tutti quelli, e poi i nostri. Il lavoro era molto, molto pesante, e le suore non avevano la forza di farlo perché non avevano abbastanza cibo da mangiare, cibo per tenere insieme il corpo, la mente, e l'anima. E quelle piccole sorelle vivono in queste circostanze. Eravamo donne senza una patria, e intendo esattamente quello che ho detto; donne senza una patria. Appartenevamo al Papa. Tutto ciò che volevano infliggere al mio corpo, potevano farlo. E per quanto potessi gridare, non faceva alcuna differenza, perché nessuno mi avrebbe ascoltata, e non era per nulla contemplato che io potessi lasciare il convento. Il piano è farci morire lì dentro e seppellirci lì.

    Chiunque di voi può andare in un convento dell'ordine aperto o in un convento chiuso, nel parlatorio, e c'è una cappella esterna dove si può entrare. Ma non entri e vaghi in giro per il convento cercando qualche posto da visitare, perché potresti vedere qualcosa che non ti aspetti. Se ci vai, porta con te del cibo per le ragazze che vi sono rinchiuse, e fai bene attenzione con chi ti trovi a parlare. Se ci vai, e raggiungi la parte anteriore dell'edificio, vedrai una campana; ecco cosa dovrai fare: premi il bottone che c'è lì vicino e si aprirà una porta. Vedrai degli scaffali, solitamente tre, dove potrai mettere il cibo che hai portato per qualcuno che conosci in quel convento. Magari sei una madre che è andata a fare visita a sua figlia. Così, quando quella campana suona, la madre superiora viene, dietro un grande cancello di ferro nero. Non puoi andare lì dietro, e ci sono pesanti drappi neri che impediscono di vedere la madre superiora, però lei ti parlerà attraverso il velo nero. Potresti dirle: "Ho portato dei dolci fatti in casa per mia figlia" e potresti chiedere alla madre superiora di parlare con la giovane suora. Non potrai vederla, ma potrai parlarle.

    La madre superiora chiamerà la ragazzina, che verrà da quella parte del velo, quindi non potrai vederla. Se chiederai alla ragazzina: "Cara, sei felice qui?", la piccola suora risponderà: "Mamma, sono molto felice".

    Ti chiederai: "Perché ha detto così?". Tu non sai che la madre superiora sta lì dietro insieme alla ragazza, e quando il genitore se ne va, se la ragazza ha osato dire troppo, allora Dio solo sa cosa le farà la madre superiora. Così sono obbligate a mentire ai propri genitori. E così, ad esempio, se le chiederai: "Hai abbastanza da mangiare?", la piccola suora ti risponderà: "Abbiamo cibo in abbondanza". Sappiate allora che quella mamma andrà a casa sua, e preparerà un pranzo meraviglioso per il resto della famiglia, ma se solo potesse vedere dentro il convento e vedere la nostra tavola, e vedere cosa fanno mangiare alla sua figlioletta, e se potesse guardarla negli occhi dopo che è stata chiusa lì dentro per quattro anni, vedrebbe solo degli occhi infossati nel cranio. Vedrebbe che il piccolo corpo della ragazzina si sta deperendo. Quel genitore sappia che non riuscirà mai più a mangiare un pranzo a casa sua. Mai più. Non riusciresti più a goderti un altro pasto se potessi vedere tua figlia dopo essere stata per un certo periodo chiusa in convento. Ma tutte queste cose, purtroppo, sono tenute nascoste e così le piccole suore devono accettare ciò che gli danno.


    Il lavoro nella lavanderia

    Dunque, ora potevano farci fare qualunque cosa. La madre superiora e io potevamo essere nella stanza del bucato, intente a lavare (e vi ho detto in che modo lavavamo). C'era un pavimento in cemento. E, facendo questo tipo di lavoro, accadeva che dell'acqua finiva sul pavimento, e magari ci finivamo con i piedi dentro, e allora veniva la madre superiora; per me vedere la madre superiora era come vedere un leone affamato lasciato libero. Ero terrorizzata a morte da lei. Ogni volta che vedevo quella donna qualcuno doveva soffrire e avevamo paura di lei, e lei sapeva che avevamo paura di lei per la sua crudeltà, il suo cuore era duro come una pietra.

    Ed eccola venire. Stavamo lavando, e quando veniva (la conoscevamo, avvertivamo la sua presenza; prima ancora di vederla sentivamo i suoi passi in punta di piedi), allora lavavamo ancora con più foga. Ma quando fissava una di noi, ad esempio me, diceva: "Vieni qua". E io correvo lì come un fulmine, perché avevo paura. Lei diceva: "Prostrati a terra e lecca tot croci sul pavimento". Era un pavimento di cemento! Allora dovevo prostrarmi e fare delle grosse croci leccando quel pavimento. E lei mi fissava, e se si accorgeva che non mi piaceva quello che stavo facendo, diceva: "Dieci". Oppure: "Venticinque". E poi, il mattino seguente poteva ritornare, perché aveva visto dalla mia espressione che non ero stata felice di quello che mi aveva fatto fare. La mia lingua era dolorante e sanguinava, ma lei mi faceva leccare nuovamente il pavimento. E facevano lo stesso per farci strisciare. Ci obbligavano a camminare strisciando, ad esempio percorrendo il corridoio avanti e indietro così dieci volte.

    Noi suore non sapevamo niente di niente dell'amorevole vangelo di Gesù Cristo. E così dovevamo fare queste cose. La madre superiora poteva sempre entrare dalla porta della nostra cella [la piccola camera personale di ciascuna suora]. Nella cella, non c'era nient'altro che una statua della Madonna, con il bambino Gesù in braccio, un crocifisso, e un inginocchiatoio. Vi assicuro che nessuno vorrebbe mai mettersi su quell'inginocchiatoio. Era un asse con due zone inclinate dove mettere le ginocchia. C'erano dei fili affilati disposti su quell'asse. Poi c'era un altro asse dove stendere le braccia, e anche lì c'erano quei fili affilati. Dopo tutto, ci avevano detto che dovevamo soffrire. Dovevamo fare le loro penitenze; erano parte delle sofferenze che dovevamo fare. Nell'inginocchiarmi, pregavo per l'umanità perduta e credevo che, come mi avevano insegnato, con la mia sofferenza, mia nonna sarebbe stata liberata prima dal purgatorio del prete. Così a volte restavo più a lungo in ginocchio. Era terribile. Non sapevamo come stavano realmente le cose, così lo facevamo e ci credevamo.

    Ed eccoci di nuovo, chiuse nelle nostre celle. Ogni notte le nostre porte venivano chiuse a chiave, per impedirci di uscire non solo dal convento, ma anche dalle nostre stanze. A mezzanotte meno sette minuti (noi andavamo a dormire alle 9:30, quando non c'era più luce), due piccole suore aprivano di nuovo le nostre porte. Ognuna di noi allora si alzava, si vestiva completamente, entrava nella cappella interna e lì pregavamo per un'ora per l'umanità perduta. Non dormivamo molto dunque. Questo è il motivo. E non ci davano abbastanza cibo e ci facevano lavorare duramente e ci sottoponevano a terribili sofferenze. Per questo i nostri corpi erano così rovinati. È per questo che non avevamo forza sufficiente ad andare avanti dopo essere vissute in convento.


    Perdere la religione

    Ma voglio dire questo prima di andare avanti. Io feci quelle cose. Ci era stato insegnato a credere che nello spargere il nostro sangue (e lo dovevamo fare), nel fustigarci il corpo, nel tormentarlo e torturarlo in modo da far scorrere il sangue, avremmo avuto 100 giorni in meno da passare in purgatorio. Avrete capito che non avevamo alcuna speranza. Quelle piccole suore non aspettavano niente. Dopo aver vissuto in un convento per dieci anni, realizzavamo che la Vergine Maria è solo un pezzo di metallo. È una statua. Iniziavamo a realizzare che san Pietro è solo una statua. Cominciavamo a realizzare che la statua di Gesù è solo un pezzo di metallo. In altre parole, ci portavano al punto di credere che il nostro Dio è un dio morto. E vi assicuro che dopo aver vissuto abbastanza tempo in un convento, non subito, no, ma dopo aver sofferto a sufficienza, dopo esserci gettate ai piedi di quelle statue e aver versato lacrime su di esse e averle implorate di intercedere e di portare le nostre preghiere a Dio, ci rendevamo conto che non ricevevamo alcuna risposta da loro in alcun modo. Un genitore non avrebbe neppure mai saputo quando saremmo morte. Chi avrebbe pregato per noi per farci uscire dal purgatorio? O meglio, chi avrebbe comprato la nostra liberazione dal purgatorio?

    No, realizzavamo, dopo essere state sufficientemente a lungo lì dentro, che non esiste alcun purgatorio. Ovviamente, tu sai che non esiste, e io so che non esiste, non c'è alcun purgatorio. L'unico purgatorio che hanno i credenti Cattolici Romani è il portafogli del prete, e i credenti riempiono i loro portafogli in cambio di preghiere per i defunti. Nel solo mese di novembre, due anni fa, migliaia e migliaia di Cattolici Romani versarono un totale di 22 milioni di dollari ai preti perché dicessero le messe per i loro defunti. È solo per darvi un'idea di quello che sta accadendo, e ci sono ancora migliaia di madri che si sfiniscono di lavoro per raggranellare altri cinque dollari da dare al prete per dire una messa per il parente che è in purgatorio, perché quella madre crede che il purgatorio esiste.

    Nel convento hanno un dipinto del purgatorio, e non c'è altro in quella stanza tranne quel dipinto. Ogni venerdì dovevamo camminare davanti a quel quadro. Cosa vedevo? Era come un gran buco profondo con della gente dentro, e delle fiamme di fuoco avvolgevano il corpo di quelle persone, che avevano le mani tese in fuori; la madre superiora allora diceva alle piccole suore: "Fareste meglio ad andare a fare un altro po' di penitenza sul vostro corpo. Quelle persone vogliono uscire da quel fuoco".

    E poiché le suore sono essenzialmente pagane, noi facevamo quello che ci dicevano di fare. Magari andavo in qualche punto del convento e mi ustionavo gravemente il corpo. Oppure mi torturavo per versare dell'altro sangue, perché - così credevamo - le nostre sofferenze avrebbero fatto uscire i defunti dal luogo in cui li mette il prete, cioè il purgatorio. Ci sono milioni di persone, tanto per dire, che sono state messe in purgatorio dal prete. E il prete sa bene che questa è la più grossa frode del mondo. Sa che non c'è un briciolo di verità in essa. Dico spesso che se togliete il purgatorio e la messa alla chiesa Cattolica Romana le avete tolto nove decimi dei suoi guadagni. Non potrà andare avanti senza di essi, poiché questa chiesa commercializza e specula, non solo sui vivi, ma sui morti. E così va sempre più avanti.


    I preti

    Alla madre superiora non importa nulla di quelle care ragazze, e, sapete, quando il prete viene in convento viene come nostro padre-confessore. Una volta al mese andiamo a confessarci e, non volevamo andare, ma molte volte finivamo sul retro. Non volevo andarci. Sapevo chi c'era lì; non lo conosco personalmente, ma so per certo che è un prete. Conosco bene quei preti. Certamente ci ho avuto a che fare a sufficienza. Ci ho vissuto fin troppo. Ho avuto qualche contatto con ciascuno di loro singolarmente. E vi assicuro che non mi fido di nessuno di quelli che sono in convento. Naturalmente, non sto parlando di tutti i preti in assoluto. Non posso conoscerli tutti. Ma in base alla mia esperienza nel convento in cui ho vissuto, so qualcosa di cosa accade in quella stanza.
    Dunque, sapevamo di dover andare alla confessione quel giorno. Sarebbe potuta durare anche tutto il giorno. Ed ecco, non ho mai visto un prete Cattolico Romano venire nel convento in cui ero senza una bottiglia di liquore sotto la cintola. E vi dico, che si tratti di un uomo o di una donna, chiunque tu sia, quando porti una bottiglia di liquore con te, non sei né un uomo né una donna. Diventi un animale e una bestia. E così c'era una bestia seduta lì. C'erano solo un crocifisso e la Madonna, e la sedia su cui era seduto il prete, nel centro della stanza. Una per una, le ragazze dovevano entrare, da sole, e inginocchiarsi. Pensateci! A volte davvero penso, ora sono salvata, sono fuori dal convento, ma quando guardo indietro e ripenso al prete Cattolico Romano mi dico: "Certo dev'essere fratello gemello del diavolo, perché è pieno di peccato. È pieno di depravazione. È colmo di corruzione".

    E dunque, andavamo e ci inginocchiavamo davanti al prete. Eri una ragazza fortunata se riuscivi ad allontanarti da quell'uomo senza essere distrutta. Infatti, era ubriaco. Era solo una bestia. Non era un uomo. Oh, certo, aveva un abito sacro addosso. Era ordinato come prete Cattolico Romano, e vi assicuro, non amavamo affatto andare a confessarci, ma dovevamo farlo una volta al mese. E quelle povere sorelline non potevano fare altro; non c'era nessuno in quella stanza all'infuori del prete e della ragazza, e solo quando era tutto finito, la giovane poteva uscire e far entrare la prossima. Vi assicuro che non amavamo quel giorno. E non era diverso per quelle ragazze.

    Nessuna di loro conosceva la salvezza. Nessuna di loro sapeva che Gesù era andato al Calvario a morire per loro. Non sapevano che Lui aveva versato il suo sangue per loro. Quelle povere ragazzine non ne sapevano niente, perché per noi, lo ripeto, la Bibbia era un libro messo al bando, che nessuna doveva leggere.

    Ora, se il prete Cattolico Romano va nel convento, può andare dalla madre superiora e chiederle il permesso di entrare nelle celle delle suore. E la madre superiora, che ha una mente carnale e un cuore carnale, ed è dura ed empia, è madre di moltissimi figli illegittimi, che appartengono al prete. Quando il prete beve, lei lo sa. Va insieme a lui, e si portano appresso il liquore. A volte fanno venire anche delle suore a bere con loro. (È davvero un luogo terribile, non è affatto un ordine religioso. Non rispettano il nome che portano). Ma dicevo, la madre superiora introduce il prete in una delle nostre celle. Ci si chiede quanto sia seria la situazione. Il prete ha il liquore con sé, quello lo sappiamo. Ma ha anche un corpo forte. Mangia pasti abbondanti ogni giorno della sua vita. Può mangiare tutto il cibo che vuole. Ma la suora invece ha un corpo svigorito, e non ha molta forza. Perché il prete è entrato nella cella? Per niente altro che distruggere la piccola suora.

    Spesso ho desiderato che il governo, le autorità, irrompessero nel convento proprio nel momento in cui quei preti entrano nelle celle. La madre superiora infatti chiude a chiave la porta e la suora resta alla mercé del prete. La giovane non ha alcun modo di difendersi (ho dovuto accudire quelle povere ragazze; avevo ricevuto l'addestramento da infermiera in ospedale). Vi dico che se vedeste il corpo della suora dopo che il prete ha finito con lei, quel corpo assomiglierebbe a qualcosa che è stato gettato in un porcile e che è stato calpestato da mezza dozzina di scrofe. Questa è la vita in convento! Posso capire bene perché i preti chiamano nella vostra città ogni giorno perché sono qui a dare la mia testimonianza. Ma vi dico che non m'importa se continueranno ad inveire. Non m'importa cosa faranno. Non ho affatto paura di loro. Continuerò a rendere la mia testimonianza.

    Fintanto che Dio mi darà la forza, continuerò a rendere questa testimonianza malgrado tutti i preti e i vescovi. So cosa sto facendo. So cosa sto dicendo, e non temo nessuno in questo mondo. Sono una figlia di Dio, e credo che Dio non permetterà a nessuno di mettermi le mani addosso fino a quando non avrò portato a termine il mio compito, e come spesso dico, non m'importa di cosa faranno al mio corpo dopo che avrò lasciato questo corpo. Non m'interessa affatto. Perciò continuerò a rendere la mia testimonianza malgrado ciò che pensano i vostri sacerdoti, perché so che Dio mi ha salvata per far venire alla luce ciò che fanno nei conventi. Credo che Egli mi abbia salvata per svergognare questi luoghi che si nascondono sotto la copertura della religione. Lo credo con tutto il cuore.

    Ora, si supponeva che noi suore dovessimo concederci ai preti volontariamente (in realtà, molte volte venivamo sopraffatte). Ma se rifiutavamo di concedere volontariamente il nostro corpo al prete, lui si adirava e andava immediatamente dalla madre superiora. E così, quando due menti carnali come quelle si uniscono, possono inventare cose che tu e io non possiamo neppure immaginare, perché non abbiamo abbastanza malvagità nel cuore per inventare cose simili. Non c'è abbastanza peccato nelle nostre vite per arrivare anche solo a pensare a crudeltà efferate come quelle escogitate da loro. E quando quelle due menti carnali si trovano insieme, sai che la prossima volta saranno già ben pronte.

    Così, dopo uno o due giorni, la madre superiora mi disse: "Andiamo a fare penitenza". La penitenza che mi avrebbero inflitto era qualcosa che la madre superiora e il prete avevano inventato assieme, e quindi doveva essere qualcosa di estremamente crudele. Mi portarono in uno di quei sudici sotterranei, dove non c'è pavimentazione, e in quel posto si erano preparati un posto, e c'erano delle pertiche lunghe pressappoco 3 piedi [circa 1 metro]. Le avevano fissate alla base con del cemento, e su di esso c'erano degli anelli; c'erano anche delle cinghie di pelle attaccate alle pertiche. Quando mi portarono lì, mi fecero mettere i piedi in quegli anelli e mi legarono saldamente le caviglie con le cinghie. Ora mi trovavo lì, sollevata dal terreno, bloccata.


    Punizione

    Stavano uscendo, e mi avrebbero lasciata chiusa in quel posto sudicio da sola. Avrei potuto restare lì per due o tre ore, se avessi avuto abbastanza forza in corpo. Ma cosa mi sarebbe successo dopo? Non ce la facevo più. Svenni per lo sfinimento, e caddi a terra. Ma quando caddi, mi si torsero le caviglie in questo modo e non potevo farci niente. Non avevo la forza di rialzarmi. Potrei essere rimasta in quella posizione per due o tre giorni e nessuno si sarebbe avvicinato. Non mi davano neanche un morso di cibo da mangiare, e neppure una goccia d'acqua, ma dovevo restare lì. E la cosa successiva che sentii erano degli insetti che strisciavano sul mio corpo e i topi che mi passavano addosso, ma io ero costretta a restare così.

    Capisco perché non vogliono che io parli. Non vogliono che il mondo sappia che queste cose stanno accadendo. Nessun prete vuole che si sappia. E proprio perché non vogliono che si sappia, stanno bene attenti a fare in modo che nessuno possa mai uscire dai conventi dopo esserci stato per degli anni.
    Ma posso dirvi che Dio è più grande di tutte le loro forze. Il mio Dio può stendere la Sua mano sui conventi in questo paese e in ogni altro paese e aprire una via perché qualche ragazza riesca a fuggire, ed Egli non ha bisogno dell'aiuto dei vescovi per farlo, né chiederà l'aiuto dei preti, ma Lui soltanto può farlo.


    Gravidanza non desiderata

    E non è finita. A volte il prete veniva da noi e si adirava perché ci rifiutavamo di peccare con lui volontariamente. E le suore avevano corpi svigoriti dopo essere state chiuse in convento a lungo. Perciò, molte, molte volte, non riuscivi a impedire che il prete ti desse un pugno in bocca; è una cosa terribile. Uno dei miei denti anteriori saltò via. So di cosa sto parlando. E poi ti buttano a terra e ti danno dei calci nello stomaco. Molte di quelle preziose piccole ragazze hanno dei bambini in grembo, e al prete non gliene importa nulla e ti riempie di calci nello stomaco nonostante il bambino che porti in grembo. Non gliene importa. Il bambino verrà ucciso comunque, perché quei bambini nasceranno all'interno del convento. Infatti, come potrebbero essere interessate a far nascere dei bambini, delle persone che gestiscono luoghi di perdizione come questi sotto la copertura della religione? Il mondo crede che siano ordini religiosi, eppure lì dentro nascono bambini, e la maggior parte sono parti prematuri. Molti di loro sono anormali. Molto, molto raramente ho visto nascere un bambino normale lì dentro.

    Direte: "Sorella Charlotte, osi dire questo?". Assolutamente, non solo oso dirlo, ma intendo continuare a dirlo. Perché? Ho ricevuto quei bambini dalle partorienti con queste mani, e quello che ho visto con questi occhi e ho fatto con queste mani, io sfido il mondo intero ad affermare che non sia la verità. E l'unico modo in cui possono cercare di provarlo, è aprire le porte di ogni convento. Se mai mi chiameranno a testimoniare davanti a un tribunale, vi assicuro di una cosa: i conventi saranno aperti e il mondo intero scoprirà cosa sono veramente i conventi. E li dovranno aprire per verificare la veridicità della mia testimonianza, perché so cosa farò se mi chiameranno a deporre. Sono stata davanti alle massime autorità negli Stati Uniti, e so cosa sto facendo. Sono stata schiava dei conventi per ben 22 anni, ed è una cosa orrenda.

    Quando una cara piccola suora vede sopraggiungere il giorno in cui il suo prezioso bambino nascerà, la maggior parte di voi madri avete già tutto pronto. La bellissima cameretta per i bambini! Preparate tutti i bellissimi vestitini per il vostro bambino. Tutto è meraviglioso. Guardate a quella piccola, preziosa anima immortale che darete alla luce nella vostra casa, e tutto è pronto per il grande evento. Oh, ma vorrei che poteste vedere la piccola suora. Lei non aspetta quel giorno. Non ci sarà mai una coperta ad avvolgere il corpo del neonato. Non verrà mai lavato, ma potrà vivere solo per quattro o cinque ore. Poi la madre superiora prenderà il bambino e gli infilerà le dita nelle narici, gli coprirà la bocca e spegnerà così la sua piccola vita.

    E perché mai costruiscono quelle cave di calce nei conventi? Che motivo hanno di esistere se non per uccidere i bambini? Li prendono e li coprono con la calce chimica, ed è la fine del bambino. Oh, quando ci penso! Per questo voglio spronare la gente. Pregate! Se sapete come pregare, se sapete come parlare a Dio, pregate e chiedeteGli di liberare le ragazze rinchiuse nei conventi. In altre parole, pregate che Dio faccia in modo che ogni convento negli Stati Uniti sia aperto, e che il governo vada ad ispezionarli. E quando il governo vi entrerà, non dovrete preoccuparvi. I conventi allora saranno aperti. Le suore saranno portate fuori, e i conventi saranno chiusi definitivamente, come accadde per i conventi del vecchio Messico nel 1934. Non ci sono conventi nel vecchio Messico. Furono aperti tutti e fu svelata la corruzione che esiste lì dentro. E le cave di calce. Se andate in vacanza da quelle parti, visitate il vecchio Messico. Ora quegli edifici appartengono al governo. Ne hanno fatto dei musei pubblici. Entrate nei conventi. Guardate con i vostri occhi. Toccate con le vostre mani, e poi tornate a casa vostra e vedrete se non crederete alla mia testimonianza. Vi farà raggelare tutto il sangue nelle vene. Intendo dire che vi farà provare qualcosa di inimmaginabile. Ispezionateli e guardate attentamente. Entrate nei sotterranei. Visitate i loro tunnel. Attraversate le cave di calce e guardate i teschi, intere stanze piene di teschi, e poi chiedete alla guida da dove vengono. E andate a vedere tutti gli strumenti di tortura che hanno utilizzato sui corpi delle piccole suore. Andate nelle loro celle e guardate i loro letti e vedrete da voi stessi. Oh si, potete andarci. Guardate e vedete da voi stessi, e poi quando tornerete a casa forse avrete sul cuore il peso di pregare per le piccole ragazze che sono state adescate ad entrare nei conventi dalle gerarchie della Chiesa Cattolica Romana.


    L'esecuzione

    Mi chiedo come vi sentireste se quello fosse un vostro figlio! E ricordate, ho una madre e un padre, o anzi li avevo, e mi amavano proprio come voi amate i vostri figli. E quando mi lasciarono andare in convento sono sicura che i miei genitori non sapevano a cosa andavo incontro. Non avrebbero mai sognato che un convento potesse essere un luogo del genere. Cosa provereste se un giorno vi trovaste a camminare in una particolare stanza del convento; in quella stanza, il pavimento a un certo punto ha due metà che si aprono alla pressione di un interruttore. C'è una fossa profonda sotto quel pavimento e ci avevano gettato dentro una piccola suora che aveva fatto qualcosa che li aveva infastiditi; doveva essere qualcosa di molto serio se si trovava lì. Le sue mani e i suoi piedi erano legati saldamente. L'avevano gettata in quell'orribile, orribile fossa, e l'avevano richiusa. C'era una gran quantità di calce e sostanze pericolose lì sotto. Sei piccole suore, tra cui io, dovevano camminare attorno a bordo della fossa recitando cantilene "per tenere lontani gli spiriti maligni dal convento", e spruzzando acqua santa sulla fossa. Potevamo camminare per sei ore, e poi ci avrebbero sostituite con altre sei suore, e così via, finché non potevamo udire la piccola suora esalare l'ultimo respiro.

    E questa era la fine della piccola suora che avevano gettato in quella fossa. No, non sarà mai liberata dal convento, ma vi importa sapere che quella piccola suora morirà e sarà perduta? Ve ne importa? A me importa perché io non conoscevo Gesù, non potevo parlarle di Dio. Io stessa non lo conoscevo. Soffro molto per questo, ma Dio non chiederà conto del suo sangue a me. Il suo sangue non sarà sulle mie mani perché ero nell'ignoranza, non conoscendo il Signore, e per questo non potevo parlarle di Lui.

    Quella mattina, la madre superiora disse: "Mettetevi tutte in riga qui". Non sapevo perché ci facesse mettere in riga. Potevamo essere una decina, forse quindici. Ella ci disse di spogliarci completamente. Non eravamo certamente belle a guardarci. I nostri occhi erano infossati. Le nostre guance erano smunte. I nostri corpi erano svigoriti. Dio solo sa che aspetto avevamo, perché in 22 anni lì dentro non mi sono mai potuta specchiare. Non sapevo di avere i capelli grigi. Non sapevo di avere rughe sul viso. Non conoscevo la mia età. L'ho scoperto solo 6 anni fa. Vivere senza sapere che aspetto hai.

    Ed eccoci in riga, quando sopraggiunsero due o tre preti Cattolici Romani con la solita bottiglietta di liquore legata alla cintola. E passeggiavano davanti a noi ragazze nude, e scelsero quella che preferivano da portarsi in cella. Questi sono conventi, conventi di clausura, non ordini aperti. Il prete può fare tutto quello che gli pare e nascondersi sotto la copertura della religione. Poi quegli stessi preti Cattolici Romani ritornavano alle loro chiese e lì dicevano la messa, e lì andavano nel confessionale facendo credere alla povera gente di potergli dare l'assoluzione per i loro peccati, quando loro stessi sono saturi di peccato. Quando il prete stesso è pieno di corruzione e depravazione, eppure ancora si comporta come se fosse lui il Dio dei credenti. Che cosa orribile è questa. E non è finita.


    Piano per un assassinio

    Dunque, io vivevo lì. Ora, con tutte queste cose che accadevano giorno per giorno, cosa pensate che stesse succedendo dentro di me? Non sapevo che una persona potesse riempirsi di così tanto odio e amarezza. E non finiva mai. Mi stavo riempiendo di quei sentimenti, e continuavo a riempirmene. Cominciai a pensare nel mio cuore: "Quando riuscirò a sorprendere la madre superiora in una certa stanza, la ucciderò". Non è orribile far entrare l'omicidio nei nostri cuori? Non ero entrata in convento con un cuore o con una mente del genere, ma cominciai a progettare quell'omicidio, e quello di un prete Cattolico Romano. E non finiva lì. Ogni qualvolta quella donna mi infliggeva qualche tortura, cosicché io soffrivo terribilmente, quando mi ritornavano le forze cominciavo a pensare a come poterla uccidere. Era più forte di me. Mi domando come vi sareste sentiti nella mia stessa situazione.

    La madre superiora mi fece sedere su una sedia. Era una sedia molto dura, e io vi ero seduta e non avevo capelli. Voleva farmi perdere la ragione. Mi fece piegare le mani in questo modo, e le infilò nella gogna, dove dovetti infilare anche il collo, piegando in avanti la testa, e mi fissò saldamente alla gogna. Sopra la mia testa c'era un rubinetto. La madre superiora lo aprì, e una goccia prese a cadermi rapidamente sulla nuca. Non potevo muovermi in alcun modo. Un'ora, due ore, tre ore, quattro ore. Cosa pensate che stesse accadendo? Ero bloccata lì, immobile. Cercavo in ogni modo di svincolarmi per allontanare la mia testa da quella goccia. Se solo aveste potuto vederci, ci avreste vedute schiumare dalla bocca. Avreste visto quelle piccole ragazze, che si sforzavano di liberarsi da quella tortura, e ci facevano restare in quello stato anche per una decina di ore. Tutto il giorno. Molte, molte volte qualche piccola suora impazziva completamente. Veniva colta dalla follia e diventava una pazza furiosa mediante questa particolare "penitenza".

    Cosa ci facevano poi con lei? Ve lo dirò tra qualche minuto. Non preoccupatevi, hanno un posto specifico in convento per le suore che impazziscono. Sanno già come occuparsene. Sono posti che costruiscono loro stessi lì dentro, per noi.

    Queste cose continuavano ad accadere in continuazione. Ed era terribile. Ma io intanto progettavo e progettavo e progettavo. Dopo quello che mi avevano fatto ero disperata.

    Un giorno la madre superiora fu seriamente ammalata. Vi chiederete: "Chi prenderà il suo posto?". Ci sono tre, a volte quattro suore anziane, e scelgono sempre quella più dura. Quella che ha la mentalità più carnale possibile. Quella che non ha alcuna coscienza. Se un giorno accade qualcosa a una madre superiora, un'altra prende il suo posto. E così via. Ma quel giorno particolare, mi diedero la notizia: "La madre superiora è gravemente ammalata". Io dovevo andare nella sua stanza. E subito un'idea mi balenò nella mente: "Se andrò nella stanza della madre superiora saprò io cosa fare!". Dopo tutto, ero una peccatrice. Ero una suora, ma ciò non cambiava il fatto che ero una peccatrice, e che non conoscevo Dio, e che avevo un grande odio nel cuore, e mi stavo dirigendo in quella stanza. Avevano chiamato un medico Cattolico Romano esterno. La madre superiora era molto malata, e aveva lasciato tutti gli ordini, e le avevano dato le medicine e tutto il resto. Ora io mi sarei dovuta occupare di lei, ed era proprio quello che stavo aspettando. "Me ne prenderò cura io", pensai. Essendo stata infermiera, sapevo a cosa servivano i medicinali che avevano prescritto alla madre superiora, e sapevo perché li stava prendendo.

    Ma comunque, tutto il giorno le diedi le medicine. Feci ogni cosa come mi avevano detto. E tutto il pomeriggio. Perché? Volevo essere certa di quello che stavo per fare. Dovevo stare attenta. Aspettai fino all'una di notte, e questo perché le piccole suore da mezzanotte fino all'una sono sveglie e recitano le loro litanie. Così pensai di aspettare che fossero andate tutte a dormire prima di fare qualcosa. E quando giunse il momento giusto, ecco cosa feci. Presi sei di quelle tavolette medicinali. Mi avevano detto di dargliene solo una in mezzo bicchiere d'acqua ogni tanto. Ma, conoscendo la composizione del medicinale e il suo effetto, gliene misi sei in un bicchiere d'acqua, mescolai e glielo diedi da bere. Sapevo che sarebbe stata colta da fortissime convulsioni. Sapevo che quella donna avrebbe sofferto per milioni di morti in soli 25 minuti. Lo sapevo, e pensavo: "La guarderò soffrire perché ci ha torturate. Ci ha fatto del male migliaia di volte. Voglio vederla soffrire".

    Non è terribile vedere come una ragazza semplice può vivere in un luogo come quello abbastanza a lungo da mutare il suo cuore fino a somigliare quasi a quello della madre superiora? Ma è questo ciò che accade quando il peccato entra nella tua vita. E così aspettai. Accadde qualcosa. Fui terrorizzata, e cominciai a guardare quella donna; la sua pelle cambiò colore, e non riuscivo a sentirle il polso. Non la sentivo più respirare. Ero terrorizzata, e pensai: "Oh, cosa farò? Se la trovano morta, non voglio pensare a cosa mi faranno".

    Allora presi la pompa da stomaco [trad. lett. "stomach pump"; strumento composto da una piccola pompa e da un tubo di gomma, N.d.T.] e cominciai a pompare più velocemente possibile. Feci tutto quello che c'era da fare e, grazie a Dio, la donna non morì. Ringrazio Dio per questo. Ma ora sedevo accanto al letto e tenevo la sua mano e la osservavo attentamente finché la respirazione tornò normale e capii che sarebbe vissuta.

    E allora pensai a un'altra cosa. Sapevo dove nascondeva le chiavi in uno scaffale della sua stanza. Erano attaccate a un grosso anello, e pensai, "Andrò a prendere quelle chiavi. Scenderò giù nei sotterranei". Quando dico giù intendo dire due piani sotto il livello del suolo. Sarei andata nel luogo a cui lei ci aveva sempre avvertiti di non avvicinarci.
    C'era un solido muro e, da un lato, una porta, pesante e sempre chiusa a chiave, e le avevo sentito dire moltissime volte (e sono certa che dicesse lo stesso anche alle altre), "Non osate entrare per quella porta".


    Una scoperta raccapricciante

    Cosa poteva mai esserci lì dentro, e perché ci aveva parlato in quel modo? Non potevamo entrarci: era chiusa a chiave! Ma, sapete, mi chiedevo cosa ci potesse essere dietro quella porta perché quando mi avevano chiusa nella segreta molto tempo prima, avevo udito delle grida provenire dal sottosuolo. Quelle grida facevano accapponare la pelle, e sapevo che ci doveva essere qualche ragazza segregata da qualche parte. Per questo, presi le chiavi e andai alla ricerca di quel posto. E quando ci arrivai, ci volle del tempo per trovare la chiave giusta, ma riuscii a sbloccare quella porta! Entrai, e mi trovai in una sala. La sala era larga 5 piedi [circa 1,5 metri] o forse di più. È quanto ricordo di quel posto. Comunque, dall'altra parte della sala c'era un certo numero di celle. Piccole stanzette, con delle porte pesanti, e dentro ogni cella c'erano delle piccole suore. Quando mi avvicinai alla prima, vidi che a una certa altezza della porta c'erano delle sbarre di ferro attraverso le quali potevo guardare. Guardai, e vidi una piccola suora che conoscevo, una di quelle con cui pranzavamo insieme, e pregavamo insieme nella cappella. Conoscevo quella ragazza, e ora eccola lì. Le avevano messo delle catene ai polsi e alla vita!

    Le dissi: "Da quanto tempo non ti danno da mangiare?".

    Nessuna risposta.

    "Da quanto tempo sei qui dentro?".

    Nessuna risposta.

    Scesi verso la seconda cella, poi la terza, la quarta, la quinta, e la puzza stava diventando insopportabile. In ogni caso, quelle ragazze non parlavano. Perché? Voi sapete che ero vissuta in convento per tanto tempo. Anche se mi trovavo due miglia al di sotto del convento, sapevo che quando lavoravamo, se bisbigliavamo tra di noi, il giorno dopo avremmo dovuto subire qualche punizione, perché i conventi hanno dei collegamenti e la madre superiora può sentire ogni voce, ogni sussurro, e se qualcuno parla, allora sei in guai seri. E quelle suore erano state rinchiuse lì a sufficienza. Cosa avevano fatto? Non lo so, ma presumibilmente le loro menti dovevano avere ceduto e così erano state messe ai ceppi. E quando morivano, non potevano cadere a terra. Le catene le trattenevano, così, semplicemente, si accasciavano. Quando venivano messe lì dentro, non ricevevano più né cibo né acqua. È una morte lenta. E così, nel vedere tutto questo mi sentii male per fetore disgustoso, dovuto al fatto che molte di esse erano già morte, e non so da quanto tempo.

    Venni fuori da lì e salii di nuovo verso la stanza dove si trovava la madre superiora, e lei era lì che dormiva. La accudii con attenzione, e lei dormì fino al giorno seguente, per molte, molte ore e senza svegliarsi. E quando lo fece, disse, "Ho fatto un lungo sonno". Io risposi: "Si". Lasciarono che mi prendessi cura di lei per tre giorni. Direte: "Si accorse mai che eri scesa lì sotto?". Be', non ancora. Speravo che non se ne accorgesse mentre io ero lì.


    Un piano disperato

    Ma comunque, dopo quei tre giorni mi misero in cucina. In altre parole, quando andiamo in cucina, sei di noi vanno a starci per un periodo di sei settimane. E quella volta in particolare mi misero in cucina con altre cinque piccole suore. Dovevo cucinare per tutti e badare al lavoro svolto in cucina. Fuori c'era un lungo tavolo da lavoro, dove dovevamo preparare le verdure per la minestra. Ma accadde qualcosa. La nostra cucina era una stanza rettangolare molto ampia, e da un lato c'erano delle scale che conducevano giù. Lì sotto c'era un pianerottolo, e c'era una porta esterna grossa e pesante. Lì potevamo mettere le immondizie, e poi c'era una scalinata in cemento, che conduceva al piano inferiore, quello interrato. Io mi trovavo al primo piano in quella cucina.

    Mentre eravamo lì a lavorare, accadde qualcosa. Qualcuno toccò il bidone della spazzatura. Durante tutta la vita in convento ci era stato insegnato ad osservare il più rigido silenzio. Non osavamo fare rumore. Saremmo state punite per quello. Ma qualcuno aveva toccato il bidone e si era udito il rumore. Cosa era successo? Noi sei eravamo tutte assieme in cucina. Chi c'era giù? Corremmo a vedere, e scorgemmo un uomo, che stava raccogliendo il bidone pieno per lasciare quello vuoto. Non avevo mai visto accadere niente di simile in convento. Credo che Dio stesse guidandomi a una via d'uscita. Lo credo fermamente. Ecco allora cosa accadde. Ci allontanammo in tutta fretta perché era un peccato mortale guardare un altro uomo all'infuori del prete Cattolico. Così tornammo subito al lavoro. Ma pensai, "Se quell'uomo tornerà di nuovo a raccogliere il bidone, gli lascerò una nota per chiedergli se può portarmi fuori con lui".

    Ma non lo feci; anzi, sapete cosa feci? Quando ci mancava qualcosa in cucina, c'era una matita su una sedia, con la quale dovevamo scrivere cosa ci occorreva. Io rubai un pezzo di carta, e pensai: "Porterò con me questo pezzetto di carta, e ogni volta che mi capiterà di dover usare la matita, scriverò una parola o due riguardo a quella nota". E lo feci. Ci volle un bel po' per farlo, ma, oh, come guardavo quel bidone! Ogni volta che mi era possibile portare lì sotto i rifiuti lo facevo. E quando fu quasi pieno, pensai: "Domani mattina sarà pieno quando getteremo dentro il resto della spazzatura".

    E così, quella mattina spezzai il mio crocifisso, e lo posi su una mensola, e fu una cosa difficile da fare perché mi osservavano. Ma lo feci, riuscii a romperlo e a metterlo su una mensola. In quel modo riuscii ad avere l'occasione di tornare in quella stanza. Così, quando finimmo di preparare le minestre per la cena, dovemmo uscire tutte insieme e marciare dietro alla madre superiora. E mentre marciavo, mi fermai e le dissi: "Posso parlarvi?". E aggiunsi: "Madre Superiora, ho rotto il mio crocifisso, l'ho lasciato in cucina. Posso andare a cercarlo?" (e ovviamente nessuna suora può andare in giro senza il suo crocifisso).

    Ella disse: "Come l'hai rotto?". Le mentii. A ogni sua domanda, io mentivo. Vi chiederete perché. Perché lei ci mentiva, e noi tutte eravamo nel peccato, così mentivamo tutte, e non c'era differenza tra di noi. Infine, disse: "Vai a prendere il crocifisso e torna qui". Era proprio quello che volevo. Avevo un motivo nel farlo: non si poteva ritornare in cucina una volta lasciata. Così non andai a cercare il mio crocifisso, anche se lei pensò che lo stessi facendo; piuttosto, cercai il bidone. Perché? Quella notte, nel mettervi dentro la spazzatura, vi appoggiai sopra la mia nota scritta, e lasciai il coperchio tolto, cosa che io non avrei dovuto fare. E su quella nota, scrissi: "Se legge queste righe, mi aiuterebbe? Potrebbe fare qualcosa per aiutare le piccole suore ad uscire?". Gli scrissi delle 19 celle che c'erano lì sotto e delle 19 suore che vi erano chiuse dentro. Gli scrissi di alcuni dei bambini che erano stati uccisi. Gli scrissi delle altre piccole suore che sono chiuse nei sotterranei e sono incatenate. Gli scrissi molte cose, e conclusi con queste parole: "Ci aiuterebbe? Se lo vuole, per favore lasci una nota sotto il bidone vuoto". Questo era l'unico motivo per cui ero tornata indietro nella cucina.


    La fuga

    Quando alzai il bidone e trovai una nota, non avete idea di come mi sentii. Mi immobilizzai. Ero così spaventata che non sapevo cosa fare. Raccolsi quel pezzo di carta e lo lessi, e questo era ciò che quell'uomo aveva scritto: "Non chiuderò a chiave né la porta né il cancello grande di ferro. Uscite fuori".
    Oh, voglio dirvelo, era quasi più di quanto avessi mai sperato. Non avrei mai sognato di poter uscire da un convento. Volevo uscire, ma pensavo che vi sarei rimasta per sempre. Quando riuscii a ricompormi andai alla porta e girai il pomello, e sapete, si aprì! Uscii da quel convento e chiusi la porta dietro di me. Arrivai al grande cancello di ferro, ma, oh, mi aveva intrappolata. Quel cancello era ancora chiuso come lo era sempre stato! Non sapete cosa significò per me stare a guardare quel cancello chiuso. Ero chiusa fuori dal convento. Non avevo diritti. Non potete immaginare. So solo che soffrii molto perché ero terrorizzata a morte. E cosa sarebbe accaduto se fossi tornata indietro e avessi bussato alla porta? Cosa mi avrebbero fatto? Oh, quale terrore mi stringeva il cuore.

    Non avevo né le scarpe né le calze. Quelle che avevo le avevo consumate molti anni prima. Quando penso che la Chiesa Cattolica Romana è la chiesa più ricca del mondo e lascia che le piccole suore vivano d'inverno e d'estate senza scarpe e senza calze, in estrema povertà, mi chiedo con quale coraggio lo fanno! Noi siamo affamate, mentre i loro preti sono satolli e grassocci. Le piccole suore hanno così fame, che a volte mi chiedo come fanno. Mi direte: "Allora cosa facesti, Charlotte?". Mi aggrappai al grande cancello, e cercai di arrampicarmi. Era l'unica cosa che mi restava da fare. A un piede e mezzo [quasi mezzo metro] dalla cima c'era una sporgenza larga circa 15 centimetri. Pensai che se fossi riuscita a raggiungerla e a poggiarci sopra un ginocchio sarei stata in salvo. E lo feci. Riuscii a poggiare un ginocchio lì sopra, ma non avevo più forze. Mi chiesi cosa potevo fare. Allora mi resi conto che indossavo tre sottane; erano raccolte da una cintura e scendevano fino alle mie caviglie. Il mio velo giungeva fino alle ginocchia davanti ed era lungo più o meno così dietro. Come sarei passata oltre quei punti taglienti? E pensai, "Non posso scendere, non ho abbastanza forze, dovrò saltare". E sapevo che se fossi saltata mi sarei fratturata tutte le ossa, anche perché il mio corpo era svigorito. E così mi chiesi: "Cosa farò?". Mi sollevai tutti i vestiti e li tenni fermi con una mano, e poi mi dissi: "Dovrò saltare".

    Sapete, hanno una sirena d'allarme nel convento; quando una suora cerca di scappare la inseguono e attivano la sirena. E, oh, i preti vi dicono che loro non entrano nei conventi, ma io vorrei che poteste vederli allora. Vedreste molti di loro, tutti all'inseguimento di quell'unica suora. E non le permetteranno di uscire. Se uscisse, un giorno potrebbe testimoniare contro di loro, e tutte le atrocità che commettono nei conventi sarebbero palesate agli occhi del mondo. E vi assicuro che loro non intendono permetterci di uscire.

    Così, feci un salto dalla cima di quel cancello, ma non ci riuscii. I miei abiti si impigliarono nelle punte e io rimasi appesa, ma mi staccai da lì. Spesso dico che non so che aspetto avessi. Non sapevo di avere i capelli grigi, ma ora mi chiedo se non fu allora che cominciarono a diventare di quel colore. Forse non saprete mai cosa patii nello stare appesa lì sulla cima di quel cancello, sapendo che la sirena sarebbe potuta suonare da un momento all'altro e allora, cosa mi avrebbero fatto? Ero terrorizzata. Così cercai di scuotermi e di dondolarmi abbastanza da potermi aggrappare al cancello con una mano, per uscire da quella situazione. Ci riuscii. Allora con l'altra mano cercai di slegare la sottana, e sapete che successe? Caddi giù, a terra. Finalmente ero fuori. Restai svenuta per un po'. Non so per quanto tempo, non ho modo di saperlo. Ma quando mi riebbi, mi accorsi di avere una spalla rotta e un braccio rotto qui. L'osso era uscito fuori perché non c'era della carne a ricoprirlo.


    In cerca di aiuto

    E pensai, "Cosa farò adesso?". Capii che ero fuori. "Dove andrò?". Dove pensate che potessi andare? Non ero negli Stati Uniti. Ero in un'altra città e non sapevo nulla di quel posto. Quando mi avevano portata lì, ero così pesantemente coperta dai veli che non potevo vedere niente. E non sapevo dove mi trovavo. Non sapevo dove andare. Non sapevo più se avevo qualcuno al mondo. E io ero povera. Non avevo soldi, ero affamata, il mio corpo era rovinato, ed ora mi ero anche ferita. Dove sarei potuta andare? Era qualcosa da ponderare bene. Ma come prima cosa, mi allontanai. Volevo stare alla larga dal convento! E così cominciai ad allontanarmi.

    Le foglie che cadevano facevano un gran rumore! Io ero spaventata, e continuavo a correre; infine sopraggiunse l'oscurità. Non c'è un crepuscolo in quella zona di quel paese; il buio cala improvvisamente. Comunque, vidi un piccolo edificio vicino alla strada. Pensai: "Mi nasconderò lì". Era forse un canile o un pollaio o qualcosa del genere. Era sporco, ma io mi accovacciai lì perché ero sconvolta e spaventata. Cominciai a riprendermi, e pensai: "Dovrò viaggiare, è buio. È più sicuro per me". Così uscii e viaggiai per tutta la notte e il giorno seguente. Mi nascosi dietro a delle assi che erano ammucchiate contro un vecchio edificio. Immaginate cosa significò per me stare lì nascosta tutto il giorno! E affamata com'ero, con le ossa rotte, riuscite a immaginare come mi sentivo? No. Voi non lo potrete mai capire.

    Quando calò nuovamente la notte, dovetti ricominciare a fuggire per allontanarmi dal convento. Avevo paura di bussare alla porta di qualcuno. Ero spaventata, e per quel che ne sapevo, mi sarebbe anche potuto capitare di bussare alla porta di qualche Cattolico Romano. Avrebbero immediatamente avvisato i preti e io sarei stata ricondotta con la forza in convento. E io avrei preferito che mi uccidessero piuttosto che ritornare lì. Così non bussai, ma proseguii. La notte successiva mi nascosi in un sacco, e poi, il pomeriggio del terzo giorno mi preoccupai perché il mio braccio si era gonfiato che più non poteva, ed ero costretta a reggerlo con l'altra mano. Tutte le dita avevano cominciato a diventare blu, e capii che stava cominciando la cancrena. E sapete, non c'era nessuno lì ad aiutarmi, e io realizzai che stavo per morire come un topo di strada. Era una sensazione terribile, e pensai, "Cosa farò? Uscirò e forse morirò un po' prima. Devo bussare alla porta di qualcuno". E fu quello che feci.

    Ricordo che camminai (non so per quanto) finché vidi una lampada. Era una vecchia lampada, con la fiamma accesa. Una casa molto povera, non verniciata, e immaginai che fosse abitata da persone povere. Bussai alla porta, e un uomo alto venne ad aprire. Era piuttosto anziano. Gli dissi: "La prego, posso avere un bicchiere d'acqua?". L'uomo non mi rispose, ma entrò in casa e chiamò sua moglie. E, Dio benedica il suo cuore, si trattava di una donna come le tipiche madri all'antica. Venne alla porta, e non disse: "Chi sei e cosa vuoi?". Grazie a Dio ci sono anche molte persone buone in questo mondo. Quella cara piccola donna semplicemente spinse la porta e disse: "Non vuoi entrare e sederti?". Sapete che fu la musica più dolce che avevo mai sentito in vita mia? Accettai, e lei mi diede una sedia, e mi sedei. Ero felice di essere lì seduta.

    Quella donna era povera. Non c'erano tappeti di alcun tipo sul pavimento, una tovaglia a scacchi rossi copriva la tavola, e una piccola vecchia stufa era in un angolo, ed era accesa. Quella donna mise del latte in un tegame e lo riscaldò e me lo portò. Ero affamata. Non conoscevo le buone maniere, le avevo dimenticate. Avevo dimenticato moltissime cose in quei 22 anni in convento. E così presi il bicchiere di latte prima ancora che lei si sedesse, e lo ingurgitai. Ero così affamata, che mi sembrava di uscire di senno. Ma come il latte giunse al mio stomaco, non riuscii a trattenerlo. Lo vomitai. Non avevo mai bevuto del latte per 22 anni interi. Comprenderete perché non riuscii a trattenerlo. E quella donna sapeva cosa fare. Andò ai fornelli, o per meglio dire, andò vicino alla stufa, e riscaldò dell'acqua. Aggiunse dello zucchero all'acqua e me la portò. Si sedette accanto a me e me la diede con un cucchiaio. La bevvi tutta. Oh, com'era buona! Era nutriente.

    Allora il marito mi si avvicinò e disse: "Ora dicci chi sei e da dove vieni". Cominciai a piangere. Mi ero spaventata. Dissi: "Sto fuggendo dal convento e non voglio tornarci". Lui mi disse: "Cosa ti è successo?". La mia mano era stesa sul tavolo. Io dissi: "Ho cercato di arrampicarmi per uscire dal cancello e sono caduta, mi sono fatta male".


    Il dottore

    L'uomo disse: "Dovremo chiamare un dottore". Allora divenni isterica. Mi alzai dal tavolo, e cercai di correre fuori, ma non me lo permisero. L'uomo disse: "Aspetta. Non vogliamo farti del male. Sei ferita. Hai bisogno di aiuto".

    Io dissi: "Non ho soldi, e non ho nessuno, e non posso pagare il conto del medico". Ero in una situazione disperata se volete saperlo. Quell'uomo mi disse: "Vado a cercare un dottore". E aggiunse: "Non è un Cattolico Romano, e neppure io lo sono". Quel caro uomo non aveva un'automobile, ma salì su un ronzino e fece 9 miglia [quasi 14 chilometri e mezzo] per raggiungere il dottore. Il dottore venne con la propria auto, e quando egli arrivò, il marito della donna era molto indietro con il suo cavallo. Quando il dottore entrò in casa e mi vide, cominciò a camminarmi intorno in continuazione, imprecando (forse non capiva il terribile effetto che il suo modo di fare aveva su di me). Quando si fermò, mi guardò, ed era sconvolto. Era sconvolto. Perché? Era sconvolto perché in teoria lui stava guardando quello che sarebbe dovuto essere un essere umano, ma io non ne avevo più l'aspetto per la orribile condizione in cui ero.

    Alla fine, il dottore si calmò e, avvicinatosi, disse: "Devo portarti all'ospedale questa notte stessa". Oh, divenni isterica. Dissi: "Non voglio andare. Vi prego, non fatemi andare!". Lui si sedette e con calma mi prese la mano e cominciò a dire: "Non ti farò del male. Devi ricevere aiuto, e io voglio aiutarti".

    Così quel dottore mi portò all'ospedale quella notte stessa e fu lì che appresi quanto pesavo. Pesavo esattamente 89 libbre [40 chili e mezzo]. Oggi peso 178 libbre [81 chili]. Mi portarono in sala operatoria, e cercarono di risolvere il gonfiore e l'infiammazione al mio braccio per potermi aiutare. Ci vollero 12 o 13 giorni. La frattura aveva già cominciato a saldarsi, così dovettero romperla di nuovo e ingessarmi. Soffrii molto.

    Infine, un giorno riuscii ad essere rilasciata dall'ospedale. Vi chiederete a chi mi affidarono. Implorai che mi facessero andare da quella coppia anziana per poter stare con loro, e loro mi lasciarono andare perché erano stati buoni con me e io avevo imparato a fidarmi di loro. Il dottore volle accompagnarmi a casa. Ero stata in ospedale per tre mesi e mezzo. Così mi portarono a destinazione, e rimasi con l'uomo e la donna per un certo tempo. E un giorno questo stesso dottore scrisse una lettera, e sapete cosa incluse nella busta della lettera? Un assegno. Scrisse all'anziana coppia di comprarmi una valigia e dei vestiti. Lui sarebbe venuto da me un certo giorno. Disse: "Vado a trovarti qualcuno". Quel dottore era un estraneo, ma oh, quanto ringrazio Dio che Egli ha degli uomini e delle donne in questo mondo che non sono egoisti e che usano parte dei loro soldi per aiutare chi è meno fortunato di loro. Il dottore spese molti soldi per aiutare me. Stetti in quell'ospedale per tre mesi e mezzo, e fu lui a pagare tutti i conti. Quanto lo apprezzai! E sapete, mi comprarono la valigia e tutto fu pronto per il giorno in cui il dottore sarebbe venuto a prendermi per accompagnarmi al treno. Mi mise sul treno e mi affidò alla custodia di una persona. Aveva trovato delle persone che si prendessero cura di me. Viaggiai su autobus, treni e barche per molto tempo, e un giorno, dopo avermi fatto avere il mio visto per tornare negli Stati Uniti, fui sempre affidata alle cure di qualcuno perché avevano paura di lasciarmi andare da sola dopo aver vissuto così a lungo sottoterra.


    Finalmente a casa

    Un giorno fecero il nome della città dove ero stata, dove vivevano la mia mamma e il mio papà. E dato che ricordavo la strada per casa, quando scesi dal treno corsi fino a casa loro, a pochi passi da lì, poiché è una cittadina molto piccola. E quando suonai il campanello, il mio papà venne alla porta e, sapete, lo guardai in viso e non lo riconobbi. Per questo, gli chiesi: "Lei sa dove vive mio padre?".

    Egli rispose: "Chi sei, e come ti chiami?".

    Dissi il mio nome, e non gli diedi il mio nome da chiesa, gli diedi il mio nome di battesimo. E quell'uomo mi guardò, poiché aveva riconosciuto il nome, e rivolgendosi a me con il nomignolo affettuoso che usava quando ero bambina, disse: "Sei proprio tu?". Mio padre non mi riconosceva, eppure era proprio lui; mi invitò ad entrare e io gli chiesi: "Papà, mamma è ancora viva?", perché non sapevo cosa ne era stato di lei. E lui me la fece vedere. Giaceva nel letto da sette anni e mezzo, era invalida. Era in una terribile, terribile condizione di invalidità. E naturalmente né lei riconobbe me, né la riconobbi io.

    Quella stessa notte mi ammalai gravemente e mi riportarono in ospedale per altri tre mesi, ma mio padre pagò ogni conto. Rimborsò il dottore di tutti i soldi che aveva sborsato per me, pagò il dottore in un'altra città, e pagò la coppia anziana. Rimborsò ogni cosa a tutti quelli che mi avevano aiutata. Ciò fu stupendo, e quando mi fui rimessa in forze, avendo ricevuto l'addestramento da infermiera, feci l'esame da infermiera, qui negli Stati Uniti. E sapete cosa fece Dio? Fece in modo che una donna venisse proprio in quell'ospedale. Era un ospedale Cattolico Romano.

    Questa donna era un ministro della Chiesa di Dio. Ella venne lì, e io pensai, "Che strano!". Proprio oltre il Mississippi ci sono due magnifici ospedali Protestanti, e lei vive da quelle parti. Proprio lì, tre città unite. Perché mai questa donna è venuta in un ospedale Cattolico Romano? Perché? Io credo che Dio abbia guidato ogni cosa fin dall'inizio. Quella donna venne in quell'ospedale e il dottore mi disse: "Voglio che tu ti occupi di lei", e così andai a preparare quella donna per la sala operatoria, e la sentii pregare; io divenni l'infermiera personale di quella donna.

    Dopo aver lasciato l'ospedale, ella andò a casa, e io la accudivo in casa. La donna mi chiese se volevo andare in chiesa con lei. Sapete, l'avevo sentita pregare a casa sua molte volte. Ero vissuta in quella casa abbastanza a lungo da poter leggere la Bibbia, perché come sua infermiera seguivo i suoi ordini. Non avevo mai letto la Bibbia prima in tutta la mia vita, ma lei mi dava le scritture e mi chiedeva di leggergliele. E, sapete, mentre leggevo la Parola di Dio, Dio cominciò a parlare al mio cuore. Così, quando quella donna mi chiese: "Vorresti venire in chiesa con me?", io andai con lei, mi accomodai e ascoltai il Vangelo per la prima volta in vita mia. E sapete, per quattro notti fu realmente meraviglioso. Non avevo mai sentito nulla di simile. E lei mi parlava del piano di salvezza di Dio, mi parlava di Dio, e mi diceva che avevo bisogno di Lui, di essere salvata. E io le credevo.

    Sapete cosa facevo ogni notte? Andavo in chiesa con quella donna, e poi dicevo: "Vai pure a dormire, ma io resto ancora un po' al pianterreno". Posavo la mia Bibbia sulla sedia, e lì sfidavo Dio, dicendo: "Dio, hai sentito quello che ha detto il predicatore? Signore, hai sentito?". E gli elencavo tutto quello che avevo ascoltato durante il culto. Poi dicevo: "Dio, tu hai udito ogni parola? Allora, se Tu sei Dio e se la Bibbia è la Parola di Dio, allora Tu sei reale! Io voglio quello che hanno quelle persone. Ma, se non sei Dio, e se la Bibbia non è la Tua Parola, allora non darmi nulla". Così mi rivolgevo a Dio, per metterlo alla prova. Siate certi che Dio non vi darà mai qualcosa che non viene da Lui.

    E ogni notte continuavo a fare così, per quattro o cinque notti. Avevo perduto l'appetito e il sonno, e cominciai anche a perdere peso. Ma una notte tornai in chiesa, e proprio nel mezzo della predicazione mi alzai dal mio posto e, tese le mani verso l'alto, corsi all'altare e gridai: "Mio Dio, perdonami per tutti i miei peccati!". Ero una peccatrice. Ma Dio mi aveva portata lì. Gloria al Suo meraviglioso nome. Mi pentii di tutto quello che avevo fatto in quel convento. Avevo rubato le bucce delle patate. Avevo rubato il pane. Avevo mentito. Avevo rivolto degli insulti tra i denti alla madre superiora. E voglio che sappiate che Dio mi incontrò in quel luogo e mi perdonò di ogni peccato che c'era nella mia vita. E quanto Lo ringrazio e Lo lodo per questo! Gloria al suo meraviglioso nome. Dio è stato veramente buono con me. Molto, molto buono.

    Qualche notte dopo, tornai alla chiesa. Dio mi guarì con il battesimo dello Spirito Santo. Posso dire che Dio significa per me molto di più di qualunque bene materiale che io ho in questa città. Preferisco avere Gesù piuttosto che qualunque cosa che possiate avere, perché ho trovato in Lui il migliore amico che io abbia mai avuto. Posso parlarGli di qualunque cosa, e Lui non mi riprende per questo. Posso sedere ai Suoi piedi e dirGli ogni giorno della mia vita: "Gesù, io ti amo. Gesù, ti amo". E ogni segreto del mio cuore, posso confidarlo a Lui. È Lui il migliore amico che tu possa mai avere. Egli è potente da salvarti. È potente da liberarti. Può liberarti dalle cose di questo mondo e renderti libero di conoscere Lui. Gloria al Suo nome. Ho un Dio meraviglioso. Lo amo immensamente. Preferirei avere Gesù piuttosto che qualunque altra cosa il mondo possa offrire. Dio è reale nella mia vita. È meraviglioso il modo in cui Dio mi ha liberato dal convento. Pregate per me. Ho tanto bisogno delle vostre preghiere. Devo andare in paesi prevalentemente Cattolici Romani. Dovrò soffrire molto, ma sono disposta a farlo per Gesù affinché io possa parlare ad altri di Lui e raccontare loro la mia testimonianza affinché altre piccole sorelle possano essere salvate dai conventi. Perciò, pregate per me; lo farete?


     Note

    Va comunque premesso una cosa, chi scrive queste poche righe ha avuto modo di conoscere preti veramente sinceri e onesti pur indottrinati non conforme alle sacre scritture ma che comunque sono persone di cui va portato il max rispetto. Purtroppo dobbiamo dire che sono pochi.

    Questa testimonianza è stata tradotta dall'originale disponibile sul sito Jesus is Lord, dove sono disponibili gratuitamente anche molte altre testimonianze, confutazioni e libri da scaricare (in lingua inglese).

    La traduzione in italiano è stata effettuata dal curatore del sito Il Cammino Cristiano. È consentita la riproduzione integrale, nonché la diffusione, del presente documento.

    Una traduzione libera di questa testimonianza in lingua portoghese è disponibile sul sito El Nuevo Camino.

    Non ho tradotto questa testimonianza per fomentare odio verso i credenti Cattolici, ma affinché anche da noi si sappia quel che è stato fatto e che si fa in diversi conventi Cattolici nel mondo. Non è dunque ai credenti Cattolici che rivolgo il mio biasimo, ma alla chiesa Cattolica Romana, che pretende di essere l'unica vera chiesa cristiana al mondo, eppure con le sue azioni empie e le sue dottrine pagane ha rinnegato Cristo ed ha esposto per secoli il Cristianesimo intero a infamia.

    Consiglio di leggere anche gli altri scritti presenti nella sezione principale, le testimonianze di un ex prete e di un ex sacerdote cattolico, e questo studio completo sulla chiesa Cattolica Romana e sulla storia del papato.

    La testimonianza in lingua originale è stata trascritta dalla registrazione di un raduno Cristiano, durante il quale la sorella Charlotte ha reso la testimonianza. Ella è nata nel 1898, ed è entrata in convento approssimativamente nel 1910. Ha sperimentato la salvezza nel 1945, e da allora ha cominciato a rendere questa sua testimonianza negli Stati Uniti e in Canada per 15 anni, sotto lo pseudonimo "Charlotte Wells", per proteggersi da attentati. Si è spenta nel 1985 in una clinica in California.

    La sorella che Charlotte incontrò e grazie alla quale conobbe il Signore (se ne parla alla fine della testimonianza) è Nilah Rutledge, moglie del pastore John Mean della chiesa di Dartmouth. Nilah seguì Charlotte nei suoi viaggi in USA e in Canada.

    Vi riportiamo inoltre altri siti dove esponenti  cattolici romani testimoniano di abusi fatti ancora nei nostri giorni dai preti verso le suore   http://www.cdbchieri.it/rassegna_stampa/suore_abusate_dai_preti.htm ;       

    http://www.censurati.it/index.php?q=node/87&from=100&comments_per_page=50 ;    
    Oltre a questi ci sono altre scoperte veramente sconvolgenti di preti che pur essendo condannati per pedofilia, la chiesa cattolica per premio gli da ancora degli incarichi pastorali in altre parrocchie basta aprire la pagina allegata per rendervi conto di quando stiamo dicendo.  http://italy.indymedia.org/news/2006/07/1106122.php . Purtroppo notiamo dei sinceri cattolici, forse perché non sono veramente a conoscenza di questi fatti eclatanti, forse perché si rifiutano di credere a queste testimonianze, qualcuno ha dedicato un sito contro gli evangelici cercando di fare il difensore  paladino della chiesa romana cercando di far vedere ai visitatori la chiesa cattolica vittima di accuse ingiuste dai fratelli evangelici. i collegamenti delle righe soprastanti non sono di origine evangelica non che siti di carattere sociale di cui denunciano i misfatti in esse descritte.

    Un Webmaster (almeno credo visto che il sito è suo personale) esalta la chiesa cattolica asserendo che essa e solo essa è quella che denuncia tutte le cose peccaminose, anzi e meglio leggere direttamente la sua espressione.  La TV ogni giorno ci propina fiction e trasmissioni che normalizzano lentamente, abituando le nostre menti, i comportamenti più abnormi, l'adulterio fa parte del 90% dei films. I normali di una volta stanno diventando anormali, quindi ad esempio o approvi i matrimoni gay o sei antiquato e razzista, o approvi il divorzio o sei mentalmente ottuso. Molte trasmissioni oggi vengono fatte per anormalizzare il mondo per mezzo dello slogan "tutto ciò che è moderno è buono giusto e bello." La TV di oggi fa sentire in colpa i normali di una volta e di oggi. L'unica controcorrente che alza la voce, ma non può imporre nulla con la forza, è la Chiesa cattolica romana, perchè nei paesi a maggioranza protestante si assiste alla sempre più progressiva accettazione del modernismo con tutti i mali citati sopra.

    La domanda a questo punto nasce spontanea, come una realtà come la chiesa cattolica può alzare la voce quando all'interno delle loro mura esiste una realtà raccapricciante? (almeno sulla base di quelle che sono le denunce tratte da vari siti non evangelici) Quindi chi sta accusando ripetiamo, non sono gli evangelici ma i mass media ,la stampa e persino l'internet come gli allegati sopra inseriti. Quindi una realtà come la chiesa cattolica romana non può essere attendibile nel suo grido contro il degrado sociale quando per prima non da l'esempio di mettere fuori quei preti che hanno fatto atti osceni e roba del genere.  Dalle denunce descritte purtroppo costatiamo questi personaggi che hanno abusato sulle suore e sui minorenni continuano a fare esercizio pastorale o sacerdotale come nulla fosse stato. ecco cosa dice ancora il web master del sito contro gli evangelici:
    Ma tutti noi sappiamo che ciò non corrisponde a verità, errori anche gravi commessi da leaders o fedeli protestanti se ne possono elencare di svariati.

    Si lo possiamo testimoniare pure noi che ministri evangelici hanno commesso azioni vergognose, ma è altre tanto vero che sono stati messi fuori dalla chiesa per la buona testimonianza del vangelo di Cristo e poi della chiesa. (comunque questi ministri si sono giocati il ministero, anche se si saranno pentiti dal loro sbaglio o peccato. Questa coerenza purtroppo non è stata notata nella chiesa cattolica.





    A proposito del celibato dei preti cattolici

    Molti vedono nel celibato imposto dalla Chiesa Cattolica Romana a vescovi e preti la fonte di molte delle perversità commesse da questi ultimi (incesto, pedofilia, omosessualità) nel corso degli ultimi venti secoli. Ma chi ha imposto questa regola?
    Non Dio, infatti la Bibbia dice:

    "Il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola moglie" (1 Timoteo 3:2).

    "Il matrimonio sia tenuto in onore da tutti" (Ebrei 13:4).

    "Ma lo Spirito dice esplicitamente che nei tempi futuri alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori e a dottrine di demoni, sviati dall'ipocrisia di uomini bugiardi, segnati da un marchio nella propria coscienza. Essi vieteranno il matrimonio e ordineranno di astenersi da cibi che Dio ha creati..." (1 Timoteo 4:1-3).

    Inoltre, l'apostolo Paolo, che era single,
    (*) consigliò a chi vuole servire pienamente Cristo di restare celibe, ma non impose affatto il celibato come condizione obbligatoria, come invece ha fatto la Chiesa Cattolica Romana.

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    Nota della redazione: (*) Poiché Paolo nelle sue lettere non ci spiega esplicitamente se era celibe o vedovo, abbiamo preferito esprimerci come single


    La conversione di Giovanni Battista Treccani, nipote di papa Paolo VI

                                                                                 (Raccontata da lui medesimo)        Altre dichiarazione sulla testimonianza

    Quella che segue è la testimonianza della conversione di Giovanni Battista Treccani a Gesù Cristo, trascritta da una registrazione audio effettuata in Svizzera francese anni fa durante una riunione in cui Giovanni Battista Treccani rese la sua testimonianza.

     

    Ringrazio il Signore di questa buona opportunità in questa mattina. Certamente il Signore ha qualche cosa di speciale per ciascuno di noi. Io ne sono certo. Da questa mattina presto, sentivo la presenza del Signore, e pregavo che potessi giungere qui in tempo. Il treno andava sempre più adagio, però, sono arrivato qualche minuto prima. Grazie al Signore per questo.

    Mi piacerebbe di più predicare in spagnolo, è la mia lingua attuale, però approfitterò dell’occasione di predicare in italiano, benché molti termini non me li ricordo bene. Gloria al Signore.

    Sono gli ultimi giorni che mi trovo in Svizzera, già il dieci ritorno alla Patagonia. Quanti sanno dov’è la Patagonia? La Patagonia è l’ultimo della terra, dove finisce il mondo. Quando il Signore mi ha mandato là, la chiesa cattolica mi mandò come missionario in quel posto, per convertire gli Indios al cattolicesimo. Però un Indios mi ha convertito alla via del Signore!

    Io molte volte chiedo al Signore perché non L’ho conosciuto in Italia, quando studiavo a Roma. Perché non L’ho conosciuto nel Vaticano. Perché non L’ho conosciuto nel monastero. Il Signore mi portò così lontano, per rompere le catene che legavano la mia vita, per farmi conoscere la verità, e concedermi la pace nel profondo del cuore. Alleluia.

    Prima di dare la mia testimonianza vorrei riflettere un poco su Nicodemo, nel capitolo 3 del Vangelo di san Giovanni. Tutti conosciamo questo... chi era Nicodemo e chi è Gesù. Tutti sapete chi è Gesù, no? Chi è Gesù per voi, personalmente! E molti dicono: si, io lo conosco come una persona della storia... molti come un leader religioso... altri per un martire... ma chi è per noi? La risposta dovete darla voi questa mattina! Se è solamente quella persona che... ricorriamo a Lui quando abbiamo bisogno? Oh, Lui è tutto per noi. Prima dell’aspirina, prima dello psichiatra, prima dei nostri amici... Lui deve essere al primo posto. Quando Lui è al primo posto, allora abbiamo la certezza che quando noi eleviamo la nostra preghiera a Lui, Lui certamente ci ascolta. Per questo molte volte non riceviamo la risposta dal cielo, perché noi non siamo disponibili a Lui. Abbiamo il novantanove per cento tutto a nostra disposizione, però per il Signore solo l’uno per cento. Che il Signore ci aiuti in questo.

    Io sono giunto al Signore nelle stesse circostanze di Nicodemo. Mi trovavo nella stessa posizione. Ero un buon religioso, però senza pace nel mio cuore. Avevo bisogno di un incontro con il Signore. E certamente l’ho cercato con tutte le mie forze, come Nicodemo Lo cercava con tutte le sue forze. Voleva avere una risposta in Dio, e la risposta in Dio l’abbiamo solamente quando abbiamo una relazione diretta con Lui. E questo è importante nella nostra vita. Non per quello che ci dicono gli altri, ma per una esperienza personale. Nicodemo voleva questa esperienza, un po’ a comodo suo, però il Signore ha cambiato tutto il panorama dopo. Nicodemo non riusciva a capire che doveva nascere di nuovo. Molti non capiscono questo termine; anche nelle nostre chiese, succede molte volte questo. Siamo buoni religiosi, però non c’è un cambiamento, non c’è la nuova nascita, non c’è una trasformazione. Nicodemo forse voleva seguirlo nello stesso stato religioso, non poteva concepire che doveva nascere di nuovo. Lui prese un argomento umano, e argomenti ce ne sono molti. Se voi parlate coi Testimoni di Geova, hanno molti argomenti. Parlate con i Mormoni, hanno molti argomenti. Tutte le religioni hanno i loro argomenti. Mi trovavo in terra Santa i giorni scorsi, ho avuto contatto tanto con gli Ebrei che con i Musulmani, e loro hanno tanti argomenti. Però i loro argomenti finiscono sempre lì. Però il Signore va ancora più in là... il cambio, la trasformazione... e Gesù voleva portare Nicodemo a questo punto. Non poteva capirlo, umanamente non lo possiamo capire, il potere di Dio che interviene nella nostra vita. Allora sì, incominciano a cambiare le cose.

    Quando Gesù ebbe l’incontro con la Samaritana... la Samaritana aveva una vita disordinata, però pretendeva attraverso la sua religione che adorava Dio così. Però Gesù cambiò le cose, e il Signore vuole cambiare anche la posizione della nostra vita.

    Io sono nato nel nord Italia. Non vi dico l’età... (risate generali)... no, cinquantaquattro... ero il più piccolo di sette figli. Gli altri due furono allevati perché erano orfani. Quando sono nato mia mamma era abbastanza anziana già... e i dottori hanno detto che era impossibile che potevo nascere. Però mia mamma era una sincera cattolica... più che cattolica, era cristiana... e disse al Signore questa preghiera: Signore, se questo figlio giunge al mondo, io vorrei che lui ti possa servire... questo non era il pensiero di mio padre, perché nella famiglia c’erano molti religiosi, e perciò mio padre era stanco a vedere tutte quelle sottane che entravano e uscivano dalla casa... (risate). Mai più aspettava un figlio che fosse un sacerdote.

    Però, ai sette mesi io sono giunto a questo mondo. Ero un bambolino così, e avevano paura che morissi lo stesso giorno. Allora mi avvolsero in tanti stracci e mi portarono alla chiesa del mio paese. Aveva nevicato abbastanza, e [andammo] con un carro trainato con un cavallo. Mi misero il nome di Giovanni Battista. Mi portarono a casa, però mia zia era una persona molto distratta... mi teneva bene avvolto per il freddo, e pesavo così poco che non se ne accorgeva se c’era qualche cosa negli stracci... quando noi avemmo il nostro figlio, mi insegnò come prendere il bambino nelle mani. Però mia zia era una persona molto distratta, e mi prese così, e quando scese dal carro, io sono caduto nella neve... (risate). Mia zia non se n’è accorta, è arrivata a casa, ha messo il tutto sulla tavola, e mia mamma vedeva che non mi muovevo, non piangevo, e sono andati a vedere e non mi trovavano! Dovettero correre subito fuori, e mi trovarono che dormivo placidamente nella neve. Volete sapere una cosa? E’ che il Signore mi stava preparando per portarmi alla Patagonia... la Patagonia è il polo sud! (risate) E’ dove abbiamo anche 34 gradi sotto zero...

    Sono cresciuto in un ambiente sereno, però da piccolo incominciai a ascoltare la voce di Dio che mi chiamava. Desideravo con tutto il mio cuore servirlo. Tutto quello che avevo a mia disposizione era la religione. Però avevo fame delle cose di Dio. Incominciai a crescere in quell’ambiente. All’età di dieci anni, partii dalla casa per rinchiudermi in un seminario. Mio padre non voleva, però sono scappato dalla casa. E mi ricordo che avevo bisogno di parecchie cose, mia sorella si stava per sposare, e ha dovuto tagliare le sue lenzuola... in mille modi mi hanno aiutato per entrare in seminario. All’età di 15 anni ho ricevuto gli abiti religiosi. Mi sentivo molto felice, perché non conoscevo il mondo, non conoscevo il peccato ancora, e non conoscevo profondamente quello che era la mia religione! Vivevo in una vita artificiale...

    Dal nord Italia mi mandarono a studiare a Roma. Io desideravo giungere a quella città. Avevano detto che era la città eterna, la città santa. Io desideravo giungere in quel posto. Benché dopo qualche anno ho dovuto scappare da Roma. E’ la città pagana, la città idolatra, la città della menzogna, la città dei ladri. Però quando sono giunto là avevo questo panorama davanti a me. E incominciai a crescere negli studi, però ho incominciato a sentire che c’era qualcosa che mi faceva essere triste: sentivo un vuoto dentro di me. Allora incominciai a pregare di più, incominciai a rinnovare le mie devozioni, incominciai a approfondire la religione. Però, più facevo tutte quelle pratiche religiose, più mi sentivo vuoto. Mi accorsi che non avevo la pace. Mi accorsi che il carico dei miei peccati era ancora su di me, benché mi confessavo tutti i giorni.

    Allora giunsi a una tremenda realtà. Non sapevo cosa fare, non volevo parlarne nemmeno con i miei superiori. Però un giorno mi decisi ad andare a loro, e feci loro qualche domanda. Allora mi dissero: "devi recitare cinquanta Ave Maria, devi recitare cento Padre Nostro". Però finivo, e mi trovavo sempre più peggio. E: "Devi leggere la vita di quel santo". Molte volte non andavo in vacanza per leggere le biografie dei santi, per vedere se loro avevano trovato la risposta nella loro vita. Però la triste realtà al finale di quella biografia, mi trovavo nelle stesse condizioni di quel santo. E quelli avevano la stessa condizione mia! Mai trovarono la risposta ai loro problemi. E questo mi rendeva ancora più triste. Non sapevo cosa fare.

    Giunsi al Vaticano. Era la prima volta che vedevo il papa. Io ho detto: certamente quando il papa passa davanti a me, la sua benedizione giungerà al mio cuore, e mi aiuterà a uscire da questa situazione. In quel tempo era il papa Pio XII. Vi sto parlando del 1950. Era l’anno santo. Ogni 25 anni c’è un anno santo... per me son tutti gli anni santi, tutti i giorni! Alleluia! Perché la presenza del Signore è con noi. E questo è importante. Quando un pastore chiese a uno dei papi ultimi, e gli disse così: "quante volte nella sua vita ha sentito la presenza del Signore?", ha detto: "due volte: quando sono stato consacrato sacerdote, e quando mi hanno fatto papa". Che miserabile. Se io non sento la presenza del Signore nel giorno, mi sento morire! Ed è così per la vita di un cristiano, se non c’è la presenza di Dio non siamo niente! Siamo morti! Non c’è vita! Perché Lui è la vita!

    E quando ero lì in quella grande chiesa di San Pietro... non so quanti l’hanno vista... all’entrata della basilica di San Pietro c’è la misura delle più grandi chiese del mondo. La basilica di San Pietro misura quasi un chilometro, 988 metri, e sono circa 500... (di larghezza?) e 117 di altezza... è tremendo.

    Quando mi trovavo in quella grande chiesa, era piena di gente, e Pio XII non veniva camminando, era portato da 12 principi, e lui era seduto nel suo trono, e sulla sua testa c’era la tiara. Sono 3 corone la tiara. La classica, la tiara classica, voi sapete quanto pesa? Pesava 15 chili! Argento, oro e pietre preziose. Certo, lui muoveva la testa dentro perché era agganciata nella sedia! Se no sarebbe rimasto schiacciato. Però grazie al Signore che le tiare dei papi restano nel museo vaticano, ma noi abbiamo la corona incorruttibile di gloria, che né il fuoco, né i ladri, la possono rubare. Alleluia!

    E quando vidi il papa che veniva in questa posizione, e io credevo fermamente che lui era il vicario di Cristo. Voi sapete chi è il vicario di Cristo? (rispondono: "lo Spirito Santo") Lo Spirito Santo. "Non vi lascio orfani, vado al Padre e pregherò"... e vi darà lo Spirito Santo, il vicario, colui che ci conduce a Dio, attraverso la santificazione. E io desideravo che il papa mi desse la benedizione. E quando lui veniva avanti, davanti a lui c’era un chierico che portava la croce. E guardavo la croce. Guardavo quel Cristo crocifisso con la corona di spine sulla sua testa. E allora fu la prima volta che considerai il Cristo coronato di spine. Allo stesso tempo, credendo che il papa era il vicario di Cristo, io ho detto: perché deve lui portare una corona così, se Cristo ha portato una corona di spine per amore nostro? Qual è il significato?

    E allora avevo la mia mano bene in alto, e aspettavo quella benedizione. Però quando il papa è venuto vicino, la mia mano non era più in alto. Già l’avevo abbassata, perché avevo visto quel contrasto. Cristo coronato di spine, e un uomo caricato di oro e argento. E venne dentro di me una tristezza grande. Incominciai a piangere. Corsi al seminario, e il mio superiore mi chiese: "hai avuto quell’esperienza che tu cercavi?" Io ho detto: "Non ho avuto niente". Allora chiesi: "Perché? Perché tutte queste cose?" Allora dice: "Eh, è necessario. Dobbiamo gradire attraverso queste cose." E’ per questo che dopo molte volte la celebrazione della messa, io restavo seduto lì nel banco, e molte volte piangevo senza sapere perché. E dicevo: "Signore, se ti sto servendo qui, perché non ti sento? Perché non ho nessuna esperienza dentro di me?". E non avevo nessuna spiegazione.

    Andai a confessarmi, e dissi al mio confessore: "Io vorrei che in questo momento io possa sentire il perdono dei miei peccati. Possa sentire la pace che lei mi sta offrendo". Perché dopo la confessione lui mi diceva sempre "và in pace e non peccare più". Però non arrivavo alla porta della chiesa che già non avevo più la pace, e sentivo ancora il peso dei miei peccati. Però mi presi da lui quel giorno, e gli dissi "datemi questa pace che voi mi offrite. Datemi il perdono dei miei peccati". E allora tristemente lui guardò la terra, abbassò i suoi occhi, e mi disse così: "non posso dare quello che io non ho". Io credevo che ero l’unica persona che viveva in quella condizione. Però vedevo che anche il mio superiore stava nelle stesse condizioni. E mi disse "vai dal vescovo, forse lui ti può aiutare". E chiesi al vescovo se lui aveva la pace. Lui disse "si, ho pace dentro di me". Ma forse aveva pace nella sua tasca. Ho insistito a lui, e allora tristemente anche lui non mi ha potuto guardare in viso; anche lui era nella stessa condizione. Quando uno di questi papi stava per morire, un pastore evangelico gli chiese se lui aveva la certezza della sua salvezza. Allora il papa rispose così: "Non ho nessuna certezza della mia salvezza, però sono certo che vado al purgatorio. Però ho seicento milioni di cattolici che pregheranno per me, e io non passerò molto tempo dentro lì". Però gloria al Signore, noi abbiamo la certezza della nostra salvezza! Quando Lui ci chiamerà, andremo alla casa del Padre! La riteniamo la nostra casa, dove Lui ci aspetta. E questo è molto importante, quello che Nicodemo non capiva, e quello che i religiosi non possono capire.

    Allora, mi sentivo disperato, avevo finito i miei studi di filosofia. Invece di avvicinarmi a Dio mi avevano allontanato ancora di più! Incominciai gli studi di teologia... peggio ancora! Avevamo non so quante ore di teologia dogmatica di studio ogni settimana, però una sola ora alla settimana di studi della Bibbia. E solamente qualche parte della Bibbia, quello che ci conveniva...

    Allora presi una decisione: se qui a Roma non trovo quello che la mia anima cerca... mi hanno consigliato anche altri, "devi chiuderti in un monastero; là, attraverso le penitenze potrai trovare la pace". Allora ritornai al nord Italia, in un paese che si chiama Lovere, è provincia di Bergamo, su una montagna c’è un monastero. Entrai in quel monastero. Quando bussai a quella porta, venne un monaco a ricevermi. Aveva una barba lunga e aveva un cappuccio in testa. Nemmeno mi ha guardato in faccia, e mi disse bruscamente: "cosa cerchi?". Io ho detto: "vengo a cercare la pace, la serenità". Certamente c’era la pace in quel posto. La pace esteriore, che nemmeno i passeri andavano lì, perché era così triste quel posto! (ride) Però, mi dissero, "se tu resisti", perché io ero magrolino, "puoi rimanere". Allora suonò la campana, vennero tutti i frati del monastero, mi portarono in chiesa, e mi fecero sdraiare in terra davanti all’altare e mi coprirono con uno straccio nero, e hanno acceso quattro candele. Era il simbolo che dovevo morire al mondo. Allora cominciarono a cantare il salmo 51. Io tremavo dalla paura sotto quello straccio! (ride) Era simbolo che dovevo morire. Quando mi alzai di lì, mi cambiarono gli abiti, mi cambiarono il nome anche. Mi misero il nome di Clementino. Non so dove l’hanno pescato! (ridono) Però non hanno potuto cambiare la condizione del mio cuore. Rimanevo nella stessa posizione.

    E mi diedero due cose nelle mie mani: la disciplina e il cilicio. La disciplina è una catenella, finisce in sette catenelle... tre volte al giorno la usavamo, e la pelle diventava sempre più sensibile, perché lo stesso abito che usavamo sfregava sul corpo, era un continuo dolore, anche la pelle era molto sensibile. E quando c’era una tormenta dentro di me, io usavo la disciplina, mi chiudevo nella mia cella, e molte volte fino a essere bagnato di sangue, cercando la risposta nel mio cuore.

    Il cilicio era una cintura con delle punte, era di ferro. Non era fatta a misura, apparteneva agli altri monaci che erano morti... meno male che ero più magro... si usava sempre alle 12 della notte, e dovevamo alzarci e cantare il salterio in fila. E quando uno pregava doveva inclinarsi profondamente così. Allora quelle punte penetravano nella carne. Parecchi dei miei compagni sono morti di tetano, per infezione, per causa di quelle punte.

    Un’altra cosa che mi dava fastidio era il cranio di un monaco morto... ci portavano all’ossario comune, perché i monaci quando morivano erano sepolti nella sabbia, senza mura. Allora poco tempo dopo restava lo scheletro pulito, ed erano portati in un solo posto. Quando i monaci entravano nel monastero, dovevano scegliere un cranio, e uno doveva portarlo sul tavolino dove studiava. E io avevo una paura tremenda! (ride) Principalmente di notte... dovevo coprirlo con uno straccio perché mi spaventava! E peggio ancora, non avevamo la luce elettrica dentro nella cella, e la paura era ancora più grande...

    Quando mi trovavo nel monastero è morto mio padre anche. Solamente ci avvisavano così: "pregate perché il papà di uno di voi è morto". Uno si chiedeva sarà mio padre, sarà mio padre? E questo era tremendo. Però l’ho saputo dopo che fu mio padre che era morto. Ero a pochi chilometri dal mio paese. Lui mi chiamò fino all’ultimo momento. Però non mi hanno permesso di giungere là. Benché la legge di Dio dice "onora tuo padre e tua madre", la religione dice di odiare di odiare mio padre e mia madre. Veramente c’era già un odio tremendo dentro di me.

    Nell’anno ‘59 vennero i miei zii che vivevano in Argentina, e chiesero... a quel tempo era arcivescovo di Milano, che dopo fu Paolo VI... e chiesero a lui dove mi trovavo... perché avevano bisogno di un missionario là. Loro dissero "abbiamo bisogno, dovete mandarlo con noi". Però [la risposta fu] "non può uscire dal monastero, è impossibile!" Io avevo preso i voti solenni. Ero considerato come un morto. Ero così nel registro civile del mio paese, ero già cancellato. Quando ho dovuto fare il passaporto, mi hanno detto "ma se lei è morto?". Ho dovuto portare mio fratello e mia sorella per dare testimonianza che ero della famiglia. Però grazie al Signore che le mie ossa non sono rimaste nel monastero. Il Signore mi ha preso fuori a tempo. Allora chiesero il permesso al Vaticano, e mi hanno tolto dal monastero. Io dissi, dove vado adesso, se per me era l’unica speranza il monastero? Però, il Signore aveva preparato qualche cosa di meglio.

    Mi preparai per andare in Argentina. E lo stesso giorno che partii per l’Argentina, non avevo i soldi sufficienti per pagare il mio biglietto della nave. Però avevo fiducia che il Signore mi aiutava. Mia mamma mi disse, "io sono contento che tu vada, se è per il bene della tua anima". Mi dispiaceva lasciarla sola. Però quella stessa mattina venne una donna e mi portò un libro, e dentro c’era una busta e c’erano i soldi che avevo bisogno per pagare il mio biglietto. Mi mancava 30.000 lire, e lì c’erano 30.000 lire. Nessuno lo sapeva. Uno solo, Colui che mi stava chiamando. Allora partii contento per l’Argentina. E per due anni ho lavorato come missionario cattolico in Argentina.

    Però vedevo che non potevo fare niente per i poveri Indios. Materialmente potevo aiutarli, ma spiritualmente non potevo fare niente. Io non potevo dare a loro quello che non avevo. E l’unico che davo loro era una stampa, una medaglia, un poco d’acqua benedetta, e se volevano un poco di più, dovevano pagare.

    Però un giorno, ritornavo a una piccola chiesetta che c’è su una montagna... ritornavo a quella cappella. Io andavo tutti i giorni là. Sapevo che non trovavo niente, però dovevo dare il buon esempio. Però a metà strada, giusto dove noi oggi abbiamo la nostra missione centrale, mi trovai con un Indios, e allora mi venne incontro e mi salutò. Lui era molto sorridente, io avevo una faccia triste e severa. Ero sempre arrabbiato, avevo un carattere tremendo. Il Signore deve cambiare anche il nostro carattere. Deve cambiare anche il nostro carattere. Deve cambiare il nostro carattere! E questo è parte nella nuova nascita! Alleluia.

    E quando venne a salutarmi, io non lo conoscevo, però mi disse: "Che cerca in quel posto?". Mi vergognavo a rispondere; sapevo che non trovavo niente. Però lui mi disse così... il testo della Bibbia: "Perché cercate fra i morti Colui che vive?". E però voleva dirmi questo: che cerchi in quel posto, perché cerchi fra le cose morte Colui che vive? Allora mi dice così: "Io so che tu cerchi la pace. C’è un solo posto dove trovarla." Io dissi: "Che ne sai tu, povero Indios ignorante?". Io avevo tanti libri in testa, però avevo un cuore vuoto. Però lui mi disse così: "C’è un solo posto". Ma se il Cristo io ce l’ho qui, sul petto... avevo una croce. Ce l’ho grande, una statua in chiesa... ho l’eucarestia... ce l’ho il Cristo! Però lui mi disse così: "Io voglio dirti di un Cristo vivo, un Cristo che ti può aiutare, un Cristo che può cambiare la tua posizione". Io non capivo quello che lui mi diceva. E lui dice, "Questa sera vieni da noi, e pregheremo per te". Io dissi: "Pregare per me?" Ma se non mi sentivo peccatore! Perché io confessavo i peccati degli altri...

    Però giunse la sera, il 24 giugno del 1961... è inverno nella Patagonia, stava nevicando. Alzai la mia sottana, era scuro di notte, e cominciai a correre, e come Nicodemo giunsi di notte, di nascosto, avevo paura che gli altri mi vedessero. Entrai in quella piccola chiesa, non c’era luce elettrica, non c’era nemmeno pavimento, era terra, però c’era un piccolo gruppo di cristiani che pregavano. Io incominciai a ascoltare quelle preghiere. Tutto era nuovo per me. Io dicevo, "Che belle preghiere. Dove saranno scritte?" (ride). Volevo cercarle nel mio libro. Ero abituato a ripetere quello che gli altri hanno scritto. Quando hanno finito di pregare, il Signore mi diede la prima lezione. Tornai alla chiesa cattolica, e per molti mesi celebravo messa nella chiesa cattolica, però andavo anche al culto evangelico. A prima vista sembrava che dovevo cambiare religione. Però la cosa non era così. Dovevo arrendere il mio cuore al Signore. Mi sentivo felice quando ero lì al culto; però avevo i miei obblighi nella chiesa romana. Però il 31 ottobre dell’anno ’61, come questa domenica è il compleanno della mia nascita (applaudono)... io mi trovai davanti alla chiesa cattolica, erano le cinque del pomeriggio. Allo stesso tempo i fratelli [evangelici] lodavano il Signore nella chiesa.

    Però io dovevo celebrare una processione là nella chiesa cattolica. Ero molto arrabbiato perché non potevo andare là! Ero lì davanti alla chiesa romana, c’era il vescovo presente, e c’era presente quasi tutta la città. Allora il vescovo dice, "incomincia la processione". Io avevo gli abiti sul mio braccio, però avevo anche la mia Bibbia nelle mani. Volevo correre là. Però dovevo realizzare quella processione. Il vescovo dice, "incomincia la processione". Però io non volevo muovere un solo passo in più, perché sentivo che era giunto il momento della mia decisione. E il vescovo incominciò a urlare e a sgridarmi, "dai comincia la processione!". E allora in quello stesso istante sentii una voce che parlò dentro di me, e mi disse così: "A che serve che tu realizzi questa processione, a che serve che gridi "viva Cristo re", quando Io non regno ancora nel tuo cuore?". Allora dissi al Signore in quell’istante: "Signore vieni e regna nel mio cuore!". Incominciai a sentire la presenza del Signore. Allora il vescovo mi spinse un’altra volta: "incomincia la processione!". Ma la processione era già incominciata, era quella dentro di me, alleluia! Allora mi tolsi gli abiti, li tirai al vescovo, e cominciai a correre verso la chiesetta evangelica. Dietro di me il vescovo mandò il popolo cattolico, però ero abbastanza magro e correvo abbastanza (ride). Entrai in quel piccolo posto, passai fino lì davanti, perché sempre mi sedevo là prima. Il fratello predicava sul figlio prodigo. Mi sentii come un figlio prodigo, e in quello stesso istante piegai le mie ginocchia, e accettai Gesù come mio sufficiente Salvatore, e sentii la Sua presenza, sentii la nuova nascita dentro di me. In parole non potrei spiegare quello che ho sentito in quel momento, però fu una cosa gloriosa. E se fino a quell’istante mi ero sentito prete della chiesa romana, da quell’istante sentii che ero un vero sacerdote di Gesù Cristo. Non era facile per me. Molte cose mi legavano. Però i fratelli allora mi presero, contenti lodavano il Signore, e lì fuori c’era il popolo cattolico aspettando a me che passavo, perché non si realizzò la processione; da quel momento non si è realizzata più nessuna processione. Forse hanno paura che un altro sacerdote sia salvato (ride).

    I fratelli mi portarono vicino a un fiume... acqua abbastanza fredda, acqua che viene dalla neve che si scoglie... e mi portarono lì nell’acqua, e ho detto, "cosa fanno adesso?" Io credevo che dovevo morire lì! (ride)... meglio morire lì nell’acqua che morire per mano dei cattolici, perché erano lì che mi aspettavano! Allora mi immersero nell’acqua [per il battesimo], e i miei occhi si aprirono alla verità.

    Non fu facile per me; la polizia mi buttò fuori dalla città lo stesso giorno, e ho dovuto camminare quasi 100 chilometri, alla frontiera con il Cile, sotto un albero, quella fu la mia prima chiesa, la mia prima casa, la mia prima congregazione, perché non avevo niente materialmente parlando, però avevo tutto, e da quell’istante la presenza e la gloria del Signore è stata sulla mia vita. Adesso già abbiamo 18 posti dove predichiamo la parola del Signore. Abbiamo comunità di 600-800 membri. Il Signore veramente ci sta aiutando. In molti paesi dove c’era la chiesa cattolica, sono andati via.

    Parlo dell’ultima missione soltanto, cercherò di essere breve, qualche minuto solamente.

    C’era una monaca che dominava un paese. Dominava le autorità di un paese, e noi era da 14 anni che volevano giungere in quel posto, e stavamo pregando il Signore. Avevamo delle comunità tutt’interno lì, meno che in quel paese. E allora i giovani della mia comunità, loro vanno tutti i sabati ad annunciare il Vangelo ai villaggi. Allora sono giunti da quel paese a un’altra missione, sono 25 chilometri. Incominciarono a guadagnare al Signore famiglia dopo famiglia, e quando la monaca se ne rese conto, già mezzo paese era convertito al Signore! Abbiamo già costruito un locale di culto più o meno come questo, quest’anno, però quando sono tornato nel mese di giugno, già quel posto era pieno! Non ci stava più la gente, ne abbiamo dovuto costruire un altro vicino. Adesso ci sono 300 persone che si stanno preparando per il battesimo. A dicembre inauguriamo il nuovo locale, e celebriamo anche il battesimo. E’ così anche in altri villaggi. Ci stanno chiamando dappertutto per ascoltare la parola del Signore. Ho un programma alla radio, che giunge in molti posti, e molte persone si convertono al Signore, e lì nasce una nuova comunità. Ringraziamo il Signore per questo.

    Non fu facile. Sono stato avvelenato due volte, ma il Signore mi ha liberato. Un’altra volta sono stato pugnalato, ho perso molto sangue, mi trovavo in un posto lontano del paese. Non ho denunciato quella persona, era un cattolico che era stato un alunno mio quando ero prete, ma lui non poteva capire perché avevo abbandonato la chiesa romana. Però lo affidai nelle mani del Signore. Dopo qualche anno dovevo costruire la cappella d’Eschel, che è grande, 11 per 42, però non avevo i mattoni, avevo bisogno di venticinquemila mattoni per costruire, e non avevo un soldo in tasca. Allora quella persona passò con il suo camion davanti a noi, e si fermò, e mi chiese cosa pensavo di fare. Io ho detto "voglio costruire un edificio, una chiesa". Lui dice: "hai i mattoni?" "No". "Hai i soldi per pagarli?" "No, non li ho nemmeno" (ride). E non mi disse niente più. Io andai a visitare un’altra missione, e quando tornai c’erano i venticinquemila mattoni lì! Quell’uomo costruiva i mattoni, li fabbricava, e donò quei venticinquemila mattoni. Il Signore veramente ha guadagnato il suo cuore. Il Signore è buono. Pregate per questo.

    Noi in Patagonia abbiamo avuto il 3000% di inflazione quest’anno. Ci sono operai che guadagnano 25 dollari al mese, ed è un’opera in crescita, e adesso abbiamo cinque cappelle in costruzione. Stiamo per costruire una scuola dove insegniamo a lavorare e prepararsi nella Bibbia. Vengono dai campi, non sanno fare nessun lavoro, l’unico è andare a cavallo. Vi invitiamo alla Patagonia, affinché potete aiutarci nell’opera del Signore.

     

    La domenica devo fare quasi 600 chilometri. Lascio un gruppo in un paese, un altro in un altro paese, vado a celebrare il culto in un paese dove ci sono parecchie comunità, e torno verso sera per celebrare il culto nella mia comunità. Le strade sono molto difficili, molte volte dobbiamo attraversare anche dei fiumi. Prima lo facevo a piedi, quando non avevo la macchina... in pieno inverno, con l’acqua fino alla cintura. Con neve ai lati del fiume, però con il desiderio di predicare la parola di Dio. L’ambiente della Patagonia è un posto molto inospitale, per il vento forte, per le grandi distanze... sono 3000 chilometri di lungo, e quasi tutto deserto; ci sono parecchi villaggi, di pastori, di caprai, però con desiderio di conoscere la parola del Signore. Aiutateci nella vostra preghiera, e ricordatevi ogni tanto di noi.

    E se desiderate venire a trovarci, venite nell’estate là, in dicembre, gennaio, febbraio e marzo, sono i mesi tollerabili. Però in febbraio abbiamo il congresso dei giovani; sono centinaia e centinaia di giovani, che si riuniscono lì all’aria aperta in un bosco nella Cordigliera delle Ande, un posto molto bello per ricevere il consiglio della parola del Signore. La prima settimana di marzo abbiamo il nostro raduno, vengono tutti i nostri fratelli, e tutti quelli che servono il Signore; abbiamo fatto abbastanza letti, benché ci mancano parecchi materassi ancora (ride). Costa 25 dollari un materasso là; un sacco di farina costa quasi 15 dollari là. Pregate affinché il Signore ci possa aiutare.

    Alleluia.                                                                                     Questa testimonianza è stata tratta dal sito www.lanuovavia.org


     


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    Santa risata? Il pericolo del sincretismo

    Ho trovato nel web questo articolo che afferma: "Ridere e sorridere di tutto è una eccellente ginnastica per la felicità". Tanti miei fratelli evangelici dovrebbero capire che certe culture sono estranee al messaggio della rivelazione biblica. Non tutto ciò che è considerato positivo ha la radice nella rivelazione.

    Eppure siamo stati avvertiti, anni fa, che la "New age" stava conquistando il mondo e le chiese stesse erano in pericolo! Allora torniamo a squillare la tromba: "attenti al sincretismo (sia religioso e sia filosofico)". Gesù torni ad essere l'unica via.

    Se vuoi ridere... vai al circo, ma non confondere il tuo cuore; non mescolare il legittimo bisogno di svago o di sano divertimento con la potente, nonché decorosa, predicazione della Parola di Dio.

     

    IL CONTROLLO DELLE EMOZIONI

    Ridere e sorridere di tutto è una eccellente ginnastica per la felicità (l'immunologo Lee Barker insegna che il riso, componente della vita emotiva, riduce gli ormoni dello stress, come il cortisolo, stimola il corpo a produrre endorfine naturali mentre è utile a riequilibrare le difese immunitarie dell'organismo

     

    prelevato da: http://xoomer.virgilio.it/eraldome/       

    Premessa

    Prima di tutto bisogna imparare a rendersi conto della presenza di una emozione negativa, di uno stato di emergenza o di un pensiero responsabile, senza sentirsi in colpa e senza reprimerli ma invece esprimendoli per prenderne le distanze, per combatterli e neutralizzarli o attenuarne almeno l'intensità, agendo:

    - sia sul piano oggettivo dell'incontro con i fatti negativi della vita (perché si vivono pochi stati emozionali positivi, perché la civiltà moderna ci costringe continuamente lontano da una vita adeguata alla nostra natura biologica e genetica: sempre vicino a persone aggressive, capi prepotenti, colleghi pronti a invadere il nostro spazio; sempre con tanti problemi da risolvere uno dopo l'altro; ecc.);

    - sia su quello eventuale soggettivo di difficoltà psicologica, per un persistente pensiero automatico condizionante interno, acquisito o innato, o caratteriale.

     

    Il controllo oggettivo

     

    Ponete gli amici al centro della vita 

    Vanno però posti al centro della vita solo quei pochi amici che più apprezzate, che più rispettate, che siano naturali e non frutto di calcoli, che diano più piacere nello stare insieme, con i quali si ha più comunanza di esperienze, reciprocità e fiducia (che assorbono la porzione più rilevante di valore emotivo positivo cioè che hanno il più alto valore di capitale sociale).

     

    Ridete e sorridete

    Ridere e sorridere di tutto è una eccellente ginnastica per la felicità (l'immunologo Lee Barker insegna che il riso, componente della vita emotiva, riduce gli ormoni dello stress, come il cortisolo, stimola il corpo a produrre endorfine naturali mentre è utile a riequilibrare le difese immunitarie dell'organismo. Ad esempio, Seligman, 1990, ritiene che l'ottimismo possa influenzare la salute mantenendo le difese immunitarie più attive). In particolare: con il riso ci si allena a non prendere le cose troppo sul serio; con la risata ci si sfoga allentando le tensioni neuromuscolari provocate da un'eccessiva accettazione delle costrizioni sociali; alcune malattie, perfino mortali, quali il cancro, possono essere ostacolate nel loro corso da un uso massiccio di semplice ed ilare comicità; la terapia del riso sembra inoltre particolarmente efficace verso i malati di affezioni psicosomatiche (la psicologa Donata Francescato sostiene che ridere e sorridere porta a rendere di più nel lavoro, nello studio e nello sport. Ci si ammala di meno, si invecchia meglio e si ha una aspettativa di vita più lunga. Ridere migliora la funzionalità del sistema respiratorio mettendo in attività un numero enorme di muscoli, ferma lo stato d'ansia, rallenta il battito cardiaco, riossigena l'organismo. Perfino il rapporto di coppia trae giovamento dall'allegria che lo mantiene vivo e lo consolida). 

     

    Tempo libero e vacanze

    Disporre di opportuni momenti di "tempo libero" e "vacanze", in cui praticare attività lontane da ogni forma di stress, orientandoli per un benessere attivo ossia verso ciò che stimola sia il corpo che la mente per arricchire la conoscenza di sé e far sentire bene fisicamente e mentalmente: gite in montagna, gite in bici, frequenza di piscine, ascolto della musica, visite alle città o ai parchi, ecc. in compagnia di persone con cui ci si sente in armonia.

     

    Consentitevi qualche follia personale

    Consentirsi qualche follia personale. Magari nel vostro privato più privato, nel bagno di casa, in camera da letto, lasciate attivare, consentite, giocate, non inibite quei comportamenti, anche strani, incomunicabili, ma che vi rassicurano, liberandovi così da quelle tensioni che altrimenti rimarrebbero incapsulate dentro.

     

    Fate un lavoro che amate

    Fare un lavoro che si ama perché una persona che si ritrova a fare un lavoro che non ama, che lo sconvolge, a forza di sconvolgersi tutti i giorni si ammala. Se non lo avete, invece di continuare a considerare di quello attuale gli aspetti che non vi soddisfano, o a lamentarvi, caricando così di energia negativa i vostri pensieri e il vostro tempo, con grave danno per il vostro SI, imparate a visualizzare quello che vi piacerebbe e a mantenerlo, senza lasciarlo cadere come irrealizzabile, in modo che se diventasse reale possiate essere pronti per coglierlo al volo mentre si veda ogni problema che si incontra come una possibilità di dimostrare che potete farcela così ché una vita di tensione e disagio possa diventare in realtà una vita di sfida e di entusiasmo.

     

    Tenere presente che di solito il porsi degli obiettivi provoca l'insorgere di stati di emergenza!

     

    Non siate maniaci del lavoro. Sappiate rilassarvi alternando lavoro e divertimento!

     

    Eliminate la continuità delle sollecitazioni provenienti dalla vita

    Eliminare la continuità delle sollecitazioni provenienti dalla vita. In ogni caso non siate instancabili, presenzialisti o ossessionati dal successo o senza una vita privata. Concedetevi delle pause, senza pretendere di eliminare i rischi della vita perché allora se ne correrebbe uno ancora più grave che è quello di non vivere la nostra vita.

    L'organismo, se non può prendere intervalli di vero risposo si logora molto prima di quello che è l'età anagrafica e muore prima o di infarto o di ictus o di tumore o di un'altra malattia. E' come se l'organismo, nello sforzo di concentrare tutte le sue risorse per soddisfare un certo tipo di richiesta, fattore di stress, sottraesse le forze a una parte essenziale di se stesso, il sistema immunitario, appunto! 

     

    Aumentate il tempo per le emozioni positive

    Aumentare il tempo per le emozioni positive. Basta solo aumentare del 20% ciascun fattore emotivo di valore positivo (tempo durante il quale si sta con gli amici, si ride, ecc.) per determinare l'80% del risultato positivo (legge di Pareto). Sarà sufficiente cioè concentrarsi sui pochi elementi più importanti di ciascun fattore per migliorare significativamente la felicità. Aumentare il tempo, anche di poco, durante il quale si e' più felici, per avere un grande aumento della probabilità di essere più felici in genere anziché vivere solo brevi attimi di intensa felicità con i quali si tende ad essere complessivamente meno felici. 

     

    Evitare l'ascolto ripetuto di notizie catastrofiche!

     

    Mettete l'arte in quello che fate

    Mettere l'arte in tutto quello che si fa ossia quel tocco di fantasia e di inutilità che dà gusto all'esistenza, sapore alla vita, fa evitare di prendersi troppo sul serio e di cadere in un utilitarismo forsennato.

    L'arte non è né competenza né tecnica. Non ammette nessun termine di riferimento, nessuna gerarchia, nessun giudizio. L'artista deve solo essere in linea con se stesso, avere solo voglia di esprimere qualcosa. Basta provare questa voglia, questo bisogno, come una pulsione profonda!

     

    Diffidate delle evidenze e dei pensieri rigidi

    Diffidate delle evidenze e dei pensieri rigidi maneggiando con precauzione la serietà al pari dell'importanza, in quanto tutto è importante e nulla è importante, tutto è relativo, evolutivo e complesso. 

    Non dare retta al cervello lambico per cui tutto deve essere chiaro e netto, bene o male, triste o gaio, positivo o negativo, semplice o complicato!

     

    Non mitizzate i soldi

    Non mitizzare i soldi. Studi fatti sui popoli hanno dimostrato che il detto "più soldi si hanno più si e' felici" e' un mito (felicità nel senso di soddisfazione, ecc.).

    L'utilità marginale del denaro declina rapidamente. Una volta che ci si e' abituati ad uno standard di vita più elevato, più denaro da' una felicità addizionale sempre più scarsa!

     

    Combattete la sindrome da invecchiamento

    Combattere la sindrome da invecchiamento vivendo il passare del tempo come attesa di fatti positivi, cercando motivazioni di vita più profonde di quelle che superficialmente finora ci hanno illuso col successo o deluso con l'insuccesso. Bisogna accettare serenamente il fatto che l'età porta con se determinati cambiamenti fisiologici, che non vanno drammatizzati, ma utilizzati a nostro vantaggio per raggiungere obiettivi complementari a quelli raggiunti nella prima metà della vita. Combattere, inoltre, regressioni di tipo comportamentale. Il deterioramento nell'aspetto esteriore contribuisce all'isolamento, all'abbattimento, alla non accettazione (sono in aumento gli studi sui legami esistenti tra la cura di se stessi e il rafforzamento delle difese immunitarie. Uno studio condotto negli Stati Uniti su alcuni schizofrenici, omogenei per età e livello socio-economico, dimostra che ogni patologia diventa più grave se le persone 

    sono meno attraenti!), mentre una perdita di interesse in se stessi, nel mondo che ci circonda e nella vita riduce la capacità respiratoria. Un lungo studio sull'invecchiamento umano compiuta dai ricercatori del Gerontology Center di Baltimora è arrivato alla conclusione che la nostra vera età non è quella anagrafica, ma quella che dimostriamo di avere!

     

    Regolarizzate il ciclo sonno-veglia

    Da una ricerca americana, è risultato che dormire meno di quanto richiestoci dal nostro organismo contribuisce a farci invecchiare più in fretta in quanto aggrava le alterazioni fisiologiche che già si riscontrano con l'avanzare dell'età. Aggrava, in particolare, il disequilibrio di parametri ormonali e neurologici (si aggrava la produzione di cortisolo; l'ipotalamo riduce la secrezione dell'ormone TSH che stimola la tiroide; aumentano le alterazioni nella funzione del pancreas; ecc.). Anche secondo Elio Lugaresi, (Università di Bologna), con un ciclo sonno-veglia regolare viceversa, il nostro orologio biologico influisce positivamente sulla produzione ormonale che, come più volte detto, è la protagonista dei nostri singoli atti (lo stato di veglia vede la presenza degli ormoni dello stress adrenalina e cortisolo, che ci fanno sentire stanchi, che calano durante il sonno quando crescono il flusso sanguigno al cervello utile per la salute mentale, l'ormone GH della crescita e la melatonina). E' quindi fondamentale, per la nostra salute, che si ascoltino le esigenze del nostro corpo dettate dall'orologio biologico-genetico orientato con la luce e il buio. Non c'è un tempo normale per dormire. Il sonno è un fenomeno estremamente individuale, dipende dall'età e dalle caratteristiche psicologiche: a 40 anni si dorme in media 7 ore, a 50 si dorme in media per 6 ore; la persona estroversa, energica, ambiziosa dorme poco mentre il soggetto ansioso, creativo, un pò nevrotico dorme di più!

     

    Il controllo soggettivo 

     

    Liberatevi dai condizionamenti patogeni che occupano il cervello

    Sono condizionamenti patogeni quelli derivanti da residui di comportamenti animali, quelli inculcateci dalla nostra cultura, quelli trasmessici durante l'infanzia, quando l'intelligenza era embrionale, quelli dovuti a un vissuto molto doloroso che non si ritenne possibile o opportuno manifestare, ecc. (per una loro eliminazione sono in genere necessari una forte motivazione e un aiuto esterno di un terapeuta psicofisioanalista perché il cervello del soggetto che ne è affetto, alla ricostruzione del quadro completo della volta in cui si è verificata la paura, che poi fu spostata su qualcosa altro, mette in moto tutto un meccanismo di fuga: mal di pancia, influenza, ecc.).

     

    Psicoanalista e psicoterapeuta vanno vissuti a tutti gli effetti come medici giusti per curare la mente!

    I più comuni sono:

    - sensi di colpa allo stato latente, che spesso costituiscono una delle principali cause di emergenza (è durante l'infanzia che in genere compare, vero e proprio collante dell'addestramento del bambino: dato dai rimproveri che crescono man mano che cresce e che il bambino fisserà nella memoria come fatto di non essere bravo, giudizioso, ecc.). Smettere di vedere pagliuzze nell'occhio del vicino cercando di vedere le enormi travi nel proprio; saper accettare la propria imperfezione come un dono del cielo e non come una tara; utilizzare dei momenti di meditazione per passare in rassegna l'insieme delle proprie relazioni famigliari, professionali e di amicizia per tentare di scoprire tutti i sensi di colpa che nascondono (poi autoassolversi!);

    - tabù da cui prendere le distanze, riflettendoci sopra, capendo come e in che misura ha potuto condizionare la vita e il pensiero fin dall'infanzia;

    - drammatizzazioni (sono enfatizzazioni della realtà, che hanno fatto nascere o rafforzare appunto una emozione, come paura, o collera o depressione, usate per farci andare in una direzione voluta).

     

    Rafforzate il carattere

    Rafforzare il proprio carattere, ovvero la propria intelligenza emotiva, la propria capacità di resistenza a eventi della vita negativi, per minimizzare gli effetti negativi di eventuali geni di infelicità presenti nella chimica del proprio cervello.

    L'intelligenza emotiva, ai fini del raggiungimento della felicità, è più importante di quella razionale immodificabile misurata con l'IQ!

    Ciò potrà essere ottenuto regolando i propri sentimenti e impedendo che l'emozione prenda il sopravvento sulla capacità di pensare cambiando comportamenti abituali e modi di vivere errati mediante l'applicazione di opportune tecniche dipendenti dai vari tipi di persone. Esse sono:

    - il rilassamento e la concentrazione è una tecnica particolarmente adatta per soggetti impazienti o pessimisti. Essa prevede: la respirazione lenta e rilassata, il rilassamento consapevole dei muscoli e la concentrazione deliberata della mente su un unico tema preciso in modo che i pensieri negativi, le sensazioni e le emozioni inquietanti si calmino. Questa tecnica regala inoltre all'organismo endorfine o ormoni del piacere che conferiscono sensazioni di benessere e resistenza al dolore, un dolce massaggio per gli organi addominali, che migliorano la loro efficienza, mentre il cuore pulsa più lentamente e la pressione arteriosa si abbassa: mettetevi comodi sdraiati sulla schiena; prendete coscienza dei suoni della stanza e di quelli lontani; inspirate l'aria che dovrà prima andare a dilatare l'addome per poi passare a riempire, lentamente e progressivamente, il torace, poi, altrettanto lentamente espirare; concentrate la mente su una parola, una immagine, una frase, anche molto semplice (mantra, una preghiera, ecc.) o una proposizione positiva, per esempio, che sia l'espressione sintetica e precisa di obiettivi che volete raggiungere; rallentate volutamente la respirazione; ........;

    - la visualizzazione consiste nell'immaginare se stessi come si vorrebbe essere: immaginare la propria vittoria, immaginarsi magri, immaginarsi guariti, ...... 

    Si va affermando l'opinione che "pensarsi magri" sia indispensabile per ridurre il peso eccessivo e mantenere quello ideale!

    - la rivalutazione delle qualità personali. Date fiducia alle vostre doti, alle vostre capacità di analisi e di azione, alla vostra capacità di affrontare le difficoltà e il destino che vi è dato autocongratulandovi per ogni successo. Questo atteggiamento porta ad una serenità che facilita l'azione e la riflessione intelligente. Mette in condizione di sfruttare al meglio le proprie capacità personali. 

    Perdere fiducia in se stessi porta un giovane a commettere sciocchezze, un vecchio a ripiegarsi su se stesso!

    Per la legge di Pareto, se si aumenta anche solo del 10% la fiducia in sé, spesso si raddoppia la sua efficacia!

    I messaggi di sfiducia, che colpiscono i sentimenti, le speranze, le legittime aspirazioni, che tolgono ogni motivazione, che rovinano i rapporti interpersonali, ecc., sono spesso ingigantiti per speculazione politica o di altra natura!

    - la cura della comunicazione e dei rapporti umani.

    Per imparare a comunicare in modo efficace occorrono: la conoscenza di sé e l'autoaffermazione!

    Curare la comunicazione è sopratutto utile per soggetti solitari il rimedio per stabilire rapporti personali più gratificanti biologicamente necessari perché facenti parte del patrimonio genetico. Date spazio all'uomo biologico che è in voi, progettato per vivere con gli altri, a stare con gli altri, a corteggiare e a farsi corteggiare.

    Gli uomini sono per natura creature politiche e sociali e non individui solitari ed egocentrici, per cui, per la maggior parte di loro, l'isolamento produce sintomi patologici di angoscia, un ripiegamento su se stessi, tristezza, frustrazioni e turbe psicologiche!

    Fate vivere i bambini in un ambiente socializzante. La necessità di fare pettegolezzi sugli altri, al fine di valutarli e le esigenze cognitive del corteggiamento stimolano l'intelligenza, il linguaggio e l'abilità linguistica e sviluppano il neocortex. In altre parole, più sarà ricco l'ambiente esterno e più il cervello avrà connessioni neurali e diventerà più intelligente!

    Una buona comunicazione dovrà essere ne aggressiva ne passiva che fa stare zitti e ribollire dentro, ma capace di rivelare chi siamo e cosa vogliamo, restando tuttavia sensibili ai sentimenti e alla situazione dell'interlocutore, per poter ottenere rapporti soddisfacenti, evitando sensi di incertezza, inadeguatezza e mancanza di controllo per paura dell'interlocutore o per timore di perdere il controllo della situazione o comportamenti autolesionistici (rifiutare di combattere, schivare il confronto, rifiutare di prendere partito, non dichiarare mai apertamente che disapprova o rifiuta il comportamento dell'interlocutore, accumulare risentimento, ecc.). Sono utili conoscere tecniche di comunicazione assertiva, tecniche del messaggio, tecniche di comunicazione a due vie, tecniche vocali non verbali, tecniche corporee, ecc..


     


     

     

     

    Sigillo rappresentante i cinque ministeri cristiani (ideazione e realizzazione grafica: Dino Cosenza)


    Un grande amore per la Sacra Bibbia

     

    Per privilegiare la conoscenza di Dio

     

    Che si è rivelato perfettamente in

    Gesù Cristo


    Il link che segue ti collega ad un sito web di miracoli ... da vedere e da commentare ...

     

     

    The Synagogue, Church of All Nations Website - Prophet T.B. Joshua

     


    Ecco i portali a cui si riferiscono le varie iconcine:

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    Ultimo aggiornamento: 24-10-13


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    Mercoledì 10 Febbraio 2010 - 19:05.02